I nudi di Dominique Ingres

Forse non vi è artista che, nei tempi moderni, abbia promosso di più la naturalità del nudo femminile di Jean Auguste Dominique Ingres. Allievo di David, già all’età di ventun anni, nel 1801, vinse il Prix de Rome con un suo quadro. Non si poté recare subito nel nostro Paese ma successivamente vi soggiornò a lungo in varie città.
Ingres dipinse per tutta la sua lunga vita ritratti, scene religiose, nudi, composizioni di figure che fecero scuola e ispirarono numerosi continuatori.
Con il senno di poi i meriti del naturalista Ingres per il superamento del moralismo e della sessuofobia, nel campo dell’espressione artistica, furono enormi. L’ambiente culturale francese dell’Ottocento non aveva brillato per larghezza di vedute: nel 1856 fu condannato “Madame Bovary” di Flaubert e l’anno successivo “I fiori del male” di Baudelaire. Nel campo pittorico era stato censurato l’”Olympia” di Edouard Manet che perfino un uomo come Emile Zola aveva giudicato inadatto ad essere esposto.
Come sempre è avvenuto, al puritanesimo pubblicamente esibito corrispondeva la corruzione privata: Napoleone III, promotore di molte repressioni, conduceva una vita di corte fatta di tresche amorose e sfrenato erotismo. Anche la storia d’Italia ha illustrato il ruolo della contessa di Castiglione quale amante del sovrano francese. La cieca morale puritana non faceva differenza tra le opere di Sade e quelle di Baudelaire e faceva di tutt’erba un fascio diabolico.
Allo stesso modo si bollò come pornografica l’”Olympia” di Manet non essendo possibile darle una classificazione mitologica come alla “Venere di Urbino” di Tiziano. Negli stessi inconvenienti era incorso anche Goya con la sua “Maja desnuda”. Il fatto curioso fu che il grande pittore spagnolo fu portato di fronte al tribunale non solo per aver dipinto “una mujer desnuda” ma anche (evidentemente come aggravante) per aver dipinto “una mujer vestida”.
Sia all’una che all’altra donna non si poteva perdonare di non essere né una santa, né una dea, né un’eroina, ma di essere semplicemente una donna.
Miracolosamente i nudi femminili di Ingres attirarono meno fulmini censori. Miracolosamente poiché la celeberrima “Bagnante di Valpinçon” è contemporanea delle “Maja”. Baudelaire cerca di spiegare la cosa affermando: “Ciò che distingue soprattutto il talento di Ingres è l’amore per la donna. Il suo libertinaggio è serio e assai scrupoloso”.
Tale concetto si può capire meglio se teniamo presente il grande amore di Ingres per Raffaello, e dall’Urbinate egli prese quell’alone che fa dell’immagine l’affermazione dell’eterno femminino.
La sensualità femminile dei nudi di Ingres affermano con immediatezza una dimensione simbolista, che parte dalla classicità, come la splendida e giovane Teti che gioca con la barba di Giove, in un imponente quadro giovanile.
In Ingres l’elemento erotico è frammisto al mistero e alla suggestione.
Dei numerosi splendidi nudi femminili dipinti da Ingres ne prendiamo in considerazione due.
“La bagnante di Valpinçon” fu dipinto nel 1808 ed è conservato al Louvre. La donna siede su un letto e mostra la schiena, i glutei e una gamba. A ben guardare vi sono delle dismetrie anatomiche tra la parte superiore e quella inferiore del corpo. Ma la scena è retta magicamente dalla schiena che si espande armonicamente verso il collo, verso le ascelle, verso la commessura delle natiche. Vi è un erotismo completo e pure trattenuto che sfida la perfezione.
Il secondo dipinto che ricordiamo è al contrario del precedente, un ritratto corale. Si intitola “Il bagno turco”, fu eseguito tra il 1859 e il 1863 ed è conservato al Louvre. L’opera, come spiando dal buco della serratura, ci mostra numerose donne nude in atteggiamento languido e rilassato. Le donne variamente rappresentate compongono un caleidoscopio di bellezza femminile sensuale e seducente.
In primo piano, di schiena, vi è una sonatrice di chitarra, che riprende la celebre “Bagnante di Valpinçon”, con in più la visione parziale del seno sinistro al di sotto del braccio impegnato a suonare lo strumento. E’ come uno spiraglio prezioso di erotismo che si congiunge alla visiva ostensione di tanti altri seni armoniosamente esibiti.
La “coralità” di quelle donne nude “composte” e “smaltate” sublima l’erotismo e gli toglie morbosità, come avviene nelle donne nude del Bronzino. Qualche odalisca assume una postura quasi teatrale, come nel caso di quella in primo piano a destra, che si adagia languidamente sui bordi del dipinto, che Ingres aveva tagliato circolarmente, in modo da rendere più realistica l’impressione di furtività di quei corpi rubati dalla percezione maschile a un libero consesso di donne.

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