"Le età di Lulù" di Almudena Grandes

Dal romanzo “Le età di Lulù” di Almudena Grandes leggiamo: “Quando ce ne andammo il cameriere mi salutò molto cerimoniosamente.
‘Sei una bambina incantevole, Lulù.’
Pablo rise di nuovo. Io ero stufa di sorrisini enigmatici, stufa di essere trattata come un agnellino bianco con un fiocco rosa al collo, stufa di non controllare la situazione. Non che non fossi capace di immaginare possibili sviluppi, è che li scartavo in partenza perché mi sembravano inverosimili, inverosimile che lui volesse davvero perdere tempo con me, non capivo perché insistesse di fatto a perdere tempo con me, perché lo stesse perdendo.
Fuori faceva molto freddo. Mi passò un braccio sulle spalle, un segno che non volli interpretare, sconfitta dallo sconcerto, e camminammo in silenzio fino alla macchina.
Mentre apriva la portiera feci di nuovo una domanda, quella fu una notte piena di domande.
‘Mi porti a casa?’
In realtà sì lo volevo, volevo mettermi a letto e dormire.
‘No.’
‘Benissimo.’
Dentro si fermò a guardarmi ancora un istante. Poi, con un movimento perfettamente sincronizzato, mi mise la mano sinistra tra le cosce e la lingua in bocca e io allargai le gambe e aprii la bocca e cercai di rispondergli come potevo, come sapevo, cioè non molto bene.
‘Sei bagnata… ‘
La sua voce, parole sorprese e compiaciute allo stesso tempo, suonava molto lontana.
La sua lingua era calda, e sapeva di gin. Mi leccò tutto il viso, il mento, la gola e il collo, e allora decisi di non pensare più, decisi per la prima volta di non pensare, lui avrebbe pensato per me.
Cercai di abbandonarmi, di gettare indietro la testa, ma non me lo permise. Mi chiese di aprire gli occhi.
Si girò verso di me e infilò la gamba sinistra tra le mie, spingendo verso l’alto, obbligandomi a muovermi contro i suoi pantaloni di cotone.
Sentivo caldo, sentivo che il mio sesso si gonfiava, si gonfiava sempre di più, era come se si chiudesse da solo, nel suo stesso gonfiore, e diventava rosso, sempre più rosso, e poi violaceo e la pelle era lucida, appiccicosa, il mio sesso si ingrossava di fronte a qualcosa che non era piacere, che non aveva niente a che fare con il piacere facile, il vecchio piacere familiare, questo non assomigliava a quel piacere, era piuttosto una sensazione snervante, insopportabile, nuova, perfino molesta, alla quale però non era possibile rinunciare.
Mi sbottonò la camicetta ma non mi tolse il reggiseno. Si limitò a tirarlo verso il basso, incastrandomelo sotto i seni, che accarezzò con delle mani che mi sembrarono enormi.
Mi morse un capezzolo, solamente uno, solamente una volta, strinse i denti fino a farmi male, poi le sue mani mi abbandonarono, anche se la pressione della coscia si faceva sempre più intensa.
Sentii il rumore inequivocabile di una cerniera.
Mi prese la mano destra, la mise intorno al suo cazzo e la scosse due o tre volte.
Quella notte anche il suo cazzo mi sembrò enorme, magnifico, unico, sovrumano.
Continuai da sola. Di colpo mi sentii sicura. Questa era una delle poche cose che sapevo fare: seghe. L’estate precedente, al cinema, avevo fatto abbastanza pratica con il mio fidanzato, un bravo ragazzo della mia età che mi aveva lasciato completamente fredda.
Cercai di concentrarmi, di farlo bene, ma lui mi corresse subito.
‘Perché muovi la mano così in fretta? Se continui così, vengo subito.’
Non capii il suo ammonimento.
Io credevo che si dovesse muovere la mano molto velocemente. Credevo che lui volesse venire e che poi saremmo andati a casa. Credevo che fosse normale così, ma, per qualche strana ispirazione, non lo dissi.
La sua mano mi afferrò il polso per imprimere un ritmo nuovo alla mia mano, un ritmo lento e stanco, la condusse verso il basso, ora gli sto toccando le palle, e di nuovo in alto, ora ho solo la pelle tra le dita, molto lentamente. Continuammo così per un bel pezzo. Io mi guardavo la mano, affascinata, lui guardava me, sorrideva.
Erano scomparse le ansie, la violenza iniziale. Ora sembrava tutto molto dolce, molto lento. Il mio sesso rimaneva gonfio, si apriva e si chiudeva.
‘Ho sempre avuto molta fiducia in te.’ La sua voce era tenera.”

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