I cantanti castrati

Non so quanti lettori al nome di Farinelli, associano i castrati per finalità musicale, o “cantori evirati”. La castrazione dei maschi in età prepuberale al fine di mantenere la voce acuta, fu pratica costante nella Roma papalina. Soprattutto nel periodo barocco, per le esigenze delle cantate di soprano e contralto (nelle quali non potevano essere impiegate le donne), vi fu il boom di impiego nelle cantorie. Parallelamente vi fu anche l’esplosione dell’opera lirica in cui i castrati divennero protagonisti delle scene. Per più di un secolo, in tutti i teatri europei, i castrati poterono interpretare sia parti maschili sia parti femminili.
Sebbene il diritto canonico sanzionasse la pratica della castrazione con la scomunica, la finalità musicale fece dimenticare l’interdetto per cui essa fu comunemente praticata in Italia, e soprattutto a Roma. Vi era dunque diffusa ipocrisia: si faceva finta di ignorare le molte botteghe che specificamente praticavano la castrazione e contemporaneamente si faceva largo impiego dei ragazzi castrati.
La stessa ipocrisia, sia detto per inciso, si aveva la parte dei mussulmani che avendo la necessità di impiegare gli eunuchi negli harem e non potendo castrare per espresso divieto del Corano, demandavano tale compito ai cristiani.
La pratica, con il cambiamento del gusto musicale, andò progressivamente in disuso, tranne che a Roma dove, nella prima metà dell’Ottocento, giovani evirati venivano ancora istruiti per servire la cappella papale. Solo nel 1861, con la proclamazione dell’unità d’Italia, fu sancita l’illegalità della castrazione.
La condizione di castrato non era certo ottimale dal punto di vista della salute generale e dell’umore. Tuttavia, varie vicende tramandate e varie dicerie tendevano ad attribuire agli eunuchi capacità sessuali e amatorie.
Giacomo Casanova nelle sue “Memorie” ci racconta dell’incontro al caffè Greco di Roma con un castrato. Era particolarmente avvenente e glielo aveva presentato un amico. Casanova racconta che quello strano essere gli mise gli occhi addosso e gli fece una corte spietata. Gli disse maliziosamente che era in grado di fare “il ragazzo e la ragazza” e che se avessero passato la notte insieme non gli avrebbe fatto rimpiangere le donne. Casanova ci dice che non approfittò dell’offerta, ma sembra che non tutti la pensavano così. I castrati erano molto ricercati in campo amoroso e si tramanda il racconto di autentiche passioni, sia da parte di uomini che da parte di donne. Sembra che la regina Cristina di Svezia abbia amato alla follia il soprano Giuseppe Bianchi.
Un altro aneddoto ci narra che sotto il papato di Sisto V un castrato si innamorò di una donna e intendendo sposarla decise di scrivere una supplica al papa perché concedesse il permesso. Tra le ragioni addusse quella che l’operazione di castrazione non era completamente riuscita. Il burbero pontefice meditò brevemente poi scrisse sul foglio della supplica: “Si castri meglio”.
Accanto ai cantori castrati vi erano a volte cantori che riuscivano benissimo a cantare in falsetto tanto da sembrare castrati. Si narra che il compositore francese Berlioz, essendosi recato a Roma per la consegna del “Prix de Rome”, assisté con un amico a un’esibizione del coro della Cappella Sistina. A un certo punto della cantata ci fu un assolo e dal coro emerse un uomo con una folta barba nera che sfoggiò una splendida voce femminile. Berlioz, rivolto all’amico che gli sedeva a fianco, disse: “Perbacco. E’ la prima volta che vedo un castrato con la barba”. Una signora che gli sedeva dall’altro lato gli si rivolse indignata: “Badate come parlate, signore. Quell’ottimo artista è mio marito!”.
Il principe dei cantanti lirici castrati fu senza dubbio Carlo Broschi, detto Farinelli. Nacque ad Andria nel 1705 e morì a Bologna nel 1782. Ebbe una seria preparazione musicale a cui fu indirizzato, assieme al fratello Riccardo, fin da piccolo. Fu proprio Riccardo, all’indomani della morte del padre, a volere per Carlo la castrazione, eseguita nel 1717. Farinelli fu il nome d’arte (tutti i castrati sceglievano il proprio) che ben presto divenne famoso in Italia e in Europa grazie alle eccelse performance raggiunte. Egli eccelleva sia nel registro leggero che nel registro patetico. Nella sua voce si trovavano riunite la forza, la dolcezza e l’estensione. Un consenso praticamente unanime ancor oggi assegna a Farinelli il riconoscimento del più grande cantante nella storia dell’opera lirica. Fu amatissimo dal pubblico di tutta Europa. Charles Burney, nel suo “Viaggio musicale in Italia”, ci ricorda le famose “sfide” di Farinelli: “Aveva luogo ogni sera una gara tra lui e un famoso esecutore di tromba che accompagnava con il suo strumento un’aria cantata dal Farinelli. Sembrò sulle prime un’emulazione amichevole di carattere semplicemente sportivo, fino a che il pubblico incominciò a interessarsi alla contesa, partecipando per l’uno o per l’altro; dopo che ognuno, separatamente, ebbe emessa una nota per dar prova della forza dei propri polmoni tentando di superare il rivale in vivacità e potenza, eseguirono insieme un crescendo ed un trillo a distanza di una terza e lo sostennero a lungo mentre il pubblico ne attendeva ansiosamente la fine poiché entrambi sembravano esausti; e infatti il suonatore di tromba, sfinito, cedette, convinto tuttavia che il suo antagonista fosse altrettanto stanco e che tutto si sarebbe concluso in una battaglia senza vincitori né vinti”.
Malgrado l’enorme successo e il potere che ne conseguì, Farinelli soffrì fino alla fine dei suoi giorni di solitudine e di malinconia.
Nel 1994 il regista belga Gérard Corbiau ha realizzato il film “Farinelli – Voce regina”. Uno dei pregi di questo film è l’aver riprodotto la voce angelica di Farinelli grazie al computer e a sofisticati accorgimenti elettronici.

RICHESTA INFORMAZIONI: I cantanti castrati


security code
Privacy* Art. 13, D.Lgs. 196/2003.
Iscriviti alla Newsletter.