BREVE STORIA DELLA PORNOGRAFIA

Il termine pornografia significa "trattato sulla prostituzione" e per estensione ha significato "pittura oscena", e per ulteriore estensione l'oscenità in generale. L'opinione sulla pornografia è stata sempre pessima, anche in chi aveva una buona opinione del sesso. Dice D.H. Lawrence: "La pornografia, quasi sempre clandestina, si individua in quanto è un'offesa alla sessualità, che oltraggia con la sua bruttura e volgarità".
Il fatto è che tutta quella bruttura, che si è sempre attribuita alla pornografia, era una proiezione inevitabile del pregiudizio sessuofobico. Si è così creata la contrapposizione tra erotismo (cosa buona) e pornografia (cosa pessima). D'altra parte ciò era necessario per difendere l'iconografia sessuale dalle persecuzioni censorie. Senza una linea di resistenza tutto quello che era corpo nudo sarebbe finito all'"Inferno", paradossalmente anche il "Giudizio universale" di Michelangelo.
"Inferno" è il nome più diffuso con cui si indicavano le collezioni erotiche delle biblioteche. Al British Museum l'"Inferno" si chiama "Arcana"; alla Library of Congress di Washington, "Delta" (simbolo greco del sesso femminile); alla Public Library di New York, "La cage"; all'Armed Forces Medical Library di Washington, "Cherry Case" oppure "Second Rayon". L'"Enfer" della Bibliothèque Nationale di Parigi fu costruito per ordine di Napoleone sul modello dell'"Inferno" della Biblioteca del Vaticano. Ma le menti più chiaroveggenti ammonivano sulla necessità di non demonizzare le opere erotiche.
L'abate Grégoire sosteneva che esse "servono alla storia dell'umanità, degli usi e costumi e delle arti. Questo tipo di produzione costituisce la base per un giudizio del secolo che l'ha vista nascere dal punto di vista dell'osservatore illuminato".
Charles Nodier, citato anche da Apollinaire, notava: "I monaci del medioevo non ci hanno privato delle turpitudini latine, che per loro sarebbe stato molto facile eliminare. Hanno avuto la buona ispirazione di intuire l'utilità relativa di ogni perversione umana".
Purtroppo la nozione di "arte" spesso non è servita a salvare dall'"Inferno" opere di grandi artisti, come è successo per l'opera grafica di Leonardo, Raffaello, Giulio Romano, Rembrandt, Courbet, Rodin, Picasso, Marquet o Pascin.
Giulio Romano, grande pittore allievo preferito di Raffaello, fu anche autore di venti posizioni erotiche incise da Marcantonio Raimondi e commentate dall'Aretino. La nobiltà della sua arte non lo salvò dai fulmini della censura e Clemente VII ne ordinò la distruzione. Parallelamente egli fu esiliato a Venezia insieme al Raimondi e all'Aretino.
Eduard Fuchs fu un erotologo tedesco nato nel 1870 e morto nel 1947. A lui si deve un'enorme raccolta di documentazione. Nel 1904 pubblicò un testo voluminoso consacrato al contenuto erotico della caricatura europea. Nel 1912 riprodusse in una pubblicazione più di 450 documenti erotici, puntualmente allocata nell'"Inferno" delle biblioteche e con relative denuncie all'autorità giudiziaria. I processi che ne seguirono costituiscono un'importante vittoria per l'erotologia, in quanto alla fine fu riconosciuta l'inconsistenza delle accuse di pornografia e la natura scientifica del suo lavoro. Cominciava così a palesarsi la tendenza di non condannare automaticamente tutto quello che sapeva di nudo o di atto sessuale. Successivamente Fuchs pubblicò una raccolta di riproduzioni (con tavole grandi, 0,60 per 1,20 metri) di grandi maestri, da Raffaello a Rembrandt, dai Carracci a Boucher, a Le Nain, a Fragonard; per finire con Rowlandson e Courbet.
Il tabù e la proibizione del nudo sono soprattutto di origine ebraica. Il mito bibblico attribuisce al peccato originale la scoperta della vergogna di fronte alla nudità. Il "Levitico" riporta la proibizione, da parte del Signore, di guardare la nudità del proprio padre e della propria madre, della propria sorella, del proprio figlio, nonché della moglie del proprio padre, della propria zia, del proprio zio, della propria nuora, e di qualunque fanciulla o donna che le mestruazioni rendono impura.
Con l'avvento del cristianesimo, i Padri della Chiesa maledicono la nudità. Nell'iconografia cristiana Eva si distingue da Adamo unicamente per le mammelle piatte e pendule.
L'idea che l'antica cultura latina aveva del corpo per molti secoli fu bandita, insieme alle terme e agli affreschi romani. Nel tredicesimo secolo cominciò piano piano il risveglio con le prime associazioni di nudisti (adamiti e begardi) che saranno ferocemente perseguitati. Sotto Carlo V, nel 1370 a Parigi, si diffondono gruppi di uomini e donne che vanno in giro nudi, ma dopo la scomunica da parte di Gregorio XI si cominciò a bruciarli nella pubblica piazza.
Il nudo nell'arte entra solo con l'avvento del Rinascimento, ma le resistenze continuarono ad essere feroci. Nel 1555 Paolo IV si mise in testa di bandire nelle arti figurative ogni tipo di nudità e questo incontrò tra l'altro l'opposizione di Michelangelo. Più recentemente Pio IX fa sistemare delle foglie di fico di zinco sui punti topici delle statue, ma il vento che vi passava attraverso faceva un gran rumore e così si decise di toglierle. Più recentemente ancora Leone XIII dispone scrupolose ispezioni nelle chiese al fine di scovare dipinti di figure poco vestite e procedere o alla "vestizione" o alla distruzione. Anche Giovanni XXIII si preoccupò di coprire, in Vaticano, il sesso degli angeli.
In Francia, durante il regno di Napoleone III, si orchestrarono molte stravaganze puritane. A Courbet fu vietata l'esposizione del 1855, a Manet il Salon de L'Industrie del 1862, mentre un'opera di Carpeaux che rappresentava un gruppo di ballerine destinata al teatro dell'Opéra fu bocciata e s'invitò l'artista a eseguirne una più morigerata. Nel 1888 in nome della legge Béranger e dell'oltraggio al pudore, furono intentate diverse azioni giudiziarie a carico di artisti.
Ma l'opinione pubblica era matura per reagire con una serie di iniziative che avevano alla base la ricerca del nudo.
Emile Bayard fonda una rivista mensile, "Le nu esthétique", che dà l'avvio a decine di iniziative simili che incontrarono il favore della gente. Nel 1907 il Salon de l'Automne espone il primo nudo cubista. Curiosamente Filippo Tommaso Marinetti, l'iniziatore del Futurismo, dichiara guerra al nudismo pittorico da lui bollato come "fiere del prosciutto putrefatto".
Prima e durante la Grande Guerra la censura impazza, ma alla fine della guerra si constata un salto di qualità a proposito del nudo. Nei "music-halls" e nelle gallerie d'arte il nudo è di casa. Joséphine Baker spopola. Vengono fondate molte società di nudisti.
Il "verbo" nudista proveniva dagli Stati Uniti. Lo proclama una certa signora Johnson, ma solo nel 1906 John Sharp lo diffonde nel mondo. Nonostante la legge punisca l'esibizione pubblica di qualsiasi nudità, viene stampato "Vivre", il primo organo nudista. Ne seguirono grandi proteste da parte di associazioni moralistiche ma dalla società civile si levarono molte voci in difesa della libertà per il nudo.
L'invenzione della fotografia ebbe un ruolo importantissimo per la rappresentazione dell'erotismo e per l'evoluzione della mentalità delle masse. Quando le arti tradizionali sembravano aver esaurito la spinta divulgativa dell'immagine come "coscienza" dell'erotologia, quest'ultima fu democratizzata e capillarmente diffusa grazie alla fotografia. Ciò costituì la materializzazione della scopofilia che alberga negli esseri umani. Agli albori della tecnica i soggetti umani da ritrarre dovevano posare per varie ore, in pieno sole. Fu merito di Daguerre nel 1839 il ridurre notevolmente i tempi di posa. I dagherrotipi pornografici di quell'epoca sono sorprendenti per la forza d'impatto e per l'efficacia.
Il grande futuro della fotografia fu ereditato in gran parte dal cinema, ma la duttilità e la forza espressiva della fotografia ha pervaso mille ambiti della società. Per quel che ci riguarda ha costituito una strada maestra per l'ispirazione e la diffusione della documentazione erotica. Mille e mille collezioni segrete possedute da privati, ma finite anche nel settore del proibito delle grandi biblioteche, rappresentano il vero specchio del costume di un'epoca.
Il merito più grande della fotografia è di tramandare ai posteri una memoria più oggettiva e meno "camuffata" delle modalità effettive di vita della gente. Soprattutto per le cose del sesso la memoria tende a idealizzare e a caricare le cose di un'ansia dovuta alle censure moralistiche.
A differenza della pittura che non riesce mai al evitare la convenzione e il manierismo, la fotografia restituisce un'oggettività che non perde mai il suo intimo fascino e non passa mai di moda. Verso la fine del diciannovesimo secolo, quando la fotografia aveva già fatto dei tentativi per conquistare il movimento, Eadweard Muybridge segnò il progresso decisivo con la realizzazione di "nudi in movimento" che aprì la strada (oltreché al cinema) a grandi applicazioni nel campo dell'erotologia e della sessuologia. A tal proposito possiamo ricordare le documentazioni foto-cinematografiche del dottor Masters, che è riuscito ad imprimere sulla pellicola tutte le fasi "minute" del rapporto sessuale (pigmentazione vulvare durante l'orgasmo, secrezione liquida della parete vaginale).
Sul piano artistico la fotografia erotica ha raggiunto straordinari livelli. In Francia, alla fine del diciannovesimo secolo, Baschet diede vita a una pubblicazione, "Le panorama", in cui alcuni numeri erano dedicati alle esposizioni di pittura che si tenevano a Parigi e in questo ambito un'apposita rubrica era dedicata al nudo. Visto l'interesse notevole con cui il pubblico accoglieva queste iniziative, nel 1903 Amédée Vignola diede vita a una rivista dedicata interamente alle fotografie di nudi: "L'étude académique".
Aveva una frequenza quindicinale e portava l'indicazione "all'uso dei pittori, scultori, decoratori e operai dell'arte". La rivista non aveva praticamente testi e ogni foto recava la didascalia sull'età della modella, il paese di provenienza e i sentimenti che la posa assunta dovevano suscitare.

Era una furba trovata dell'ideatore che ben conosceva la "ferocia" censoria dell'epoca, ma che confidava nella natura "tecnica" della pubblicazione e sull'uso "serio" a cui era destinata. Si adottarono tante precauzioni: ogni fascicolo era presentato in busta chiusa con la dicitura: "Questa pubblicazione non deve essere venduta né ai ragazzi né ai giovani". Le modelle non assumevano pose provocanti (e ci sabebbe mancato altro) ma i nudi parlavano da sé e così la bollatura di "pubblicazione oscena" fu immediata. Questo giudizio non nocque alla tiratura, anzi.
Visto il successo Vignola pubblicò una seconda rivista, "Mes modèles" che era in tutto e per tutto uguale alla prima, tranne per la non trascurabile caratteristica di presentare due immagini di ogni modella: una vestita e una spogliata. Forse Vignola non si rese conto che questa scelta era un'autentica mistura esplosiva dal punto di vista dei meccanismi erotici. Il successo (manco a dirlo) fu straordinario e vi fu una miriade di pubblicazioni con lo stesso assunto programmatico.
Si può immaginare lo scompiglio che quest'ondata di riviste portò nel mondo sempre palpitante dei moralisti. Ma la reazione si mosse con cautela in un'epoca in cui la libertà di stampa si era abbastanza consolidata e aveva radicamento nell'opinione pubblica. Così non si vollero rischiare processi laceranti per la società e dall'esito incerto. La stampa francese d'altra parte tendeva a non pascersi più del moralismo d'accatto dei gruppi di ispirazione religiosa e sessuofobica.
I moralisti condussero la loro battaglia (e la vinsero per lungo tempo) non frontalmente ma convincendo i gestori delle librerie e dei chioschi a non vendere questo tipo di riviste. La cospirazione del silenzio aveva sterilizzato la potenza di una pressione (quella dell'erotismo) che venne fuori solo successivamente in tutta la sua pienezza, ma a costo però di lunghe battaglie, di "martiri" e di "eroi".

Hefner aveva confezionato il primo numero di "Playboy" nel 1953 sul tavolo di cucina dell'appartamento dove abitava con la moglie e la figlioletta. Ma nel giro di pochi anni la rivista vedeva la luce in un moderno palazzo di quattro piani di Chicago e Hugh Hefner era diventato un ricco editore con trenta persone alle sue dipendenze e una schiera di "conigliette" che aspiravano alle pagine di "Playboy" e che non disdegnavano di "passare" nel letto di Hugh fatto sistemare attiguo allo studio.
Nel primo numero della rivista del dicembre 1953 Marilyn Monroe appariva in copertina vestita (sebbene succintamente) ma soprattutto nuda nel paginone centrale. La pagina centrale di "Playboy" divenne mitica: ogni mese vi appariva una "playmate" nuda. L'impatto si sarebbe rivelato formidabile.
Prima di "Playboy" praticamente nessuno in America aveva visto una foto a colori con una donna nuda. Lo stesso Hefner, all'inizio, era convinto di fare un prodotto, se non di nicchia, certamente non popolare. Invece nel giro di due anni si era passati da una tiratura di sessantamila copie a quattrocentomila copie mensili.
Per quanto fossero interessanti gli articoli o le vignette di satira il successo della rivista si spiegava unicamente con il grande interesse che destavano quei nudi. Il Rapporto Kinsey aveva rivelato che la generalità dei maschi si masturbava. Era la chiave per capire il fenomeno "Playboy".
Hefner fu il primo uomo ad arricchirsi vendendo fantasie masturbatorie. Una donna splendida tanto disponibile (quanto illusoria) che è lì solo per te!
Altra dimensione eccezionale relativa a Hefner è che egli mentre raggiungeva alti livelli di successo nel lavoro e nella finanza, portava avanti la sua personale battaglia di liberazione dalle proprie inibizioni sessuali. All'inizio Hugh Hefner era un represso sessuale al pari di uno qualunque dei suoi lettori, ma a mano a mano che vendeva le immagini delle sue modelle agli altri, riusciva sempre più nel miracolo di prendere per sé le modelle in carne ed ossa. La lunga fame repressa con la progressiva abbondanza di cibo si tradusse in un appetito insaziabile.
Hefner riuscì a varcare diversi traguardi, ma quello che gli diede la spinta decisiva per il successo, fu il proporre per immagini un nuovo modello di donna che superava la dicotomia brava casalinga-sgualdrina spudorata.
Quello che Kinsey aveva fatto con le sue statistiche, Hefner tradusse in immagini: la donna vera che pur restando ingenua e perfino verginale, non aveva problemi a mostrarsi nuda. Quindi egli portava avanti una operazione-verità: la donna qualunque, colta nel suo momento di erotismo.
Era questo che faceva impazzire i maschi americani. Anche il nudo della Monroe, sebbene avesse avuto molto successo, non interpretava affatto quello che avrebbe costituito la vera novità di "Playboy". Marilyn aveva già espresso nei film molto della sua potenzialità erotica, e dunque non poteva riuscire a rendere la "novità" e la "spontaneità".
Hefner raramente citava il nome delle ragazze che "esplodevano" nel paginone centrale. Una di queste esplose al suo apparire in tutti i sensi: Jayne Mansfield. Essa è riuscita ad incarnare il sogno erotico "infantile" del maschio amaricano, con l'ipermastia e con la sua aria ingenua, vera o finta. Un seno così "aberrante" e tanta disponibilità: era questo il programma. La Mansfield consapevole della carica esplosiva del suo fisico, controbilanciava intelligentemente, dicendo di sé: "Naturalmente non ce n'è un'altra in tutto il mondo che abbia un petto voluminoso quanto il mio... Io leggo la Bibbia ad alta voce tutte le sere. Non voglio avere alcun motivo di pentirmi al momento della mia morte". (Tra parentesi la morte l'ha colta impreparata ancora giovane, per un incidente stradale)
Oltre alla Mansfield nel paginone finirono Bettie Page che in precedenza aveva posato per una serie di foto underground che avevano popolato i sogni erotici dello stesso Hefner, ma che riusciva ad incarnare pienamente l'"accettabilità sociale".
In questo Diane Webber era perfetta: incarnava erotismo e aria di giovane sana abituata all'aria aperta. Diane e le altre potevano essere perfette ma avevano il difetto, agli occhi di Hefner, di non avere una verginità fotografica. Hugh aspirava a un modello nuovo di ragazze: dovevano avere l'aspetto di una gran bellezza che non si dà le arie, che sprizzasse salute e non intimidisse gli uomini anzi mandasse un forte sottinteso di disponibilità.
Hefner aveva una concezione "monogamica" delle playmates: dovevano "debuttare" a "Playboy" e rimanere fedeli a "Playboy".
La prima playmate scelta personalmente da Hefner fu una ragazza che già lavorava per lui, al reparto spedizioni. Aveva vent'anni, era bionda, con gli occhi verdazzurri, la pelle lattea, allegra e spigliata e con un corpo da schianto. Si chiamava Charlaine Karalus e sulle prime Hefner la corteggiò portandola a cena fuori a bordo della sua cadillac. Si piacquero e presero ad uscire insieme regolarmente. E oltre a fare l'amore nella stanza contigua all'ufficio, la ragazza si disse felice di apparire nel numero di luglio del 1954.
Come nelle buone procedure borghesi, le foto furono fatte vedere alla madre di Charlaine prima della pubblicazione, per una sorta di approvazione. Del resto Hefner aveva offerto alla madre un lavoro nell'ufficio commerciale e l'aveva rassicurata che si sarebbe usato un nome d'arte. Si scelse quello di "Janet Pilgrim", nome che evocava i padri pellegrini giunti a bordo del "Mayflower" a portare il puritanesimo in America.
Il numero di luglio fu salutato da centinaia di lettere entusiaste. Nella pagina centrale vi si vedeva Charlaine seduta a una scrivania con indosso una vestaglietta aperta davanti, che lasciava intravedere tutto quello che c'era da vedere. Sullo sfondo, di spalle, lo stesso Hefner in smoking e cappello a cilindro. Molto interessante la didascalia: "Riteniamo più che naturale pensare che le splendide playmates vivano in un mondo a parte. E invece, playmates potenziali si trovano tutt'attorno a voi: la nuova segretaria del vostro ufficio, la bellezza dagli occhi di cerva che ieri vi si è seduta di fronte a colazione, la ragazza che vi vende camicie e cravatte nel vostro negozio preferito. Miss Luglio noi l'abbiamo trovata nel nostro reparto distribuzione: si occupava di abbonamenti e simili. Si chiama Janet Pilgrim ed è efficiente quanto bella. Janet non ha mai fatto prima la modella, ma riteniamo che non abbia nulla da invidiare alle migliori playmates dei numeri precedenti.
Per il numero di agosto Hefner decise di puntare ancora su Janet, nonostante qualche iniziale perplessità della ragazza che era rimasta turbata dal tenore di alcune delle numerose lettere di ammiratori che esprimevano troppo "realisticamente" il loro entusiasmo.
Janet fece ancora parte per due anni del mondo erratico, fatto di illusioni, di Hefner, poi improvvisamente andò via lasciando di stucco Hugh che avrebbe messo la mano sul fuoco sulla sua "devozione". Charlaine sposò un giovane uomo d'affari di successo, si trasferì in un elegante quartiere di New York ed allevò i figli che nacquero dal suo matrimonio.

La sfida tra la pornografia e le autorità bacchettone fu per decenni feroce e all'ultimo sangue. Richard Nixon da quando si era insediato alla Casa Bianca aveva dato un forte impulso alla "crociata contro l'oscenità". Nixon era un introverso cresciuto in una famiglia povera in cui il padre frustrato e scontroso, imponeva una durissima disciplina ai figli. La madre era cresciuta in seno a una comunità religiosa dei quaccheri. Richard era divenuto un giovane rispettoso, assolutamente privo d'umorismo, che frequentò l'università retta dai quaccheri e che nella carriera politica cercò di incarnare il ruolo di acceso patriota e di fustigatore di costumi.
Alla Casa Bianca trovò molti collaboratori che condividevano la sua idea che la pornografia fosse la fonte di tutti i mali. Anche il direttore del FBI, J.Edgar Hoover, aveva sempre proclamato che la pornografia favoriva la violenza e lo stupro. Erano verità propagantistiche ad uso e consumo dei politicanti e dei bacchettoni di ogni specie, ma la verità "vera" nessuno la conosceva.
Nel 1968 il presidente Johnson aveva costituito una "Commissione Presidenziale per l'Oscenità e la Pornografia" al fine di stabilire quali effetti producesse il materiale "hard-core" sulla società americana. Nell'autunno del 1970, nonostante il lavoro indefesso di un bacchettone (Keating) infiltratovi da Nixon, la Commissione arrivò alla sorprendente conclusione che la pornografia non costituiva, a conti fatti, una grande minaccia sociale e perlomeno per quanto riguarda gli adulti conveniva ignorarla semplicemente.
"La Commissione ritiene che non vi siano motivi sufficienti per giustificare ulteriori interferenze del governo nella completa libertà di espressione di persone adulte e ciò perché estese ricerche empiriche, condotte sia dalla Commissione che da altri, non hanno portato alcuna prova che l'uso o la visione di materiali esplicitamente sessuali svolgano un ruolo significativo nel promuovere nocumenti sociali o individuali quali azioni criminose, atti di delinguenza, deviazioni sessuali e non, oppure gravi disturbi della sfera emozionale".
Il presidente Nixon, che come ha dimostrato la successiva vicenda Watergate era una persona moralistica ma per nulla morale, fece di tutto per insabbiare le risultanze del lavoro della Commissione e non riuscendoci fece scrivere da Keating una contro-relazione, che fu pubblicata insieme alla relazione ufficiale. Ne seguirono controversie che occuparono a lungo le prime pagine dei giornali.
A un certo punto successe una cosa curiosa e imprevista. Un editore californiano mise in circolazione un libro che riportava il Rapporto ufficiale e il Rapporto Keating. Fin qui, si dirà, niente di male; ma nelle sue trecentocinquantadue pagine il volume conteneva la riproduzione di tutto il materiale visionato dalla Commissione. Vi si trovavano foto e disegni di copule, ammucchiate, donne che masturbavano uomini, uomini che masturbavano donne tramite vibratori, omosessuali nei loro atti di sodomia, lesbiche che si praticavano a vicenda il connilinguo, monache che si introducevano candele nella vagina e chi più ne ha più ne metta.
Erano cinquecentoquarantasei illustrazioni di ogni tipo che l'editore certificava essere precisamente il materiale preso in esame dalla Commissione. Inoltre il volume conteneva una nota nella quale si accusava il presidente Nixon di aver respinto il responso della Commissione di esperti.
Sotto il titolo: "Mille grazie, signor presidente", vi si diceva tra l'altro: "Milioni di dollari dei contribuenti sono stati spesi per stabilire la verità esatta sull'erotismo negli Stati Uniti oggi, eppure da parte delle massime autorità sono stati compiuti tentativi di ogni sorta per gettare un velo sulle informazioni così raccolte. Lo stesso presidente ha esplicitamente negato i fatti. Ma il tentativo d'impedire la comparsa di questo libro equivale a un insulto sanguinoso rivolto a ogni adulto del nostro paese. A tutti deve essere permesso di prendere le decisioni che li riguardano; e ai fatti non ci si può sottrarre. Ed è questo che molti, moltissimi adulti, capiranno dopo aver letto questo rapporto. E va soggiunto che, in una società davvero libera, un libro del genere non sarebbe neppure necessario".
Ben presto una copia del libro illustrato giunse nelle mani di Edgar Hoover, il gran capo del FBI, che avvertì immediatamente il Presidente. Nixon l'aveva già visto: il solerte Keating gliene aveva recapitato puntualmente una copia. Presto fu riunito lo staff di consiglieri per decidere il da farsi e per poter farla pagare duramente all'editore pornografo, che peraltro era già noto ai moralizzatori di professione. Si trattava di un energico cinquantenne già processato per oscenità a San Diego e che si chiamava William Hamling.
Hamling era stato un amico di Hefner, ma a differenza di quest'ultimo aveva avuto molti più problemi con la giustizia e aveva fatto meno soldi.

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