Ugo e Parisina

La storia di Ugo e Parisina, anche se non ha conquistato una fama pari a quella di Giulietta e Romeo, fu tale da sconvolgere l’animo di ogni persona rispettosa del sentimento dell’amore.
In questa storia, oltre alle tinte amorose vi sono le tinte fosche e drammatiche della gelosia e della cieca vendetta. La musica di Mascagni e soprattutto di Donizetti ci hanno restituito quelle tinte forti attraverso il melodramma operistico. Matteo Bandello aveva dedicato una novella al racconto della vicenda. Successivamente ne scrissero George Byron e Gabriele D’Annunzio.
La vicenda si svolge a Ferrara nei primi decenni del Millequattrocento. Governava la città Niccolò III d’Este, signore potente in tutti i sensi, anche in quello sessuale, se risponde al vero la sua fama di donnaiolo incallito: “Di qua e di là del Po / son tutti figli di Niccolò”. Così suonava una popolare canzoncina del suo tempo.
Ugo era il figlio legittimato di Niccolò, avuto da una sua amante, Stella de’ Tolomei detta dell’Assassino. Era amato dal padre moltissimo per l’avvenenza e lo spirito ardito e pronto, e il suo futuro certo era la successione al trono.
Nel 1418 Niccolò sposò la quindicenne Laura Malatesta, della famiglia dei Malatesta di Rimini, di oltre vent’anni più giovane di lui e che era da tutti chiamata con il vezzeggiativo di Parisina. A queste nozze fu molto contrario Ugo, all’epoca quattordicenne, poiché sperava che il padre potesse regolarizzare il legame con la madre Stella.
Sebbene Parisina fosse una ragazza colta e con un carattere positivo, e si fosse impegnata a rimettere ordine nel ménage di corte, Ugo continuò a nutrire nei suoi confronti un forte rancore che procurava dolore al padre.
Fu proprio per cercare di portare armonia nel rapporto tra le due persone che amava di più, che Niccolò commise lo stesso errore del mitico re Marco di Cornovaglia che per leggerezza favorì l’amore fatale tra Tristano ed Isotta. In occasione di una ambasceria Niccolò mandò la moglie e il figlio, che avevano rispettivamente venti e diciannove anni, a fare un viaggio a Ravenna presso i da Polenta. Essendo a quei tempi i viaggi necessariamente non brevi vi fu l’opportunità per i due giovani di conoscersi in profondità. A quel punto le prevenzioni di Ugo caddero tutte e piano piano prese piede e divampò in entrambi la fiamma dell’amore.
“Amor che a nullo amato amar perdona”, aveva scritto Dante a proposito di Paolo e Francesca, una coppia di innamorati che è tragicamente premonitrice della sorte che sta per abbattersi sui nostri due eroi, l’amore (dicevo) è come una valanga possente che non può essere da alcuno arrestata.
Dopo il ritorno alla corte di Ferrara i due amanti non poterono evitare di continuare a vedersi, e lo facevano con mille precauzioni consci del pericolo. Con la complicità di una fida serva e di un gentiluomo amico, Aldobrandino Rangoni, i due giovani si vedevano spesso e comunque in ogni occasione che l’assenza di Niccolò, placando l’ansia di entrambi, rendeva ancora più ineluttabile la loro reciproca attrazione.
Parisina, nonostante la giovane età, era una donna colta ed assennata che aveva saputo dare un assetto organizzativo intelligente alla vita di corte. Allevava, con la ristretta corte di dodici fanciulle, i suoi tre figli (che detto per inciso non ebbero un gran destino) e continuava a nutrirsi delle letture letterarie, poesie e romanzi cortesi.
Secondo la novella di Bandello, l’amore tra Ugo e Parisina durò circa due anni. Ma il precipitare tragico incombeva.
Certamente quella relazione così gravata da pericoli rendeva a volte molto nervosa Parisina, nonostante il suo buon carattere. Una volta la marchesa, contrariamente al solito, perse il controllo e trattò molto male una sua ancella arrivando perfino a picchiarla. Costei, presa da momentaneo rancore, si vendicò dicendo in giro cose che la sua fedeltà alla padrona non le avrebbe mai consentito di dire. Quelle parole giunsero all’orecchio di Zoese, uomo di stretta fiducia del marchese, che non esitò a riferirle al padrone.
Niccolò in un primo tempo incredulo, poi folle di rabbia, predispose degli appostamenti e poté addirittura assistere, tramite un foro praticato nel soffitto, all’amplesso colpevole.
L’ira e il desiderio di vendetta esplosero irrefrenabili nell’animo del marchese, che sordo ai saggi consigli di alcuni amici, immemore di quanto egli stesso fosse colpevole di infedeltà coniugale, predispose l’immediata incarcerazione degli amanti e da un sommario processo si procurò la condanna alla pena capitale: “Abbian l’istesso corpo sotto l’istessa scure e dui sangui faccian l’istessa pozza”.
E’ una sera di maggio del 1425. La testa di Ugo rotolò per prima dal ceppo.
Parisina ignara dalla sua cella continuava a gridare di essere solo lei la colpevole e di risparmiare la vita di Ugo. Un carceriere pietosamente (o con una punta di cattiveria) le disse che ormai era inutile gridare: il suo amante era già stato ucciso dalla mannaia del boia.
La donna si tranquillizzò di colpo e chiese ed ottenne di seguire rapidamente il destino dell’amato.
Oggi chi visita Ferrara può vedere i luoghi e le stanze della via crucis, felice e tragica, di quelle antiche vittime di Cupido.
A margine non va sottaciuto il comportamento eroico di Aldobrandino Rangoni, che sottoposto in un primo tempo a feroce tortura non tradì l’amicizia verso Ugo, e poi andò incontro alla morte con la stessa procedura adottata per Ugo e Parisina.
Resta da dire una parola del vuoto terribile che si formò nell’animo di Niccolò, che con un sol colpo si privò dei due più grandi amori della sua vita: il figlio e la moglie.
Poco lo consolerà la nevrotica emanazione di editti con cui si disponeva la recrudescenza delle pene per le adultere: l’immediata decapitazione alla semplice constatazione. Ironia della sorte, una delle prime vittime della feroce disposizione legislativa di Niccolò fu una sua vecchia amante.

RICHESTA INFORMAZIONI: Ugo e Parisina


security code
Privacy* Art. 13, D.Lgs. 196/2003.
Iscriviti alla Newsletter.