Bianca Cappello

Il sano, sorridente erotismo che trasuda dal capolavoro di Boccaccio ha del miracoloso, sia per la bellezza artistica in sé, sia perché è passato indenne dal feroce vaglio della censura ecclesiastica.
Di fronte allo splendore del “Decameron” mi limiterò a fornire qualche commento sul versante dell’erotismo. Ciò aiuterà il mio lettore interessato all’argomento a scoprire o a riscoprire qualche novella qua e là. Il riassunto conciso del contenuto posto all’inizio di ciascuna novella ci faciliterà la panoramica.
“Un monaco, caduto in peccato degno di gravissima punizione, onestamente rimproverando al suo abate quella medesima colpa, si libera dalla pena.”
Si tratta della quarta novella della prima giornata. Un monaco accortosi che l’abate aveva scoperto che stava intrattenendo nella sua cella una fanciulla, fa in modo che l’abate possa intrattener visi a sua volta e così gli tappa la bocca.
“Il Soldano di Babilonia ne manda una sua figliola a marito al re del Garbo, la quale per diversi accidenti in uno spazio di quattro anni alle mani di nove uomini perviene in diversi luoghi; ultimamente, restituita al padre per pulcella, ne va al re del Garbo, come prima faceva, per moglie.”
Si tratta della settima novella della seconda giornata. Nel suo libero intreccio rappresenta una mentalità priva di qualsiasi sessuofobia.
“Masetto da Lamporecchio si fa mutolo, e diviene ortolano di un ministero di donne, le quali tutte concorrono a giacersi con lui.”
Si tratta della prima novella della terza giornata. In modo molto divertente mostra come la caratteristica di non poter riferire in giro, spinga anche le monache ad approfittare della favorevole circostanza.
“Un pallafrenier giace con la moglie d’Agilulf re, di che Agilulf tacitamente s’accorge; truovalo e tondello; il tonduto tutti gli altri tonde, e così campa dalla mala ventura.”
Si tratta della seconda novella della terza giornata. Sottolinea ancora una volta la furbizia di chi è capace di cogliere le ghiotte occasioni e poi con una trovata la fa franca.
“Sotto spezie di confessione, e di purissima coscienza, una donna, innamorata di un giovine, induce un solenne frate, senza avvedersene egli, a dar modo che ‘l piacer di lei avesse intero effetto.”
Si tratta della terza novella della terza giornata. Mostra come la furbizia femminile riesce ad ottenere di incontrare l’amante, con la complicità inconsapevole di un frate.
“Don Felice insegna a frate Puccio come egli diverrà beato, facendo una sua penitenza: la quale frate Puccio fa, e don Felice in questo mezzo con la moglie del frate si dà buon tempo.”
Si tratta della quarta novella della terza giornata. Ancora una volta l’intelligente non credulone sa godere delle gioie del sesso a spese del babbeo di turno.
“Rcciardo Minutolo ama la moglie di Filippello Fighinolfi, la quale sentendo gelosa, col mostrare Filippello il dì seguente con la moglie di lui doveva essere ad un bagno, fa che ella vi va, e credendosi col marito essere stata, si trova che con Ricciardo è dimorata.”
Si tratta della sesta novella della terza giornata. Con l’arguzia si riesce a cogliere il frutto desiderato sotto mentite spoglie.
“Ferondo mangia certa polvere, è sotterrato per morto, e dall’abate, che della moglie di lui si gode, tratto dalla sepoltura è messo in prigione, e fattogli credere che egli è in purgatorio; e poi risuscitato, per suo nutrica un figliuolo dell’abate, nella moglie di lui generato.”
Si tratta dell’ottava novella della terza giornata. Vi si rappresentano le goffe e saporite situazioni dei mariti cornuti.
“Frate Alberto dà a vedere a una donna, che l’Agnolo Gabriello è di lei innamorato, in forma del quale più volte si giace con lei: poi per paura de’ parenti di lei, della casa gittatosi, in casa di un povero uomo ricovera, il quale in forma d’uomo salvatico il dì seguente nella piazza li mena, dove, riconosciuto, è da’ suoi frati preso e incarcerato.”
Si tratta della seconda novella della quarta giornata. Quando è il frate a fare il furbo per ottenere sesso, c’è meno simpatia e alla fine arriva la giusta punizione.
“Pietro di Vinciolo va a cenare altrove: la donna sua si fa venire un garzone: torna Pietro: ella li nasconde sotto una cesta da polli: Pietro dice essere stato trovato in casa d’Ercolano, con cui cenava, un giovane messovi dalla moglie: la donna biasima la moglie d’Ercolano: un asino per isciagura pon piede in su le dita di colui che era sotto la cesta: egli grida. Pietro corre là, vedelo, conosce lo ‘nganno della moglie, con la quale ultimamente rimane in concordia per la sua tristezza.”
Si tratta della decima novella della quinta giornata. Quando il marito non è insensibile al fascino del bel ragazzo può anche fare il “generoso” e soprassedere alla sfuriata per aver scoperto il tradimento della moglie.
“Madonna Filippa, dal marito con un suo amante trovata, chiamata in giudicio, con una pronta e piacevol risposta sé libera, e fa lo statuto modificare.”
Si tratta della settima novella della sesta giornata. Una furba donna colta sul fatto dal marito riesce a farla franca con una piccola modifica “ad personam” della legge.
“Peronella mette un suo amante in un doglio, tornando il marito a casa; il quale avendo il marito venduto, ella dice che venduto l’ha ad uno che dentro v’è a vedere se saldo gli pare. Il quale saltatone fuori, il fa radere al marito, e poi portasenelo a casa sua.”
Si tratta della seconda novella della settima giornata. La moglie è davvero arguta ed ha grande prontezza di spirito: il mondo non può essere dominato dai gonzi!
“Frate Rinaldo si giace colla comare; truovalo il marito in camera con lei e fannogli credere che egli incantava i vermini al figlioccio.”
Si tratta della terza novella della settima giornata. Si confeziona un’altra buona “scusa” da somministrare al marito cornuto.
“Un geloso in forma di prete confessa la moglie, al quale ella dà a vedere che ama un prete, che viene a lei ogni notte: di che, mentre il geloso nascostamente prende guardia all’uscio, la donna per lo tetto si fa venire un suo amante, e con lui si dimora.”
Si tratta della quinta novella della settima giornata. Un marito viene beffato dalla moglie anche grazie alla sua eccessiva gelosia.
“Madonna Isabetta, con Leonetto standosi, amata da un messer Lambertuccio, è visitata; e tornato il marito di lei, messer Lambertuccio con un coltello in mano fuor di casa sua ne manda, e il marito di lei poi Leonetto accompagna.”
Si tratta della sesta novella della settima giornata. Ancora una volta l’arguzia della moglie la trae d’impaccio in una situazione davvero difficile e imprevedibile.
“Lodovico discuopre a madonna Beatrice l’amore il quale egli le porta: la qual manda Egàno suo marito in un giardino in forma di sé, e con Lodovico si giace; il quale poi levatosi, va e bastona Egàno nel giardino.”
Si tratta della settima novella della settima giornata. Vi è ancora una volta la situazione del marito “cornuto e mazziato”.
“Un diviene geloso della moglie, et ella, legandosi uno spago al dito la notte, sente il suo amante venire a lei. Il marito se n’accorge., e mentre seguita l’amante, la donna mette in luogo di sé nel letto un’altra femina, la quale il marito batte, e tagliatele le trecce, e poi va per li fratelli di lei, li quali, trovando ciò non esser vero gli dicono villanìa.”
Si tratta dell’ottava novella della settima giornata. Un marito, scoperto il tradimento della moglie, per l’astuzia di costei s’ingarbuglia in vicende che alla fine lo vedono nel torto più completo.
“Lidia moglie di Nicostrato ama Pirro, il quale, acciò che il credere il possa, le chiede tre cose, le quali ella gli fa tutte; et oltre a questo in presenza di Nicostrato si sollazza con lui, et a Nicostrato fa credere che non sia vero quello che ha veduto.”
Si tratta della nona novella della settima giornata. Ancora una volta l’arguta moglie gabba il marito.
“Gulfardo prende da Guasparruolo denari in prestanza, e con la moglie di lui accordato di dover giacer con lei per quegli, sì glieli dà, e presente lei a Guasparruolo dice che a lei gli diede, ed ella dice che è il vero.”
Si tratta della prima novella dell’ottava giornata. La moglie in combutta con l’amante beffa ancora una volta il marito.
“Il prete di Varlungo si giace con monna Belcolore; lasciatele pegno un suo tabarro; et accattato da lei un mortajo, il rimanda, e fa domandare il tabarro lasciato per ricordanza; rendelo proverbiando la buona donna.”
Si tratta della seconda novella dell’ottava giornata. Vi si racconta della destrezza dei preti nel ficcarsi nei letti al posto dei mariti assenti.
“Il Proposto di Fiesole ama una donna vedova; non è amato da lei, e credendosi giacer con lei giace con una sua fante, et i fratelli della donna vel fanno trovare al Vescovo.”
Si tratta della quarta novella dell’ottava giornata. Ancora una volta le trame del prete per metterci “il pizzo” non vanno a buon fine.
“Uno scolare ama una donna vedova, la quale, innamorata d’altrui, una notte di verno il fa stare sopra la neve ad aspettarsi: la quale egli poi, con un suo consiglio, di mezzo luglio ignuda tutto il dì la fa stare in su una torre alle mosche et a’ tafani et al sole.”
Si tratta della settima novella dell’ottava giornata. Sadismo che va sadismo che viene: uno spasimante trattato male restituisce alla prima occasione con gli interessi.
“Due usano insieme: l’uno con la moglie dell’altro si giace: l’altro avvedutosene, fa con la sua moglie che l’uno è serrato in una cassa, sopra la quale, standovi l’un dentro, l’altro con la moglie dell’un si giace.”
Si tratta dell’ottava novella dell’ottava giornata. Essa esprime un variegato erotismo: Zeppa e Spinelloccio sono due amici che potrebbero ottenere la partecipazione “ad honorem” in un club per scambisti, sebbene tutto si svolga necessariamente a loro insaputa, però con molta allegria.
“Levatasi una badessa in fretta al bujo, per trovare una sua monaca, a lei accusata, col suo amante nel letto: et essendo con lei un prete, credendosi il saltero de’ veli aver posto in capo, le brache del prete vi si pone; le quali vedendo l’accusata e fattalene accorgere, fu diliberata, et ebbe agio di starsi col suo amante.”
Si tratta della seconda novella della nona giornata. Vi si dimostra che per fare la morale ai sottoposti è necessario essere irreprensibili.
“Due giovani albergano con uno, de’ quali l’uno si va a giacere colla figliuola, e la moglie di lui disavvedutamente si giace con l’altro. Quegli che era con la figliuola, si corica col padre di lei e dicegli ogni cosa, credendoci dire al compagno. Fanno romore insieme. La donna, ravvedutasi, entra nel letto della figliuola, e quindi con certe parole ogni cosa pacefica.”
Si tratta della sesta novella della nona giornata. Si rappresenta un’autentica commedia degli equivoci che ha la modernità di un “vaudeville”.
“Il marchese di Saluzzo da’ prieghi de’ suoi uomini costretto di pigliar moglie, per prenderla a suo modo, piglia una figliuola di un villano, della quale ha due figlioli, li quali le fa veduti di ucciderli. Poi, mostrando lei essergli rincresciuta et aver altra moglie presa, a casa facendosi ritornare la propria figliuola come se sua moglie fosse, lei avendo in camiscia cacciata et ad ogni cosa trovandola paziente, più cara che mai in casa tornatalasi, i suoi figliuoli grandi le mostra, e come marchesana l’onora e la fa onorare.”
Si tratta della decima novella della decima giornata. L’ultima. E’ centrata sul concetto d’amore più che su quello dell’erotismo. La giovane sposa di umili origini, sottoposta a diverse prove che a noi appaiono crudeli, alla fine viene riconosciuta per i suoi solidi sentimenti e per l’attaccamento al marito.

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