Le novelle di Pietro Fortini

Pietro Fortini, nobile senese morto nel 1562, fu un epigono del Boccaccio che ne seguì fedelmente la presentazione delle novelle suddivise per giornate, nella cornice di una lieta brigata di giovani che raccontano per divertirsi, peraltro senza l’incubo della peste che incombe.
Il suo novelliere è racchiuso in due libri: “Le giornate delle novelle dei novizi”, e “Le piacevoli et amorose notti dei novizi”, dove rispetto al “Decameron” vi è un’accentuazione dell’elemento “boccaccesco” e delle situazioni pruriginose.
Queste opere hanno il carattere di uno zibaldone e presentano una scarsa unità stilistica. Il Fortini, nel Prologo, non precisa esattamente il piano dell’opera ponendo come limite massimo il numero di 120-150 novelle. Nella realtà le novelle sono 81, 49 nelle “Giornate” e 32 nelle “Notti”.
Ben inteso, nonostante l’intenzione dell’autore, il modello del Boccaccio resta distante in ogni senso. D’altra parte siamo in un mondo molto diverso da quello magicamente rappresentato nel “Decameron”, che aveva il proprio uditorio essenzialmente nelle donne. Qui invece sono i maschi, i “poveri gioveni baccelloni” i destinatari del messaggio, che perciò non può che essere didascalico e teso a dare suggerimenti amorosi e mondani.
I temi affrontati nelle novelle sono diversi, ma il Fortini mostra di averne a cuore solo pochi. Vi è la satira anticlericale che occupa l’intera III giornata. Insistita è anche la satira anticontadina al cui mondo viene contrapposta la superiorità dei ceti urbani.
La Siena cinquecentesca costituisce lo sfondo della maggior parte delle novelle, fornendo tutti quegli elementi per i quali i lettori del tempo potevano facilmente individuare luoghi e situazioni.
Il novelliere del Fortini è stato fatto oggetto, fino alla fine dell’Ottocento, dell’accusa di essere pornografico. Solo successivamente si è riconosciuto che l’osceno è solo una componente di un tessuto narrativo più ricco e complesso. La vicenda editoriale del novelliere fortini ano è stata tortuosa e travagliata a causa dell’abbondante materia erotica e oscena che lo caratterizza. Le edizioni sono state sempre parziali e scorrette. La prima edizione condotta con sufficiente rigore filologico è della fine dell’Ottocento.
La modestia letteraria dello scrittore ha impedito il pieno espletamento delle intenzioni satiriche, umoristiche e salaci. Riportiamo gli argomenti di alcune novelle, tra le più riuscite.
“Come un villano piglia donna; la rifiuta perché ella li dice essersi provata con uno; piglia la seconda; altresì fa per averne (ella) provati tre o quattro; piglia la terza; dice di averne provati più di mille; et per non peggiorare se la tiene”.
L’umorismo di questa novella è notevole: il marito a un certo punto capisce che si deve rassegnare all’aggravamento statistico e che l’illibatezza delle donne è solo un astratto concetto.
“Madonna Lucrezia degli Albizi innamoratasi di un vil guardiano di porci si giace seco et avelena il marito e quello per suo sposo piglia, tornandosi miseramente con quello in una capanna, vilmente con quello si vive”.
E’ la storia di un amore che va contro le ferree leggi di classe, rinunciando al censo come Lady Chatterley. Ma c’è anche Thérèse Raquin, con il fatale abbraccio uxoricida. Interessante anche il nome del personaggio: Lucrezia degli Albizzi fu la donna che nel 1473, col favore di Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico, sposò il poeta Luigi Pulci.
“Un villano facendo il pagliaio et sopra distesavi la donna, mentre era in quel fatto, usciro ‘e panni di sotto a la donna e la paglia insieme con la faccenda entrava dentro, et lamentandosi, il marito con un bel motto le rispose e lasciandola dire finì l’opra sua”.
Questa novella scollacciata nell’argomento si segnala per l’alto tasso erotico: infatti a nessun altro scrittore di novelle è venuto in mente di focalizzare un dettaglio “intimo” (Quell’intimo fastidio, direbbe la nostra pubblicità) paragonabile a questo.

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