Il cristianesimo: più licenziosità che sessuofobia

Quando la religione cristiana regnava incontrastata a tutti i livelli di potere, le condizioni di vita grame e l’immoralità dilagante la facevano da padroni.
Il clero solo in pochi casi contrastava davvero i modi di vita scandalosi; nella maggior parte dei casi produceva abbondante cattivo esempio.
Per tutta l’epoca medioevale diffusamente il clero praticava il concubinato. Perfino l’edificio della chiesa era non infrequentemente teatro di sfrenati consessi sessuali. Uno storico inglese, H. C. Lea, a proposito del celibato sacerdotale dice: ”Il più libero è il clero, il più licenzioso è il clero, esso è quello che si abbandona a tutte le depravazioni. Una donna non è sufficiente, per un prete; perché, oltre a quella che vive in casa sua come moglie, egli possiede molte ragazze come concubine”.
Anche le religiose non sono da meno rispetto ai preti e ai frati. Non raramente i conventi delle monache erano veri bordelli che molti chiamavano, non ironicamente, “luoghi di piacere”.
Per portare solo qualche esempio, il convento di Maubuisson vicino a Pontoise, quelli di Poitiers, quello di Villemur nell’Albigese, di Lys vicino Melun, di Sainte-Catherine les Provins, erano tutti celebri in Francia per gli intrighi delle loro ospiti con i frati francescani.
Lo storico J. A. Dulaure nel riportare questi fatti, ci dice che le orge dei preti dell’antichità non furono mai maggiori di quelle dei preti cristiani. In altre parole il celibato ecclesiastico fu sempre un concetto vuoto di significato.
Come ho notato in altri scritti, anche i papi fornirono clamorosi esempi di depravazione e veramente pochi tra essi non ebbero amanti.
Sempre Lea, nella sua opera “Il celibato sacerdotale”, riporta una frase del papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini, che consapevole (anche personalmente) di come stavano le cose, disse: “Se vi sono buone ragioni per proibire ai preti di sposarsi, ve ne sono di migliori per consentire a essi di farlo”.
Le epoche successive segnarono un effettivo cambiamento della condotta del clero? La mia risposta è: no. Semplicemente si fecero le cose più di nascosto e con meno clamore.
Tutti noi ingenuamente siamo portati a pensare che il cristianesimo ha segnato un passo in avanti rispetto alle civiltà greca e romana. Niente di più falso. Lo storico H. Cutner così inquadra la questione: “E si deve porre il quesito: in che modo l’introduzione del cristianesimo in Europa servì a insegnare una morale migliore o più alta di quella dell’antica Grecia o di Roma? I popoli medioevali di Francia, Germania, Inghilterra, Italia o Spagna erano imbevuti di ciò che oggi chiamiamo umanesimo, più e meglio degli antichi greci o romani? Vi era in quell’epoca maggior cortesia, carità, amore? Gli animali e i bambini erano trattati meglio? Le prigioni dell’Europa cristiana erano più umane? Vi era maggiore cultura, maggiore amore per le arti? La schiavitù era meno diffusa? Le donne erano tenute in maggiore onore o trattate meglio? Le pratiche immorali connesse con il culto fallico dell’antichità erano peggiori della pressoché universale licenziosità dei preti e del popolo nella cristianità storica? Si può seriamente sostenere che il culto di Priapo o di Venere era davvero molto differente dalla adorazione resa a “sante” reliquie quali il prepuzio di Gesù o la biancheria di Maria?”.
A proposito delle numerose reliquie del prepuzio di Gesù, mi viene in mente il sonetto che Gioacchino Belli dedicò alla questione:
Questo io so che tra li pezzi rari
d’erliquie che li Papi hanno provisto
e tiè in conzegna Monzignor Zagristo
coll’utentiche drento all’erliquiari.
C’è er prepuzzio ch’aveva Gesucristo
Coll’antri su’ membrucci necessari,
ch’è un erliquione che sopra all’altari
po’ cacà in faccia ar mejo che s’è visto.
E nun zerve de dì, caro sor Muzzio,
che c’è più d’un paese che s’avvanta
d’avé er tesoro der zanto prepuzzio.
Fede, sor Muzzio mio, fede bisogna.
Ebbè? Magaraddio fussino ottanta?
Je sarà aricresciuto come l’ogna.
In tutti i tempi la questione sessuale ha ossessionato la mente delle persone, al di là del loro credo religioso. Ed è risultata pura follia il tentativo di alcuni padri della Chiesa di togliere ogni legittimità morale alla sessualità. Al di là della retorica ideologica, quindi, non si è mai verificato che le diverse religioni segnassero una netta cesura nei comportamenti sessuali dei fedeli.
Sebbene il cristianesimo abbia avuto in odio la poligamia, in pratica non è mai riuscito a distaccarsene. Come altrimenti interpretare il concubinato dei preti cristiani per tutto l’arco del medioevo?
Dice F. H. Norton: “La poligamia pare non fosse stata completamente sradicata tra i cristiani del sesto secolo, dato che troviamo stabilito in quest’epoca nei canoni di uno dei loro concili che se qualcuno è sposato a molte mogli deve fare penitenza. Persino i preti in quest’epoca praticavano la bigamia, dato che troviamo stabilito, in un altro concilio a Narbona, che quei chierici che erano bigami dovessero essere soltanto presbiteri e diaconi e non doveva esser loro permesso di celebrare matrimoni e di consacrare l’ostia. Nell’ottavo secolo Carlomagno aveva due mogli. Sigeberto e Chilperico ne avevano pure parecchie, secondo Gregorio di Tours. Ma troviamo un caso di bigamia e di poligamia ancora nel sedicesimo secolo. Filippo, un principe tedesco di Assia-Kassel, ottenne da Lutero e da un sinodo di sei riformatori il permesso di sposare una seconda moglie durante la vita della prima, il che si affrettò a fare.”
Nei secoli dell’alto medioevo la religione non riuscì minimamente ad incidere nei comportamenti sessuali dei fedeli. Basti considerare il seguente editto emanato da Carlomagno: “Siamo stati informati, con nostro grande orrore, che molti monaci si abbandonano alla depravazione e ad ogni sorta di vergognose abominazioni, persino a peccati contro natura. Noi proibiamo tutte le pratiche di questo genere nel modo più solenne; e in conseguenza rendiamo noto che tutti i monaci che indulgono ai piaceri della lussuria saranno puniti da noi con tanta severità che nessun cristiano oserà più commettere di nuovo simili eccessi. Ordiniamo ai nostri monaci di cessare dal vagare per il paese, e proibiamo alle nostre monache di praticare la fornicazione e l’ubriachezza. Noi non consentiremo più ad esse di essere puttane, ladre, assassine, eccetera; di passare il tempo a cantare canzoni sconvenienti. Ai preti è proibito d’ora in poi di frequentare le taverne e le piazze dei mercati allo scopo di sedurre madri e figlie.”
Nell’epoca moderna, il proliferare di sette religiose di ispirazione cristiana, che hanno posto un particolare accento sulla libertà sessuale, dimostra l’assoluta preminenza della natura rispetto a qualsivoglia convinzione.
I moralisti e i sessuofobi in tutte le epoche hanno perso sempre le loro battaglie. Si possono evocare tutti gli orrori dell’inferno, ma sulle questioni dei comportamenti sessuali la gente procede imperturbabile per la sua strada. Di fronte al piacere sessuale a poco valgono le punizioni. L’impulso sessuale non può essere compresso da nessuno. La storia dell’uomo, in ogni latitudine, ha avuto nel meccanismo della sessualità, il suo più potente motore. Nei confronti di tale immensa forza è risibile il tentativo messo in atto di volta in volta da quell’eterno povero “malato” che è il moralista.

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