Suzanne Valadon e Maurice Utrillo

Montmartre a Parigi fu teatro di tante vicende terribili e meravigliose da cui discendono intense suggestioni per la storia dell’arte moderna. Cominciamo da una delle tante angolazioni possibili.
Il giorno dopo Natale del 1883 una giovane ragazza di facili costumi, che era passata come modella nello studio di diversi pittori all’epoca già notevoli, Marie-Clémentine Valadon detta Suzanne, mise al mondo un bambino malaticcio di cui non si conosceva il padre.
Dopo qualche tempo, uno studente catalano, Miguel Utrillo y Molins, se ne assunse generosamente la paternità. Fu così che quel bambino si chiamò Maurice Utrillo.
Fin dai primi anni di vita Maurice palesò una grave malattia epilettica e notevoli turbe psichiche e, al pari della nonna materna, si diede ben presto all’alcol. Non poteva essere altrimenti poiché la nonna, che l’accudiva spesso, ai primi segni di crisi epilettica gli faceva tracannare grossi bicchieri di vino rosso.
Gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza li trascorse prevalentemente negli ospedali per curare le malattie neurologiche e l’alcolismo. Quando era fuori, nei bistrot frequentati da artisti insieme alla madre, ai primi segni di agitazione motoria veniva legato per molte ore, per evitare che nel parossismo, com’era già avvenuto, spaccasse tutte le suppellettili del locale.
Su consiglio dei medici, nel tentativo di distoglierlo dal vino e dall’assenzio, fu spinto dalla madre verso il disegno e la pittura. Suzanne, che aveva un grande ascendente sul figlio, seppe avere la costanza necessaria e la giusta autorità e fu così che Utrillo non smise più di dipingere.
Si applicò molto a riprodurre paesaggi, perlopiù guardando delle cartoline. Gli inizi furono duri e avari di riconoscimenti. Maurice spesso barattava i suoi quadri con del cibo e qualche bottiglia di vino, poiché la sostanziale solitudine determinava una grande debolezza nei confronti dell’alcolismo. La disordinata vita sessuale della madre apriva continue ferite nel suo animo già pieno di cicatrici.
Il successo arrivò diversi anni più tardi in occasione di una mostra alla galleria Bernheim-Jeune da cui derivò un incremento notevole delle richieste di quadri.
Ma la sua fortuna arrivò nel 1934 quando all’età di più di cinquant’anni si sposò con Lucie Valoir e lasciò finalmente la casa materna per lui intossicata dai vari conviventi, che non di rado insieme alla madre gestivano i proventi economici della sua attività artistica. La moglie di Maurice era una vedova che si rivelò assennata sotto tutti i punti di vista e che diede una certa stabilità a una vita su cui all’inizio nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato. Forse l’espressione artistica perse mordente ma la vita in sé ne guadagnò se non altro in durata.
Suzanne era una ragazza piccola di statura ma assai ben fatta, che aveva vissuto fin da piccola più per strada che in casa. Del resto stare in casa era davvero impossibile con una madre quasi sempre ubriaca.
La ragazza, fin dai primi anni dell’adolescenza, cominciò a lavorare e provò molti mestieri, che non riusciva a portare avanti a lungo. Finalmente entrò come cavallerizza presso il circo Mollier, per la cui esecuzione il suo corpo piccolo ed agile era molto adatto. Volteggiava seminuda in groppa al cavallo di fronte a spettatori viepiù entusiasti. Questa immagine ce la rende perfettamente il quadro di Toulouse-Lautrec “Al circo Fernando” (immagine riportata in Poesie d’amore scelte da Domenico Iannetti).
In questo periodo di attività circense Suzanne si procura una certa fama che le servirà molto in seguito. Essa coltiva anche un’altra passione: il disegno. I suoi soggetti preferiti in quel periodo sono gli animali (cavalli, cani e gatti) e i fiori.
Un giorno, come era nella logica delle possibilità, ebbe un brutto incidente durante le sue evoluzioni equestri, le cui conseguenze le impedirono di proseguire quell’attività.
L’incidente, la situazione disastrosa con quella madre alcolizzata, le procurarono la solidarietà e la simpatia di tutta Montmartre, e così vi fu il terreno favorevole per trovare un nuovo lavoro. Dal punto di vista sessuale Suzanne non ebbe mai problemi a concedersi ad amori plurimi. La facilità a spogliarsi e il possedere un corpo aggraziato, insieme ovviamente alla sua passione per l’arte, la portarono quasi naturalmente negli atelier dei pittori, per lavorare come modella.
Non è un segreto per nessuno il fatto che essere modella vuol dire anche concedersi all’artista quando l’artista lo chiede, senza farsi troppi problemi. A Suzanne piaceva anche quest’aspetto del lavoro, al pari del lavoro in sé.
Dai diversi pittori per cui ha posato la ragazza ha anche ricevuto apprezzamento e incoraggiamento per le sue doti di disegnatrice.
Fu importante tra l’altro l’incontro con Auguste Renoir per il quale posò in diversi quadri. L’artista allora aveva intorno ai quarant’anni e certo tra lui e la sua modella correva molta simpatia. Quando la fidanzata ufficiale, avendo squadrata la ragazza, mise prudentemente il veto, Renoir fu molto sollecitò a dare il benservito alla sua modella.
Non sapremo mai se il padre di Maurice, il bambino che Suzanne partorì quasi a Natale, fu Rodin, Renoir, lo scultore Bartholomé, il veneziano Zandomenico o lo studente Miguel Utrillo, senza contare il primo artista che aveva assunto la ragazza, l’attempato Puvis de Chavannes.
Per completezza bisogna pensare anche a Toulouse-Lautrec, che successivamente ebbe una lunga relazione con la Valadon. Fu Toulouse-Lautrec che diede alla ragazza il nome di Suzanne con riferimento all’unico tema biblico che aveva permesso la rappresentazione del nudo femminile, “Susanna e i vecchioni”, (alludendo anche, ovviamente con ironia, al “vecchio” Puvis).
La carriera artistica di Suzanne Valadon cominciò a prendere quota grazie all’atteggiamento benevolo di Edgar Degas, che apprezzò molto i suoi disegni tanto che appese una sua sanguigna nel proprio salotto.
Negli anni della prima guerra mondiale Suzanne ebbe uno stabile ménage con un pittore di scarso talento, André Utter, ma in compenso dotato di un fisico da atleta, che lei non si stancava di rappresentare nelle sue tele.
A un certo punto Suzanne e André si sposarono e presero casa in rue Cortot, dove anche Maurice alloggiava, passando il tempo tra la pittura e giochi con meccani che la madre gli comprava per cercare di allontanarne le tensioni.
La notorietà della Valadon e di Utrillo sono crescenti, per cui le condizioni economiche di quello strano ménage di rue Cortot migliorarono molto. “Il trio maledetto”, come li chiamavano a Montmartre, espongono in quegli anni insieme alla galleria Bernheim-Jeune con un buon successo. Ma questo non sottrae il povero Maurice al suo “inferno”, fatto di giornate monotone e ripetitive interrotte da repentine e terribili crisi di ira devastante, che poi lo lasciano inebetito e senza forza per lungo tempo.
Solo con l’ingresso di Lucie Valoir la vita devastata di Maurice prese un po’ di tregua. Il cambiare casa e la disciplina imposta dalla signora Utrillo, fa sì che questo povero uomo possa mettere una certa barriera contro il suo nemico peggiore: l’alcol. Le angoscia le affoga allora in una inestricabile rete di ossessioni religiose.
Suzanne morirà nel 1938 con il pennello in mano.
Maurice gli sopravvivrà di 17 anni, morendo alla stessa età della madre, ormai solo l’ombra di se stesso. Ma forse l’ombra di se stesso lo è stato fin dal momento in cui è venuto al mondo, quasi nel santo giorno di Natale.

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