UN TIPO INTERESSANTE: RESTIF DE LA BRETONNE

Cominciamo col dire che Restif si pronuncia: Rétif. Se qualcuno particolarmente colto tra i lettori di queste righe, ha sentito qualche volta il termine "retifismo" sappia che il significato è quello di "feticismo del piede" e deriva appunto da Restif de la Bretonne, che era pazzo per i piedi delle donne. Ma non lo ricordiamo certamente solo per questo.
Restif de la Bretonne fu scrittore, stampatore ed editore, nato a Sacy (regione della Borgogna) nel 1734 e morto a Parigi nel 1806. Era l'ottavo figlio di un ricco fattore della Yonne e fin da piccolo dimostrò una salute molto cagionevole. Questo convinse il padre a indirizzarlo verso la professione ecclesiastica e a tal fine lo affidò per l'istruzione a un suo figlio prete.
Certamente il ragazzo dimostrò interesse per l'istruzione ma palesò anche l'irreprimibile tendenza a correre dietro alle gonnelle. Il padre rivide il progetto iniziale, e lo mandò presso uno stampatore ad imparare l'arte della fabbricazione dei libri.
Facendo il mestiere di stampatore Restif si scoprì la vocazione dello scrittore, ma in maniera davvero fluviale, tanto che gli si può attribuire l'etichetta di "grafomane". Egli scrive, stampa e vende, fermandosi molto poco a riflettere e a limare. E' il motivo per cui la critica letteraria lo ignorò quasi del tutto, salvo una grande rivalutazione negli ultimi decenni. Comunque è stato sempre considerato uno dei primi autori popolari della letteratura francese.
Esordì, nel 1767, con il romanzo "La famille vertueuse" a cui seguiranno "La fille naturelle" e "Le pied de Fanchette" del 1769, "Le paysan perverti ou les dangers de la ville" del 1776, "Le quadragénaire" del 1777, "Les contemporaires" (1780-88), "La prévention nationale" e "La paysanne pervertie" del 1784, "La femme infidèle" del 1786, "Les parisiennes" del 1787, "Ingénue Saxancourt" del 1789. Ma le opere che potrebbero essere interessanti per noi sono tante perché tante sono le opere di Restif: ben duecento cinquanta titoli! Questo ci fa capire la velocità con cui scriveva.
Restif ha anticipato il giornalista odierno che scrive ogni giorno la cronaca di quello che vede e di quello che pensa.
Ovviamente Restif è uno scrittore disuguale, incomparabile quando fa la cronaca delle vicende che vive e dunque della sua epoca, e abbastanza artefatto nelle sue opere erotiche e nelle sue pagini oscene.
André Malraux osserva: "Può sembrare strano che Restif, così abile e voluttuoso quando in un romanzo è alle prese con la violenza, diventi tanto sciocco nelle sue opere clandestine; la ragione si deve vedere nel fatto che per lui, come per tutti i nostri autori 'du second rayon', il libro erotico è soltanto un mezzo e la sensazione l'unico fine".
Restif fu un testimone di prima fila della sua epoca inquieta e se si facesse una scelta di brani della sua sterminata produzione, ne risulterebbe un grande affresco inarrivabile per chiunque altro.

Alcune opere di Restif conservano, unitariamente, un notevole fascino ed attualità. Per tante cose egli è decisamente uno scrittore da riscoprire. Lui stesso ci aiuta a farsi conoscere meglio con due opere autobiografiche: "La vie de mon père" (1779) e "Monsieur Nicolas ou Le coeur humain dévoilé" (1783).
Paul Valéry diceva: "Metto Restif molto al di sopra di Rousseau".
L'opera di Rousseau aveva influenzato le coscienze che di lì a poco avrebbero dato vita alla rivoluzione francese. Le "Confessioni" di Rousseau hanno certamente dato l'idea a Restif per "Monsieur Nicolas", ma tra il raffinato e colto Rousseau e il ruspante e istintivo Restif, la "verità" e la "spontaneità" stanno tutte dalla parte di quest'ultimo.
Rousseau non aveva una personalità autentica e alcune vicende della sua vita spiegano precisamente il perché. Jean-Jacques adolescente fu iniziato all'amore da un'amica della madre, Madame de Warens. Costei sosteneva, nei colloqui con il giovane Rousseau, di non capire come si potesse attribuire importanza all'amore. Ma dopo una settimana diventò la sua amante, lasciando affascinato e confuso il giovane. La signora Warens apparteneva alla nobiltà del cantone svizzero di Vaud e aveva sposato giovanissima un certo signor de Villardin. Un giorno un filosofo di professione, De Tavel, la convinse che la fedeltà coniugale era innaturale e ridicola, e un ragionamento tira l'altro la portò alla capitolazione. Afferrato l'assunto teorico la signora Warens non aspettò molto a tradire anche De Tavel a favore del predicatore Perret.
Successivamente si diede ancora da fare: sedusse il re Vittorio Amedeo di Savoia (detto la Volpe Savoiarda), abiurò il protestantesimo e si fece cattolica ottenendone il vantaggio di una rendita di millecinquecento lire. Visse a Chambéry con il maggiordomo, Claude Anet, di cui era segretamente l'amante.
A questo punto entrò in scena il povero Jean-Jacques Rousseau adolescente: la sua vita fu condizionata dalla Warens per più di cinque anni. Siccome Jean-Jacques stava molto male a causa della sua nevrosi aggravata anche da una stenosi uretrale, fu mandato a Montpellier da un bravo medico per cercare di curarsi.
Qui Jean-Jacques incontrò un'altra signora matura (aveva 45 anni quando incontrò Rousseau), Madame de Larnage, che dotata certo di buon cuore gratificò il giovane dei suoi favori erotici. Ma Rousseau non vedeva l'ora di rientrare a Charmettes, in quello che riteneva il suo nido esclusivo con la signora Warens. Ma come fu duro il colpo al cuore quando constatò che il suo posto era stato occupato da un giovane barbiere.
Ma niente paura, Madame de Warens aveva un'idea: si poteva stare tutt'e tre felici in un unico lettone. La proposta sconvolse il povero Jean-Jacques e il suo rifiuto gli costò l'indifferenza e la freddezza della sua amata "madrina".
La Warens aveva la palese anomalia di poter amare solo gli infelici, i deboli e gli immaturi. Era il suo modo di rimanere sempre dominante nella lotta tra i sessi. Solo se poteva manipolare, dominare e imporre la sua personalità riusciva ad amare. Quando s'inchinò di fronte al potere (come fece con Vittorio Amedeo) lo fece solo per un calcolo, per poter far breccia con la sua seduzione. Le sue sistematiche infedeltà hanno il solo scopo di affermare sempre e comunque la propria superiorità.
La Warens odia gli uomini che posseggono una personalità. Ecco perché sceglie gli adolescenti, i domestici e coloro su cui può esercitare una generosità simil-materna. Di tutti i casi possibili di frigidità, madame de Warens esprime l'esempio della donna che non si sottomette (ossia non si mette sotto) e che deve sempre sfoggiare la "dissimulazione" dei propri istinti sessuali.

Se le "Confessioni" di Rousseau hanno potuto dare a Restif l'idea di fare qualcosa di analogo, il possibile parallelo finisce qui. Infatti dove Rousseau è il massimo del "camuffamento" della memoria, Restif è il massimo dell'immediatezza del ricordo.
Restif è uno scrittore plebeo che sa rendere con immediatezza lo stesso scenario della varietà umana che successivamente ha costituito la forza di Balzac. Restif non si lascia fuorviare da preoccupazioni di stile: il suo realismo a volte appare surreale per quanto sincero.
Egli così si presenta: "Vengo a darvi tutta intera la vita di uno dei vostri simili senza mascherare nulla né dei suoi pensieri né delle sue azioni. L'uomo di cui riuscirò ad anatomizzare lo spirito non potrà essere evidentemente altri che me stesso".
Restif è sicuro di sé e non si sente inferiore a nessuno. "Ho scritto liberamente come liberamente scrissero Rabelais, Francion, Montaigne, i miei pari".
Egli è un autarchico: fa tutto da solo. Prende la materia prima dalla sua vita vissuta, la scrive e la stampa con le sue mani. Non camuffa nulla: un'esperienza come quella di Rousseau con la Warens, non l'avrebbe descritta certo con struggente nostalgia. Dice di sé: "Sono un gran favolista che anziché prendere come interlocutori gli animali, sceglie come interlocutore se stesso. Sono un animale molteplice, a volte furbo come una volpe, a volte ottuso, lento e stupido come il ciuco o il formichiere, spesso coraggioso come un leone, a volte fugace e farabutto come un lupo, altre volte aquila e avvoltoio, altre volte ancora semplice sparviero, più spesso pernice o allodola straziata. Mi mostro sotto tutte queste parvenze: sono l'eroe instancabile di una favola, nella quale interpreto la parte di ciascuno di questi animali".
Al pari del titolo pirandelliano "Uno, nessuno e centomila", Monsieur Nicolas è certamente Restif, ma anche qualunque uomo che abbia realmente vissuto. Anche il povero Rousseau riferendo dei suoi amori (tutt'altro che esaltanti) diceva: "Posso dire di aver vissuto". Ma è Restif a esprimere verità "vere" quando parla delle sue donne: "Marie Frouard aveva colpito il mio cuore... Nanette aveva parlato soltanto ai miei sensi, Julie all'anima, Ursule al mio rispetto delle convenienze, Edmée Boissard al mio bisogno di ammirazione, Mélanie e Rosalie erano state provocanti, Esther aveva costituito il motivo del continuo 'stupore' e aveva sollecitato il mio gusto della novità, ma solo a Courgis provai il vero amore...".
Il vero amore di cui parla Restif era per Jeannette Rousseau. All'epoca egli aveva quattordici anni e il ricordo di Jeannette lo trasferirà sulle innumerevoli donne della sua vita. Ognuna ebbe una caratteristica: Rose Bourgeois gli suscitò la passione dello scrivere, Madame Parangon rappresentò la "falsa virtù", e via via fino all'amore del suo "autunno", una ragazza di soli diciotto anni che gli regalò sei mesi di felicità e successivamente lo torturò in ogni modo. Tante altre donne si sono susseguite, ma il cuore a un certo punto si era messo a riposo.
Monsieur Nicolas esprime davvero un sano erotismo e la sua "libertà" ha qualcosa di più moderno di quella generalmente espressa dai libertini.
L'erotismo, davvero senza freni, Restif lo espresse nel libro l'"Anti-Justine" scritto in polemica con il suo personale nemico: il marchese di Sade.
Apollinaire che nei suoi scritti segreti aveva redatto un'ampia rassegna delle "opere oscene", dice: "Questo libro unico, delirante e di una oscenità inaudita, è il più pazzo, il più sorprendente e anche il più nauseante che esista".
Restif perde ogni freno inibitore, anche per mostrare che sa fare di meglio di quello che ha fatto Sade. "Che scusa può dare a se stesso -si chiede Restif- l'uomo che pubblica un'opera come quella che state per leggere? Ne ha cento, ma ne basti una. Un autore deve avere lo scopo di far felice il lettore. Non c'è nulla di meglio di una lettura piacevole. Fontenelle diceva: 'Non c'è dolore che resiste a un'ora di lettura'. Ora, di tutte le letture, la più avvincente è quella erotica, soprattutto se popolata da figure espessive".
Il titolo "Anti-Justine ou les Délises de l'Amour" riassume dunque l'assunto dell'opera. "Nessuno è stato più indignato di me per le sporche opere dell'infame Sade... che ho letto quando stavo in prigione. Questo scellerato preasenta le delizie dell'amore, per gli uomini, solo accompagnate da tormenti, dalla morte perfino delle donne".
Dunque l'erotismo di Restif non prevede la violenza fisica: probabilmente gli sono sufficienti i suoi amati piedi. Egli sembrerebbe un moderato dell'erotismo. "I sensi parleranno al cuore", dice. Ma basta dare una scorsa ai titoli dei quarantotto capitoli che costituiscono l'opera, per accorgersi che al pari di Sade, Restif entra nell'inferno delle sregolatezze e delle ossessioni erotiche.
L'armamentario erotico è sì senza limiti, ma la particolare insistenza sugli incesti, getta una luce poco piacevole sulla biografia di Restif, del quale sappiamo che trae sempre ispirazione, per le sue opere, dalla sua vita vissuta, e che ha vissuto (appunto) con le figlie che avevano lasciato temporaneamente i mariti.

Charles Fourier, nato nel 1772 e morto nel 1837, era un pensatore utopista che, al pari di Rousseau, propugnava un ritorno alla natura e diceva che nella vita bisognava seguire unicamente la soddisfazione delle proprie passioni. Secondo Fourier ci potrebbe essere una vera armonia sulla terra a patto che ci si lasci andare agli istinti e agli impulsi naturali.
Cercò di realizzare concretamente questo sogno e lo chiamò "falansterio", che aveva la finalità di dare a ciascuno una possibilità di scelta, e a tutti i gusti e a tutte le manie una conveniente risposta. Nell'organizzazione degli interessi del gruppo, il libero amore era un passaggio importante per arrivare alla fraternità collettiva.
Fourier considerava le aberrazioni e le perversioni sessuali come momenti privilegiati di transizione verso l'amore illimitato.
Naturalmente tutti i falansteri, allora e successivamente realizzati, furono un disastro. Ma hanno avuto sempre una grande suggestione in tanti filosofi, politici e scrittori.
Restif de la Bretonne, nella sua indisciplinata curiosità, non poteva non scrivere della "progettazione" erotica. Il libro "Le Pornographe" del 1769 porta il sottotitolo "Idee di un Bravuomo sul Progetto di Regolamento per le prostitute, Atto a prevenire le Sciagure procurate dalle Donne Pubbliche: con Note storiche ed esplicative".
Come sempre avveniva con i libri erotici, l'editore attribuisce questo libro all'inglese Lewis Moore che dopo aver vissuto venticinque anni a Parigi, avrebbe ideato un progetto per gestire la prostituzione in cui si auspica l'istituzione di una specie di falansterio sotto il diretto controllo del governo.
L'argomento viene affrontato con un atteggiamento di massima serietà e con i soliti riferimenti alla salvaguardia della famiglia e alla difesa della morale. Il volume si conclude con riferimenti all'esercizio della prostituzione nell'antichità e nei vari paesi.
Come sempre nei libri di Restif, vi si trovano le cose più curiose, come un elenco nominale delle prostitute in un pubblico luogo di "depravazione" di Avignone; oppure le disposizioni emanate in materia da Giovanna regina di Napoli, nel 1347. L'argomento della "progettazione" sociale relativa alle cose del sesso, interessava molto e si è pensato che altri scritti analoghi di Restif abbiano avuto la collaborazione di altri, come Pidansat de Mairobert o l'avvocato Linguet, che morì ghigliottinato. A quest'ultimo va attribuito il libretto "Cacomonade, Histoire politique et morale", che si può considerare come una vera e propria prefazione al "Pornographe".
Di quest'opera Restif andava particolarmente fiero e la citava spesso in contrapposizione alle idee dell'odiato Sade. Il libro porta in epigrafe una frase del "Principe" di Machiavelli: "Pigliare el meno tristo delli inconvenienti per buono".

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