Quella gran lenza di Casanova

Quella gran lenza di Casanova ce ne racconta di furbate nelle sue “Memorie”, pur di arrivare all’obiettivo di conquistare le donne.
All’inizio Giacomo si voleva fare prete, tanto che ricevette la tonsura. Un giorno stringe amicizia con un certo Malipiero, un patrizio ottantenne che gli presenta le sue due giovani favorite, Angela, quindici anni, e Teresa Imer di sedici anni. Casanova ha a sua volta quindici anni ma già il fiuto del “tombeur de femme”. La prima a capitolare è Angela. Ma anche costei è una gran furba: permette a Giacomo i preliminari ma al dunque si sottrae e prende a ricattarlo: o matrimonio o niente.
Certamente il matrimonio implicava anche l’ovvia rinuncia alla carriera ecclesiastica ma la vanità di Giacomo era troppo centrata sul meraviglioso effetto che avrebbe fatto il predicare dal pulpito, indipendentemente da quello che si diceva.
Le tentazioni della carne erano tante ma l’idea della carriera ecclesiastica non vacillava nella testa di Giacomo. Il nobile ottantenne Malipiero lo aveva raccomandato per il noviziato da fare in Calabria presso un frate minore. In attesa della chiamata Casanova era sempre in casa di Malipiero, che a quell’età era più le volte che sonnecchiava che quando stava pienamente sveglio.
In tal modo Giacomo aveva l’agio di intrattenere lunghe conversazioni con Teresa Imer.
In un pomeriggio d’estate, “galeotto” un libro di storia naturale che descriveva la conformazione fisica dei due sessi, i due giovani decisero di approfondire la materia in concreto. Il giovane Giacomo capì che in quel settore egli aveva stoffa da vendere per poter aspirare agevolmente alla libera docenza.
Mentre il vecchio Malipiero sonnecchiava sulla sua poltrona, la lezione di anatomia applicata si faceva viepiù interessante. L’abbondanza del tempo garantiva il libero svolgimento della ricerca che di concerto il maestro e la sua allieva portavano avanti. A Giacomo sembrava di aver raggiunto l’apoteosi della perfezione: l’ambiente favorevole, tanta interessante materia a disposizione, il tempo che sembrava senza limiti…
Ma il vecchio Malipiero era meno tonto di quanto potesse apparire; non dormiva così profondamente, e proprio sul più bello si alzò come un fulmine e scaricò un sacco di legnate sul groppone dei due studiosi di scienze naturali.
Successivamente Giacomo Casanova, ancora compenetrato nella propria identità di abatino, ritornò a Venezia deciso a concludere vittoriosamente il match con Angela rimasto in sospeso. Giacomo ci mise il massimo impegno ma la strategia dell’ambiziosa Angela risultò sempre la stessa: concedere degli anticipi ma evitare pertinacemente la capitolazione.
Ma nelle trame di quella complicata guerra si insinuarono per fortuna di Giacomo un paio di variabili molto interessanti: Nannetta e Martina.
Erano due sorelle di quindici e sedici anni amiche di Angela. Esse vivevano in casa di una vecchia zia, in una grande camera dotata di un grande letto matrimoniale. Qualche volta, in quel lettone andava a dormire anche Angela. Fu così che una sera riuscì a insinuarsi pure il diabolico Giacomo in quella allegra compagnia. I quattro si strinsero nella propria parte di spazio cedendo ognuno generosamente agli altri un pezzetto in più di letto.
Questo all’inizio. Ma ben presto cominciarono le grandi manovre fatte di lazzi, di scherzi e di giochi vari, finché crebbe sempre più il groviglio dei corpi e fu un “tocca tocca” alla rinfusa ebbri di una voglia di ricerca, che fu fruttuosa per tutti.
Giacomo Casanova era come un formidabile cane da caccia: fiutava la sua preda già a distanza e approntava con automatica rapidità la propria strategia vincente.
Una sera in una bottega di un venditore di spezie, Giacomo incontrò una “putta onorata” che era venuta a Venezia dalla sua città, Ferrara, alla ricerca del suo seduttore, un certo Zanetto.
A quel tempo si comminavano pene severe a chi rendeva una ragazza “sedotta e abbandonata”, così Zanetto, per far perdere definitivamente le proprie tracce, si era fatto frate. Il buon cuore di Casanova non poteva rimanere insensibile alla lacrimevole richiesta d’aiuto della ragazza. Fu rapido nel porgere la sua spalla e, nelle recondite intenzioni, anche qualcos’altro.
Le offrì di portarla a casa sua dove l’avrebbe preservata dai pericoli e l’avrebbe aiutata nelle ricerche di Zanetto. Giacomo, eroicamente, riuscì a rimanere sei giorni e sei notti nel ruolo con cui si era presentato inizialmente, respingendo le tentazioni che gli suggerivano di affondare il colpo. Ma al settimo giorno non riuscì a non focalizzarsi sui piccoli seni della ragazza, minuti e duri, come piccole e saporite mele che non chiedevano altro che di essere addentate. E il nostro filantropo le addentò.

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