Enea Silvio Piccolomini

Enea Silvio Piccolomini era un umanista di grande rilievo che divenne ecclesiastico quasi per caso e poi, con rapida carriera, divenne papa e prese il nome di Pio II. Nacque a Corsignano nel 1405. Questa amena località del senese fu da lui abbellita con pregiate opere architettoniche e prese in suo onore il nome di Pienza.
Di nobile famiglia senese il Piccolomini dedicò la prima parte della sua vita agli studi e all’esercizio letterario. Successivamente applicò la sua intelligenza e le sue doti nel campo della diplomazia.
Come segretario del cardinale Capranica partecipò al concilio di Basilea, e successivamente entrò nel seguito dell’antipapa Felice V, finché non capì che le sorti di quest’ultimo erano compromesse.
Quindi, abbandonata la posizione antiromana, si riconciliò con la curia vaticana e rese preziosi servizi diplomatici a Eugenio IV, a Niccolò V (che lo nominò prima vescovo di Trieste e poi, ambitamente, vescovo di Siena) e a Callisto III, di origine spagnola e zio di Rodrigo Borgia. Callisto lo fece cardinale nel 1456, due anni prima della propria morte.
Enea Silvio Piccolomini si trovò nel 1458 in conclave come outsider, ma senza avversari che avvicinassero minimamente il suo valore personale. Persino il giovane Rodrigo Borgia lo votò, al pari di tanti che erano bloccati in fazioni contrapposte. Così venne eletto papa con il nome di Pio II.
Considerare il Piccolomini un umanista profondamente impregnato di cultura laica e perfino libertina non è una forzatura, ma la semplice verità. Enea Silvio prima della sua elezione a pontefice aveva scritto opere libere, anche con un alto tasso di erotismo. Ma poi si industriò, una volta divenuto papa, a far sparire dalla circolazione quelle più “pepate”. I suoi scritti “osceni” sono quasi tutti andati perduti, anche se ci restano tracce dell’entusiasmo di qualche suo contemporaneo. Della sua produzione letteraria in questo settore ci rimane qualche titolo: il poema “Nymphiplexis”, e la commedia, piuttosto oscena, “Chrysis”, ambientata nel mondo della prostituzione. Possiamo invece leggere con piacere la novella in latino “Eurialo e Lucrezia”, pervasa da un erotismo piuttosto libero.
Il Piccolomini, in modo diverso dal suo futuro successore Rodrigo Borgia, fu un vero amante del sesso femminile.
In età giovanile era solito dire: “Ho paura dell’astinenza, che, per quanto lodevole sia, è più facile dire che praticare, e meglio si addice ai filosofi che ai poeti”.
Molti anni dopo, già papa e piuttosto malato, ebbe a scrivere: “Quanto alla castità, per Ercole, proprio non ne ho merito, perché, per dire come stanno le cose, è piuttosto Venere che mi sfugge, che io sfugga lei”.
Molti avranno visitato la biblioteca del Duomo di Siena, la libreria Piccolomini, affrescata dal Pinturicchio, che aveva tra i suoi aiutanti il giovane Raffaello Sanzio. Lì sono illustrate le imprese di Pio II, ma non sono adeguatamente sottolineati i riferimenti al letterato umanista Enea Silvio, che indubbiamente ce lo rende più vicino rispetto al sognatore del faraonico progetto (miseramente fallito) di convertire il sultano di Costantinopoli e di indire una crociata contro i turchi.
Di grande modernità è la novella che ci racconta la storia di Eurialo e Lucrezia. Essa fu scritta in latino nel 1443 e reca la seguente dicitura, che fa da titolo: Enee Silvij poete Senensis da duobus amantibus Eurialo et Lucretia opusculum ad Marianum Sosinum feliciter incipit.
Mariano Sozino era un insigne giurista e maestro dell’autore. La novella, a causa del soggetto accattivante, ebbe una grande diffusione, indubbiamente anche per la notorietà dell’autore. Nei secoli le traduzioni e le edizioni sono innumerevoli.
La vicenda è quella di Lucrezia, gentildonna senese descritta secondo gli stilemi petrarcheschi, e di Eurialo, giovane cavaliere tedesco che era al seguito dell’imperatore Sigismondo. Come spesso avviene, l’amore tra i due nasce in modo casuale. Ma da questa casualità ben presto prende l’abbrivio una passione sensuale e travolgente.
Il racconto è di grande rilievo dal punto di vista stilistico costituendo tra l’altro il primo esempio di romanzo epistolare. I tempi della novella sono scanditi secondo i moduli tradizionali che fanno capo a Boccaccio. Non mancano le situazioni comiche in cui si ravvisa il gusto per l’intrigo tipico di Plauto e Terenzio.
La vicenda come di prammatica si avvia verso esiti tragici, mentre ha funzione di contrappunto comico il personaggio di Menelao, marito di Lucrezia, fatto oggetto di reiterate beffe. La storia è narrata dall’autore con un sottofondo intenzionale di esemplarità. Lucrezia, la vera eroina tragica della vicenda, dopo la partenza dell’amante morirà prostrata dal dolore.
Eurialo, invece, è destinato dall’autore a veicolare un messaggio di continenza. Egli è dunque più refrattario di fronte alla passione amorosa, e sa scegliere il dovere derivatogli dal proprio stato e dall’obbedienza all’imperatore.
Quest’ultimo, tornati in patria, gli sceglierà una moglie che Eurialo sposerà senza alcuna obiezione.
Dunque, in Eurialo Enea Silvio rappresenta se stesso: nel momento cruciale delle nomine vescovili non ha avuto esitazione a seguire la strada del potere, abbandonando sostanzialmente i richiami della passione amorosa.

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