Il pregiudizio dei conquistadores e i costumi sessuali degli Amerindi

Nel 1493 il papa spagnolo Alessandro VI, con la Bolla “Inter caetera”, proclamò il diritto-dovere della Spagna di prendere totale dominio sul Nuovo Mondo e di imporre agli infedeli la fede cattolica.
Si palesò subito un’oggettiva differenza di valutazione delle creature “primitive” che abitavano quelle terre: la Chiesa e i suoi missionari non consideravano sub-umani e irrazionali gli abitanti delle Americhe, ma solo privi della vera fede; lo Stato e i comandanti militari spagnoli invece tendevano a considerarli (e a trattarli) come animali.
La polemica tra Stato e Chiesa era destinata a durare a lungo. Nel 1537 il papa Paolo III si sentì in dovere di proclamare che gli indiani erano “veramente uomini”. Il teologo spagnolo Francisco de Vitoria affermò che l’accusa di sodomia per quei popoli non poteva giustificare saccheggi e stragi, di cui frequentemente si macchiarono gli spagnoli.
Bisogna osservare che tranne illustri eccezioni come Bartolomeo de las Casas, spesso la rozzezza del clero mal si distingueva dalla rozzezza dei militari. Le accuse di costumi sessuali depravati erano calunniose infamie dei conquistatori, appartenenti al clero o ai militari.
Ci volle molto tempo per raccogliere le prove che i comportamenti legati alla sodomia, all’incesto, all’adulterio, allo stupro erano decisamente illegali presso gli Aztechi e gli Inca allo stesso modo di come lo erano in Spagna e negli altri paesi europei. Anzi, in Spagna l’ubriachezza era tollerata; contrariamente gli Aztechi la punivano come reato.
Gli Inca ritenevano la prostituzione un male necessario, esattamente come in Europa. I sacrifici umani erano molto rari e del tutto sconveniente era considerato il cannibalismo. Ma la interessata deformazione della verità tra i dominatori rispondeva all’esigenza di avere alibi per la propria brutale azione di genocidio delle etnie indigene.
Su incoraggiamento di Cortés un anonimo conquistador nel 1519 sostenne che la popolazione di Panuco nel Golfo del Messico era “molto dedita alla sodomia”. In pochi anni si diede per assodata tale “verità” nei confronti dell’intero Messico e anche degli altri paesi dell’America meridionale. Al netto della propaganda interessata dei conquistatori le cose stavano in modo totalmente diverso.
All’epoca vi erano tre centri principali di Civiltà nelle Americhe: due erano di recente formazione e avevano carattere autoritario: gli Aztechi della valle del Messico, e gli Inca del Perù. Vi era poi il terzo centro, già vecchio e in via di disfacimento, costituito dai Maya dello Yucatàn.
I Maya ammettevano l’omosessualità adolescenziale. Fino a che un giovane non avesse raggiunto l’età per sposarsi veniva incoraggiato dalla famiglia ad appagare gli impulsi con l’ausilio di compagni, di solito ragazzi schiavi. Questo avveniva per evitare che potessero essere compromesse donne non sposate. Infatti chiunque comprometteva la verginità di una ragazza incappava nell’assoluto obbligo di sposarla immediatamente.
Secondo questa mentalità il matrimonio costituiva un’istituzione fondamentale e una possibile attività eterosessuale extra-matrimoniale avrebbe apportato una grave minaccia sociale da scongiurare a ogni costo.
L’atteggiamento favorevole verso l’omosessualità adolescenziale a volte si estendeva, tra i Maya, anche all’omosessualità tra adulti, e ciò a differenza di quello che avveniva tra gli Aztechi e tra gli Inca.
Il primo contatto dei conquistadores spagnoli fu proprio con i Maya e fu da questi che prese l’abbrivio l’interessato pregiudizio della diffusione della sodomia in tutto il continente.
Fernandez de Oviedo, reale supervisore della fusione dell’oro in Sudamerica, così riferisce il suo stupore di fronte a una raffigurazione di una disinibita manifestazione di sodomia: “Guardate in che modo essi si vantano di tal peccato… Essi ostentano un gioiello, sbalzato in oro, che raffigura un uomo su un altro nel diabolico e nefando atto di Sodoma… Lo ruppi con un martello fino a distruggerlo con le mie mani”.
Balboa, il famigerato conquistador, riferisce di aver trovato tra i capi di Quarequa nel Panama, “la più abominevole lussuria contro natura praticata dal fratello del re con molti altri giovani vestiti da donna, con ornamenti effeminati, con cui, come riferivano coloro che vivevano presso di lui, egli si univa con rapporti sodomitici”.
Balboa, con il suo stile lieve (si direbbe un tocco fatato), punì i colpevoli facendone dare una quarantina in pasto ai suoi mastini.
Anche Cortés, a giustificazione delle sue crudeltà, aveva bisogno di credere che gli indigeni fossero dei depravati. Quando, raggiunta la capitale Azteca di Tenochtitlàn, interrogò Montezuma, l’imperatore fu stupito di sentire accuse come sacrifici umani e sodomia. Gli Aztechi, a differenza degli spagnoli, non credevano nelle pene postume dell’inferno e i delitti li punivano con severità subito. Gli omosessuali erano puniti con la pena di morte, fossero essi maschi o femmine.
Il deterrente per la devianza era dunque molto forte tra gli aztechi. Per i rapporti omosessuali l’individuo che faceva la parte della donna veniva fatto oggetto di crudele supplizio: gli strappavano gli intestini dall’ano, lo legavano a un ceppo e i ragazzi lo coprivano di cenere fino a che non ne fosse completamente seppellito, poi lo circondavano di legna e lo bruciavano.
Quello che faceva la parte dell’uomo veniva ricoperto di cenere e legato a un tronco fino a che non fosse intervenuta la morte.
In Perù non si era meno severi. Chiunque commetteva sodomia veniva condannato a essere trascinato per le strade legato a una corda e poi impiccato; infine veniva bruciato con tutti i suoi indumenti. Stessa pena veniva comminata a coloro che si erano macchiati di bestialità.
Quest’ultima possibilità era accresciuta dal grande numero di lama addomesticati e di vigogne a disposizione.
Il governo degli Inca, avendo spiccato carattere autoritario, promuoveva sistematicamente la repressione dell’omosessualità, che peraltro era largamente invisa a livello sociale.
Cieza de Léon, uno tra i più equilibrati tra i referenti sul popolo Inca, scrisse che nella zona del Chimù nella costa settentrionale circondata dal deserto, erano rimaste quindici donne per ogni uomo, dopo che gli Inca avevano punito con la morte tutti i sodomiti. Certamente dietro queste feroci repressioni vi erano soprattutto motivi politici legati alle lotte tra etnie.
I Chimù, che furono massacrati nel corso delle repressioni inca contro la sodomia, erano discendenti della civiltà Mochica, fiorita durante il primo millennio dopo Cristo.
Siccome i Mochica seppellivano insieme al defunto anche oggetti e suppellettili a lui appartenuti, vi è stata la possibilità di rinvenire molteplici oggetti erotici che ci dicono molto sui costumi sessuali di quelle popolazioni. Sembra accertato che i Mochica non fossero legati in modo preminente alla posizione sessuale che noi consideriamo tipica: donna supina con l’uomo sopra. Essi potrebbero aver usato il rapporto anale come metodo contraccettivo o perche offriva maggiore e più voluttuosa costrizione sul glande.
Soprattutto la refertazione di vasi e brocche, che avevano spiritose allusioni sessuali, ci fa capire molto delle abitudini sessuali di quell’etnia. Un famoso studioso del pensiero precolombiano, Francisco Guerra, ha analizzato vasi “a staffa” e di cento ha constatato che 31 raffiguravano rapporti anali eterosessuali, 24 il pene, 14 atti orali, 6 atti di bestialità, 5 masturbazione maschile, 4 la vulva, 3 rapporti anali omosessuali, 1 rapporti lesbici.
Comunque il pregiudizio razziale degli europei nei confronti dei costumi delle etnie precolombiane fu forte e irriducibile. Basti come esempio quanto segue.
Il terzo Concilio provinciale di Lima, in Perù, del 1583, approvò il seguente sermone che doveva essere pronunciato ai convertiti indios:
“Se c’è qualcuno tra voi che commette sodomia, peccando con un altro uomo o con un ragazzo o con un animale, sappiate che è per questa ragione che fuoco e zolfo piovvero dal cielo e bruciarono le belle città di Sodoma e Gomorra lasciando di esse soltanto cenere. Ciò comporta la pena di morte sotto le giuste leggi dei nostri re spagnoli… Sappiate che il motivo per cui Dio ha permesso che voi, indiani, doveste subire tante afflizioni e vessazioni da altre genti, è a causa di questo vizio che possedeva i vostri predecessori e ancora molti di voi… Dio vi sterminerà come già sta facendo se non vi ravvedete. Abolite ebbrezza e festini, terreno fertile di questi vizi abominevoli, scacciate dai vostri letti uomini e ragazzi, non dormite nella promiscuità come porci, ma ognuno da solo, non cantate né pronunciate parole sporche, non allettate la vostra carne con le vostre mani, perché anche questo è peccato che vi farà meritare la morte e l’inferno”.

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