Il mito degli afrodisiaci è duro a morire

Il nome in uso una volta era tutto un programma: cazzimperio. Si tratta del “pinzimonio”, cibo considerato provvisto di sicure doti afrodisiache. Il gastronomo Felice Cunsolo nella sua “Guida Gastronomica” del Touring Club così si esprime in proposito: “Va mangiato (il sedano) intingendone le costole a una a una in un composto di olio d’oliva puro, sale e pepe macinato di fresco. Pepe e vegetale acquistano così proprietà ancora più eccitanti; perciò la bagnetta prende tra il popolo basso e sboccato il nome di ‘cazzimperio’, tradotto dalle persone educate nell’umbro-toscano ‘pinzimonio’ già entrato in lingua”.
Si propongono, come sostituto del sedano, molti altri vegetali. Buonissimo in pinzimonio è il finocchio, ma, chissà perché, tutti sono concordi nell’escludere in modo assoluto che possa avere virtù afrodisiache.
Da che mondo è mondo si è sempre cercato di vedere in certi cibi uno stimolante del desiderio sessuale e dell’erezione. Sebbene nessuno mai sia riuscito a dimostrare su qualsivoglia cibo un’azione favorente la “cupidità” amorosa, il mito degli afrodisiaci è duro a morire.
Anche oggi di molti cibi si vantano proprietà afrodisiache. Porto qualche esempio. Il ginseng, tirato in ballo per molte pretese caratteristiche, favorirebbe un aumento dei corticosteroidi nel circolo sanguigno dando quindi un senso di vitalità e benessere. Lo zafferano migliorerebbe la circolazione del sangue favorendo un migliore afflusso ematico alla pelvi. Gli asparagi, essendo ricchi di potassio e vitamine, stimolerebbero gli ormoni maschili. La banana non è solo allusiva per la sua forma, ma contiene potassio e vitamine benefiche sul sangue e un enzima che aumenterebbe la libido maschile. I fichi godono di un’antica reputazione come stimolanti sessuali (oltre all’allusività già detta per la banana). Il ravanello fin dagli antichi egizi era accreditato di virtù afrodisiache. La fama del tartufo come afrodisiaco è conosciuta da tutti ed è rimasta intatta e viva dagli antichi romani fino a noi. Anche il caviale, contenendo zinco che stimola il testosterone, ha una buona fama. La cioccolata come si sa è accreditata di tante qualità (personalmente penso che la qualità più importante sia la sua gradevolezza al palato) e anche di quella di stimolare i neurotrasmettitori (ma la domanda è: quanti chili bisogna mangiarne?). La vaniglia avendo un buon profumo ci suggerisce il grande ruolo dell’olfatto circa le cose del sesso. Le ostriche contengono un’alta percentuale di zinco che favorirebbe una migliore funzionalità degli ormoni e del testosterone. Lo champagne ha nelle circostanze del suo utilizzo e naturalmente nel suo prezzo la funzione afrodisiaca più spiccata.
Gli afrodisiaci sono cibi ma anche droghe usate in molte etnie con la finalità di accrescere l’eccitazione sessuale. Talvolta gli afrodisiaci sono oggetti apotropaici impiegati in contesti rituali.
Fin dagli antichi egizi abbiamo l’evidenza dell’uso degli afrodisiaci: veniva preparato con polvere di pene di coccodrillo secca. Circa gli oggetti, più comunemente si trattava di quelli a forma di pene, come le corna di cervo in Europa, il becco d’un uccello, come quello del germano reale in uso presso gli eschimesi di Groenlandia, o il corno del rinoceronte bianco diffuso in Asia sudorientale e in Cina.
La mandragora oltre ad essere il titolo di una splendida commedia di Niccolò Machiavelli, è una radice a cui sono stati attribuiti un’infinità di poteri, tra cui quello afrodisiaco. Ciò forse solo a causa del fatto che tale radice ricorda nella forma il corpo nudo sia dell’uomo che della donna. Naturalmente l’effetto afrodisiaco di questa radice, come di qualsiasi altro vegetale, è da ricercare piuttosto nel mondo della fantasia che in quello della realtà.
Molta fama in questo settore hanno acquisito le spezie e i cibi speziati, forse per la cervellotica assonanza tra pizzicore nell’apparato gastro-enterico e pizzicore nell’apparato genitale. A una qualità selvatica di zenzero i nativi delle isole Salomone attribuiscono una certa efficacia. I romani usavano il pepe non per ingerirlo ma per sfregarsi la pianta del piede prima della tenzone amorosa. Gli stessi, nelle medesime situazioni, si sfregavano il pene con l’urina di toro che aveva appena montato.
La cantaride, famoso e famigerato afrodisiaco, è una polvere fine ricavata dai corpi secchi della mosca spagnola. Può in effetti produrre erezioni prolungate ed eccitazioni vulvari, ma comporta gravi rischi per la salute e in taluni casi anche la morte.
I neri Bush della Guyana usavano i semi masticati della “mucca-mucca”, una pianta che produce un’irritazione simile alla cantaride. I semi venivano inseriti nell’uretra, provocando invariabilmente delle uretriti.
Il “muriacitin” è estratto dalle radici di un albero delle foreste tropicali del Brasile. Incidentalmente può produrre qualche effetto eccitatorio al pari della “yohimbina”, estratta dalla corteccia di un albero africano e usata per prima da popolazioni del Camerun.
Proprio nel Camerun ci sono popolazioni che hanno una forte tradizione di raccolta di afrodisiaci. I Fang usano circa cento piante come afrodisiaci, senza parlare dei numerosi oggetti usati con lo stesso scopo, come le ossa degli albini, i denti dei capi e perfino gli organi sessuali di donne che prima di morire sono state suocere.
In queste popolazioni, al minimo timore di ipoattività sessuale dei figli, i genitori sono solleciti a fornire loro uno o più sussidi afrodisiaci. A volte si tengono delle feste collettive a base di afrodisiaci allo scopo di rinvigorire la vita sessuale dei giovani del villaggio.
Nel mondo cinese l’uso degli afrodisiaci ha avuto una consapevolezza scientifica più elevata rispetto ad altre etnie. Più che a sostanze singole i cinesi attribuiscono poteri afrodisiaci ad elaborate misture. Curiosa è la denominazione di “pozione della gallina calva”.
Si narra che un funzionario, usando regolarmente tale mistura, concepì tre figli alla ragguardevole età di oltre settant’anni e inoltre impegnava la moglie con tale frequenza che la poveretta non riusciva più a stare né seduta né distesa. Accortosi dell’eccesso il funzionario gettò nel cortile quel che gli restava della potente mistura, e lì un gallo la trangugiò. Da quel giorno le galline del pollaio non ebbero più requie e venivano continuamente montate dall’irrefrenabile gallo. Le malcapitate galline ricevevano con abnorme frequenza beccate sulla testa, tanto che alla fine restarono completamente calve. Da qui il nome.
Il Maestro Tung-hsuan sosteneva che la “pozione della gallina calva” se ingerita tre volte al giorno per sessanta giorni da qualsivoglia maschio lo avrebbe messo in grado di soddisfare con facilità quaranta donne.
La “pozione di corna di cervo” che conteneva tra l’altro, appunto, polvere di corna di cervo, era più idonea a prevenire l’impotenza piuttosto che a curarla.
Esistevano elaborate misture da applicare sul pene al fine di accrescerlo, ed elaborate misture da applicare alla vagina al fine di restringerla. Le due terapie combinate, dunque, potevano aiutare a raggiungere il non banale risultato di adeguare le rispettive misure armonizzandole.
La maggior parte delle sostanze usate per gli antichi miscugli si possono reperire anche oggi nelle farmacie cinesi e giapponesi. Invece i molti oggetti tradizionalmente in uso in Cina e in Giappone, come gli anelli per il pene e le “palline tintinnanti” da introdurre secondo le dimensioni nella vagina o nel sottocutaneo del pene, sono reperibili nei nostri “sexy shop” più forniti. L’anello per il pene era finalizzato a conservare a lungo la rigidità dello Stelo di Giada. Le “rin-no-tama” per le donne si diffusero in occidente già nel diciottesimo secolo mentre la versione delle “palline tintinnanti” da introdurre tramite incisioni nel sottocutaneo penieno (l’azione di tali rigonfiamenti era molto apprezzata dalle donne) da noi ha avuto ovviamente scarso seguito.
In Cina i sussidi meccanici per una migliore soddisfazione sessuale cominciarono a prendere piede quando la società divenne troppo puritana per tollerare ancora la diffusione capillare dei manuali sessuali illustrati, che per millenni avevano risolto brillantemente la funzione culturale di informazione ed iniziazione.

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