SADE, PROFETA DELL'EROTISMO

"Sade, profeta dell'erotismo" è una fondamentale opera di Gilbert Lely del 1952, che ha il grande merito di presentarci con completezza la figura di Donatien-Alphonse-François marchese di Sade. Con Sade il pensiero umano deve ancora fare i conti, avendolo a lungo liquidato come un pazzo pornografo perverso.
Era proprietario di La Coste e di Saumane, compreprietario di Mazan, luogotenente generale nelle province di Bresse, Bugey, Valromey e Gex, maestro di campo di cavalleria, nato a Parigi il 2 giugno 1740, morto nel manicomio di Charenton il 2 dicembre 1814.
Nei 1763 Sade sposa Renée-Pélagie Cordier de Launay de Montreuil, da cui avrà due figli maschi e una femmina.
Cinque mesi dopo il matrimonio, Sade viene condannato per libertinaggio e prova per la prima volta il carcere: quindici giorni a Vincennes. La prima grossa rogna ce l'ha cinque anni dopo.
A Place des Victoires Sade vede una giovane che chiedeva l'elemosina, Rose Keller. Con il pretesto che aveva bisogno di una che gli rassettasse la camera, egli conduce la ragazza nella sua casa di Arcueil, dove un po' con minacce, un po' con promesse di denaro induce Rose a spogliarsi e a farsi frastare.
Approfittando di una occasione propizia ed eludendo la sorveglianza di Sade e del suo servo Latour, la ragazza fugge e va a denunciarlo alle autorità.
Successivamente ottiene un'indennità, mentre Sade è incarcerato a Saumur, poi a Pierre-Encise finché la Grande Camera del Parlamento lo condanna soltanto a pagare una multa. Siamo nei 1768 e il re personalmente ordina la detenzione del reo.
Dopo qualche tempo Sade ottenne una sorta di condizionale e viene rimesso in libertà con l'impegno di vivere lontano da Parigi, nel suo castello di La Coste, distante una cinquantina di chilometri da Avignone.
La condotta di Sade non aveva avuto opportuni aggiustamenti: egli era quasi sempre impegnato a organizzare balli e rappresentazioni teatrali.
Nel 1772 si rimise ancora nei guai. A Marsiglia, insieme al fido Latour (costantemente suo complice), aveva organizzato una riunione con quattro ragazze facili, a cui aveva propinato delle caramelle con la cantaride.
La cantaride è un insetto che si utilizzava secco o in polvere ed aveva un'azione vescicante ed eccitante. Vanta proprietà afrodisiache (note fin dall'antichità); una sorta di viagra dell'epoca. Ma si rischiava (e molto) per la salute.
Durante la seduta a sei (Sade, Latour e le quattro ragazze) si era dato libero corso ai soliti rituali fatti di flagellazioni (moderatamente violente), amplessi regolari e sodomitici ed attività omosessuali. Sade fa assaggiare a Marianne degli anicini con la cantaride; più tardi nel corso di un altro festino, un'altra ragazza consuma tutte le caramelle con la cantaride portate dal suo cliente. Ovviamente ben presto si sente poco bene e credendo di essere stata avvelenata denuncia Sade alle autorità.
Il marchese, ben sapendo quello che lo aspettava, fugge in Italia insieme alla cognata, Anne de Launay, canonichessa, che fa passare per sua moglie. Ma nella realtà, se non moglie siamo là. Infatti Anne, nelle lunghe serate al castello, sebbene già promessa sposa a Cristo aveva capitolato alla diabolica corte del marchese divenendone l'amante. Maurice Lever, un biografo di Sade, ha pubblicato nel 2005 il libro "Je jure au marquis de Sade, mon amant, de n'ètre jamais qu'à lui...", basato sul fortunato ritrovamento di alcune lettere di Anne de Launay.
Il Parlamento di Provenza condanna a morte Sade per i reati di avvelenamento e sodomia, e lo giustizia in effigie ad Aix il 15 settembre del 1772.
Un mese dopo Sade viene catturato a Chambéry, per ordine del re di Sardegna, che agiva su pressione della potente presidentessa di Montreuil, sua suocera.
Sade riesce ad evadere di prigione e si rifugia a La Coste dal 1774 al 1777.
Nel febbraio del 1777, il marchese viene arrestato grazie a una "lettre de cachet" e immediatamente avviato al forte di Vincennes.
Subito dopo, la sentenza relativa ai fatti del 1772 viene annullata perché si era appurato che non c'era stato avvelenamento. Durante il trasferimento alla prigione Sade riesce a fuggire nuovamente e a rendersi uccel di bosco per trentanove giorni, dopo i quali viene nuovamente catturato e condotto a Vincennes.
Qui Sade rimane prigioniero cinque anni e mezzo. Nel 1784 il marchese viene trasferito alla Bastiglia, dove resta per altri cinque anni e mezzo. Si trattava di una condizione migliore rispetto alla precedente: il prigioniero aveva più spazio e il vitto era buono.
Poco prima del 14 luglio 1789 (scoppio della rivoluzione e presa della Bastiglia), Sade è trasferito a Charenton, un ospedale psichiatrico tenuto dai religiosi.
Il 2 aprile 1790 il marchese viene liberato e partecipa alle riforme della Rivoluzione, ma ben presto viene sospettato di simpatie "controrivoluzionarie" e nuovamente arrestato. Tra fughe, proclami, requisitorie collettive subite o inflitte agli altri, le vicende nel periodo della rivoluzione sono ingarbugliate.
Cinque anni dopo la fine della rivoluzione, nel 1801, sotto il consolato, il marchese viene arrestato per essere l'autore di "Justine" e di "Juliette" e rinchiuso prima a Sainte-Pélagie e a Bisètre, poi nel manicomio di Charenton, dove muore nel 1814.
L'opera di Sade è stata sempre messa al bando e combattuta in tutte le maniere. Solo pochi artisti, scrittori e studiosi ne hanno sottolineato e ripreso la grande importanza. Nella nostra epoca è in atto una rivalutazione che ha avuto negli ultimi decenni grande impulso dalla puntuale ricerca storiografica di Gilbert Lely.

Sade, profeta dell'erotismo. L'erotismo è una scoperta recente nella storia del pensiero umano, e grande merito, in questo senso, va attribuito a Georges Bataille, scrittore e filosofo francese nato nel 1897 e morto nel 1962. Ha partecipato a tutta la vicenda culturale europea che ha avuto la punta di diamante nelle avanguardie e in particolare nel surrealismo.
Il primo abbozzo de "L'érotisme" di Bataille è del 1930 e si è venuto precisando negli annmi successivi. Bisogna dire che Bataille ha posto degli importanti capisaldi, ma non è riuscito a dare completo sviluppo alle sue intuizioni.
La sua attenzione si è dissipata in troppe direzioni, forse nel tentativo di raggiungere una visione superiore, libera dalle schiavitù della vita e in armonia con le prospettive della morte.
Georges Bataille ha scritto su Sade pagine di grande acutezza che hanno cominciato a penetrare l'allucinante visione dell'universo sadiano. "La storia delle religioni può mediocremente servire a spiegare il sadismo. La definizione del sadismo, al contrario, ha permesso di vedere in certe vicende religiose qualcos'altro che delle incomprensibili bizzarrie: con gli istinti sessuali si possono finalmente spiegare gli orrori dei sacrifici. Questi riti furono di un'eccessiva crudeltà: si offrirono bambini a mostri di metallo rovente, si incendiarono colossi di vimini, dopo averli imbottiti di vittime umane, e ci furono preti che spellarono vive delle ragazze per rivestirsi della loro pelle sanguinante. Il merito principale dell'opera di Sade è quello di aver scoperto la funzione di 'trasgressione morale' dell'evasione nella voluttà".
Bataille in questo modo riesce ad intuire l'elemento costitutivo dell'erotismo, che l'opera di Sade evidenzia: "l'irregolarità", ossia il contrario della regola.
"Essa procura a volte angoscia e a volte gioia, giacché la passione mitigata dall'angoscia è tipica dell'attività sessuale. Senza la coscienza di un'angosciosa 'irregolarità', la felicità erotica, nella sua pienezza s'intende, viene a mancare; ma con il presagio di una irregolarità, anche appena intravista, la nudità stringe alla gola".
Lo stesso Sade si scolpisce con folgorante precisione: "Pensate di ottenere un risultato straordinario, costringendomi all'atroce astinenza dal peccato carnale. Ebbene, vi sbagliate: avete stimolato in me delle fantasie che ora sarò costretto a realizzare".
Dice Maurice Blanchot, autore di un serio studio sull'influenza sadista: "Con Sade, nel mondo così relativo della letteratura, abbiamo un autentico assoluto".
Jean Paul Sartre, da parte sua, ha colto, in modo quanto mai penetrante, la portata della vita e dell'opera di Sade: "Nel mio turbamento mi sfugge perfino la comprensione del mio desiderio: sono come un dormiente che, svegliandosi, si trovasse aggrappato alla sponda del letto, senza potersi ricordare dell'incubo che ha provocato il suo gesto. Questa situazione è all'origine del sadismo... Il sadismo è passione, aridità e accanimento... E' aridità perché si manifesta quando il desiderio ha perso il suo aspetto nebuloso, inquietante... e poiché si accanisce a freddo, perché è accanito e arido insieme, il sadico è un passionale. Il suo scopo, che è il motore del resto di ogni desiderio, consiste nel voler prendere e asservire l'Altro, non soltanto in quanto si rappresenta l'Altro come oggetto, ma in quanto lo considera pura trascendenza incarnata... Non ha altra risonanza all'infuori di quella che consiste nel fattore l'Altro come oggetto-strumento, cerca di utilizzare il corpo dell'Altro come uno strumento per fargli realizzare l'esistenza incarnata... Cerca di scoprire la carne sotto l'azione... Vuole la non-reciprocità dei rapporti sessuali; gode di sentirsi una potenza libera e possessiva di fronte a una libertà prigioniera della carne. Per questo il sadismo vuole presentare la carne in un 'altro modo' alla coscienza dell'Altro: vuole presentarla considerando l'Altro uno strumento e attraverso il dolore. Tuttavia il sadismo, alla pari dell'indifferenza cieca e del desiderio, racchiude in se stesso il principio del suo fallimento. Il sadismo è il fallimento del desiderio e il desiderio il fallimento del sadismo... Cerca di impossessarsi della libertà trascendente della vittima. Ma è proprio questa libertà che è per essenza fuori portata".

Fu verso il 1780, quando Sade aveva quarant'anni, che cominciò a scrivere nella prigione di Vincennes e cominciò ad edificare la sua opera. Il fatto è che ben presto considerò la scrittura (non potendo vivere) lo scopo della sua vita.
Dice Maurice Heine: "L'arbitrio di un re poté salvare una famiglia dalla prodigalità e dal libertinaggio del suo capo; ma per una inattesa conseguenza quel re forgiò contro se stesso e contro l'intera società lo strumento di un'opera filosofica che è la più terribile macchina da guerra mai costruita dal materialismo allo scopo di liberare completamente l'uomo".
Una rassegna esatta delle opere di Sade è, per molte ragioni, assai difficile. Le opere stampate mentre Sade era in vita sono: "Justine, ou les Malheurs de la Vertu" del 1791; "Aline et Valcour, ou le Roman philosophique" del 1793; "La philosophie dans le boudoir" del 1795; "La nouvelle Justine, ou les Malheurs de le Vertu" e "Histoire de Juliette, sa soeur, ou les Prospérités du Vice" del 1797; "Oxtiern, ou les Malheurs du libertinage" dramma in tre atti e in prosa del 1791; "Les Crimes de l'Amour" novella eroica e tragica, preceduta da una "Idée sur le roman" del 1798; "La marquise de Gange" del 1813; gli "Opuscules politiques" tra il 1791 e il 1793.
Le principali edizioni delle opere pubblicate postume sono: "Dorci ou la Bizarrerie du sort" racconto inedito uscito nel 1881 a cura di Anatole France; "Les 120 Journées de Sodome ou l'Ecole du libertinage" pubblicato nel 1904; "Historiettes" pubblicato a cura di Maurice Heine nel 1926; "Dialogue entre un prètre et un moribond" pubblicato a cura di Maurice Heine nel 1926; "Correspondance inédite" pubblicata a cura di Paul Bourdin nel 1929; "Histoire secrète d'Isabelle de Bavière, reine de France" pubblicata a cura di Gilbert Lely nel 1953.
Il personaggio di Isabella, che è stata certamente una delle donne più sensuali e crudeli della storia, è assai piaciuto a Sade, che vi ha visto forse una specie di Juliette con la corona. A proposito dell'ultimo amplesso che Isabella si concede con il duca d'Orléans suo cognato e amante, prima di farlo sgozzare dai suoi sicari, Sade così descrive la regina: "Un insormontabile avversione per tutto quel che contrariava i suoi gusti, un carattere inflessibile, un non comune slancio nella soddisfazione dei propri piaceri, desiderosa di tutto, rispettosa di nulla e senza pagare mai alcun conto, si serviva della posizione attribuitale dal destino per praticare ogni vizio, sicura dell'impunità".
Non è difficile scorgere invidia e amarezza in questo ritratto che Sade fa. In effetti a lui le punizioni non sono state di certo risparmiate, con una palese ingiustizia rispetto a tanti nobili davvero depravati. Insomma il marchese di Sade non fu certo un Gilles de Rais.
Chi vuole aspirare a una conoscenza più vera del "Divin Marchese" abbandoni l'idea che egli somigli o voglia somigliare per forza ai suoi eroi negativi. Accanto alle peggiori nefandezze egli riesce, con convinzione, a descrivere la bellezza del sentimento coniugale: "Oh! non pensate che la fiamma del piacere possa spegnersi quando esso è opera dell'amore: più una sposa allora ci abbandona le sue grazie più eccita il nostro ardore. Questo legame che si schernisce quando non si ama la propria moglie diventa dolcissimo quando la si adora. E' tanto delizioso accordare i movimenti del proprio cuore con i voti del cielo, delle leggi e della natura... No, non c'è alcuna donna al mondo che valga quella che ci appartiene; abbondoniamoci con libertà ai trasporti ardenti dell'anima di lei, le si concede con tutta la gioia i titoli che possono confermare quelli che già possiede: essa è allora la nostra amante, la nostra sorella, il nostro dio, e tutto ciò che può contribuire alla più inebriante felicità della nostra vita. Tutte le passioni si accendono, bruciano, sorgono a schiera in lei e per lei sola".

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