Pigmalione

Pigmalione era un celebre scultore dell’isola di Cipro che si innamorò dell’immagine corporea di Galatea che egli stesso aveva scolpito. Nonostante la passione fosse travolgente la statua rimaneva tale, dunque inerte. Ci volle la dea Venere che mossa a pietà, le infuse la vita. La statua si trasformò in un essere capace di corrispondere all’amore di Pigmalione.
Come era nell’ordine delle cose, facendosi donna concreta l’immagine non poteva conservare la primitiva perfezione e dunque perse la propria natura divina.
Non appena acquistato l’uso della parola, Galatea si lamentò della barba di Pigmalione e lo spinse a tagliarsela. Pigmalione, nell’ansia di aderire al desiderio dell’amata, si ferì il mento con il rasoio. Le gocce di sangue che caddero a terra si trasformarono in rose rosse, che da quel giorno presero a simboleggiare l’omaggio floreale ideale dopo ogni sacrificio amoroso.
Dall’unione di Pigmalione con Galatea nacque un figlio che fu chiamato Pafo, che fu anche il nome dato a una città cipriota.
Fu Ovidio ne “Le metamorfosi” che diede spessore e rilievo al personaggio di Pigmalione. Nella storia che il poeta di Sulmona narra emerge in tutto il suo fulgore il concetto della fisicità come sola forza che può generare un grande amore. Pigmalione si era innamorato del corpo nudo di Galatea, sebbene scolpito nel freddo marmo. In quella statua egli investì il proprio alto ideale femminile, superiore a qualunque donna di carne. Egli dorme accanto all’immagine amata anelando al giorno in cui l’essere amato sarà in grado di riamare a sua volta.
Ma la preghiera ad Afrodite, dea dell’amore, forse si rivelerà un azzardo. Infatti Pigmalione, ritrovandosi con la famigliola (moglie e figlio), ha l’amara intuizione che non era quello che voleva, non era quello il suo febbrile sogno vissuto al cospetto di quella statua, sì fredda, ma che racchiudeva la perfezione.
Dunque l’ideale amoroso è sempre al di là che quello che può offrire la realtà che si dipana nel tempo e nello spazio.
Delle molte opere che rielaborarono la leggenda di Pigmalione, è molto significativa la commedia di George Bernard Show.
La trama della storia è di grande fascino: Henry Higgins, professore di fonetica, scommette con un amico di poter trasformare una fioraia popolana, Eliza Doolittle, in una donna raffinata dell’”upper class”, insegnandole l’etichetta e la pronuncia usata negli ambienti sociali elevati. La scommessa è vinta, ma fino a un certo punto: accanto alla verità che è possibile trasformare un essere umano, viene affermata un’altra grande verità: prima o poi la creatura soppianterà il suo creatore. Higgins e Doolittle si avvicineranno, tanto da far credere che i loro destini si potessero fondere, ma alla fine lei rifiuterà il suo Pigmalione e sposerà un gentiluomo nobile, ma povero.
Nel 1964 il regista cinematografico George Cukor girò il film “My Fair Lady”, con Rex Harrison e Audrey Hepburn, che riprendeva una commedia musicale di grande successo tratta dall’opera di Show. Il film, molto bello e di grandi incassi vinse ben otto Oscar.

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