Il Marchese di Sade

Si è detto a proposito di Sade (cft. “Vi racconto il sesso”), che la sua vita ci parla al pari delle sue opere. Si tratta di una vita sfortunata, piena di guai (direbbe Vasco Rossi), vissuta più dentro le galere che fuori.
Il Marchese era nato nel 1740. Nel 1763 sposa la presidentessa di Montreuil da cui ha due figli maschi e una femmina. Già dopo pochi mesi viene condannato per libertinaggio e si fa i suoi primi quindici giorni di prigione a Vincennes. Dopo cinque anni si verifica la storia con Rose Keller che gli costerà l’arresto nel 1768 per espresso ordine del re.
Nel 1772 Sade si rimette nei guai con la storia delle caramelle con la cantaride propinate a Marsiglia a quattro prostitute. Una delle donne, credendo di essere stata avvelenata, lo denuncia. Sade fugge in Italia con la cognata, Anne de Launay, che fa passare come sua moglie. Il parlamento di Provenza lo condanna a morte per avvelenamento e per sodomia nel settembre del 1772.
Un mese dopo viene arrestato a Chambéry per ordine del re di Sardegna che agiva per espressa richiesta di sua moglie, la presidentessa di Montreuil. Riuscito ad evadere, rimase libero dal 1774 al 1777. Nel febbraio di quell’ anno viene nuovamente imprigionato e portato a Vincennes dove resta (a parte un’altra breve evasione) fino al 1784. Quindi viene trasferito alla Bastiglia fino alla sua presa il 14 luglio 1789. Successivamente, con le alterne vicende della rivoluzione, rimase perlopiù presso l’ospedale psichiatrico di Charenton fino alla morte avvenuta nel 1814.
Per sapere qualcosa di più di Sade e della sua opera, seguiamo quello che ci dice un testimone forse poco attendibile, per il fatto che si dichiarava suo acerrimo nemico: Restif de la Bretonne.
Nella sua opera “Monsieur Nicolas”, Restif ci fornisce preziose informazioni su Sade. Una di queste riguarda un’opera che Sade ha scritto ma non pubblicato: “Théorie du libertinage”, di cui non ci è giunto neppure un brano. Restif ci informa che “l’autore aveva composto la sua opera nell’immonda tana di Clichy, dove la sua atroce anima si dilettava di immaginare orrori, completando il suo piacere col salasso settimanale, così si dice, di una infelice, che gli serviva da amante”.
Restif allude all’affare di Rose Keller, che dimostra di non conoscere affatto ma che, comunque, usa come pretesto per fare professione di odio nei confronti di Sade.
In un altro punto emette la seguente invettiva: “O Sade! I tuoi racconti sono veri soltanto nei tuoi desideri, ma come sei pericoloso! Se il Pinard della Vandea avesse letto i tuoi scritti quante enormi crudeltà avrebbe commesso!”
Restif non è il più affidabile dei testimoni, data la negatività dei suoi sentimenti, ma è il solo testimone che ci può dire qualcosa di quell’opera che non ci è pervenuta. Essa, a giudicare dal titolo (“Teoria del libertinaggio”), promette molto e forse ci avrebbe permesso di vedere ancora più in profondità i contenuti sadiani. Ma seguiamo quello che ci racconta Restif de la Bretonne:
“Il mio cuore è morto con i miei sensi, e se talvolta mi coglie un moto di tenerezza, questo è un errore, come avviene nei sogni o per gli eunuchi; mi lascia poi in una tristezza profonda. Mi rendo conto che la sorgente dell’amore sentimentale risiede negli organi destinati all’amore fisico. Studiando sempre su me stesso il cuore umano e cercando di rivelarlo, ho provato a scoprire la causa degli atroci piaceri dei vecchi; e l’ho trovata nella loro impotenza. Per eccitarli occorrono le espressioni più oscene, i contatti più rivoltanti. Vi ho trovato la ragione della crudeltà di opere esecrabili come quelle composte dopo la Rivoluzione, “Justine”, “Aline”, “Le boudoir”, la “Théorie du libertinage”; e se nell’ottava parte della presente opera ho l’aria di indicare l’autore della “Théorie”, che non è ancora uscita e che ho potuto leggere soltanto in manoscritto, si sappia che lo faccio soltanto per evitarne la pubblicazione, mostrando di esserne al corrente. Il vecchio corrotto, cinico, incapace di provare il piacere, non solo non vuole che la donna goda, ma, vero e proprio mostro, vuole addirittura che essa soffra, che gema proporzionalmente alla sua giovinezza e alla sua bellezza; e se poi è molto bella, molto piacevole, di buona nascita, allora egli vuole che essa muoia nei tormenti. Più essa appare promessa a ogni felicità, più la vuole infelice. Così pensa l’infame Dolmancé nel “Boudoir”. Se mai dovesse essere pubblicata la “Théorie du libertinage” (cosa non improbabile in questo secolo degenerato), rabbrividiranno i più scellerati. Prendo atto oggi stesso, primo vendemmiaio dell’anno V, che essa propone, a imitazione del mio “Pornographe”, di istituire degli uffici dove si stabiliscano le tariffe delle donne pubbliche, con quest’orrore supplementare, che gli ultimi tre dei nove uffici consigliati da quest’infame opera siano atti a offrire ai libertini delle donne destinate a essere torturate e assassinate, supponendo che vi siano degli scellerati con gli stessi gusti di colui che ne ha avuto l’idea! Si pagherà poi il doppio del prezzo del biglietto se la donna è incinta. A questo punto viene proprio voglia di pugnalare l’esecrabile autore. E non è tutto! Alla fine del manoscritto è descritta l’immolazione di una bella diciottenne, chiamata Angelica, abbandonata dalla marchesa sua padrona agli spaventosi tormenti seguiti da morte inflittile da un’altra diciottenne (quest’ultima nobile), dalla marchesa stessa e dalla tigre Dolmancé. Il mostro che ha partorito un tale orrore sta preparando un “Seguito” a questa abominevole opera, di cui taccio i particolari che pure ho già trascritto a parte. La conclusione mostra come tre orfanelli, un ragazzo e due ragazze, belli, delicati, beneducati, ma senza la protezione dei genitori, vengano affidati sconsideratamente alla stessa marchesa. Essi sono appunto le vittime designate alla tortura che sarà descritta nel “Seguito” alla “Théorie du libertinage” (che a sua volta è il seguito della “Philosophie dans le boudoir”). O Governo, precedi questo scellerato: mille donne potrebbero morire di mala morte se tale libro venisse letto dai soldati…”

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