Leda

Leda era sorella dell’indovino Calcante, figlia del re Testio che aveva partecipato alla spedizione degli Argonauti, sposa di Tindaro re di Sparta. Giove la concupì e la sedusse prendendo le sembianze di un cigno.
Se teniamo conto di un particolare di questa leggenda, dobbiamo supporre che Leda fosse tutt’altro che restia alle relazioni adulterine: suo marito Tindaro esibiva nel suo palazzo una statua di Venere dai piedi incatenati, quasi a significare che senza le catene e un’assidua sorveglianza la fedeltà delle donne era solo una pia illusione.
Il fattaccio misterioso avvenne senza avvisaglie in un giorno qualunque mentre Leda dormiva sulle rive dell’Eurota: un cigno di incredibile candore le piombò addosso dall’alto del cielo. Fu un’azione obbligata poiché un’aquila (verità o pretesto) inseguiva il bellissimo pennuto, che non trovò di meglio che rifugiarsi tra le braccia di quella donna dormiente.
Leda non si sorprese, quasi se l’aspettasse. Anzi, non appena il cigno aprì bocca e parlò, Leda fu felice di quell’incontro.
“Sono il dio della luce – disse l’anseriforme uccello – e dipende ora soltanto da te avere due figli che mi eguaglino in splendore e che brillino nella volta del cielo per far da guida ai marinai dispersi”.
E’ superfluo precisare che sotto le spoglie dello splendido cigno si celava il sommo dio Giove. Non sappiamo se Leda comprese subito il rango del suo propositore amoroso, quello che sappiamo è che accondiscese senza indugio alla profferta. Fu così che, dopo congruo tempo, la donna mise al mondo due uova da ognuno dei quali uscirono due gemelli: Polluce ed Elena da uno e Castore e Clitennestra dall’altro.
I due maschi formarono la celebre coppia dei Dioscuri, e siccome furono allevati insieme risultarono legati da amicizia immarcescibile. Condividevano tutto: avevano un solo giavellotto, un solo cavallo bianco e un solo cappello a forma di guscio d’uovo, che a seconda delle necessità si scambiavano di volta in volta. Essi non si mostravano mai tutti e due insieme allo sguardo altrui, ma l’uno dopo l’altro, esattamente come le due stelle della costellazione dei Gemelli che portano il loro nome. Così si attuò la promessa fatta da Giove a Leda: essendo così brillanti nel cielo divennero il punto di riferimento per i marinai, che avevano per loro una particolare devozione, con un culto costante e peculiare invocazione nel corso delle tempeste affinché illuminassero la via. Per altri versi il culto dei Dioscuri si estendeva anche ad altre categorie: per esempio, erano i protettori delle corse equestri.
Naturalmente, la storia di Leda e del cigno fu letta anche con più malizia e con meno creduloneria. La donna, che amava il sesso e non sapeva resistere a corteggiatori affascinanti, trovatasi incinta avrebbe escogitato la storia del cigno per nascondere il vero padre di Castore e Polluce, di Elena e Clitennestra. Del resto , se guardiamo a queste ultime (tale madre tali figlie), dobbiamo constatare che la fedeltà coniugale non alberga certo qui! Elena tradì il marito Menelao e fuggì con Paride, provocando la guerra di Troia; Clitennestra, moglie di Agamennone, lo tradì con il cugino Egisto e per giunta al suo ritorno da Troia lo assassinò, provocando l’atroce vendetta del figlio Oreste.
Il tema di Leda e il cigno, come altri temi piccanti della mitologia e della Bibbia, ebbe una grande fortuna nell’espressione artistica. Molti grandi pittori vi si sono cimentati. Tra gli altri, Giovanni Battista del Porto (per questo chiamato “Il Maestro dell’Uccello”), il Correggio, Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Paolo Veronese, Riesner (1855), Paul Baudry (1857).
Michelangelo dipinse una Leda nel 1530 per Alfonso d’Este. Il dipinto oggi è scomparso. Si dice che, per un contrattempo, l’artista non riuscì a consegnarlo all’emissario del duca, e lo affidò per la consegna al suo allievo Antonio Mini. Questi decise di speculare a proprio profitto su tale incarico di fiducia e partì per la Francia sapendo che Francesco I avrebbe comprato qualunque quadro di notevole livello.
Il furbo e poco onesto Mini realizzò ugualmente una fortuna con un altro sistema: nel lungo itinerario dipinse innumerevoli copie e le vendette. E’ per questo motivo che oggi abbiamo una sovrabbondanza di copie, però ci manca l’originale.
Nel 1916 Gabriele D’Annunzio pubblicò un racconto intitolato “Leda senza cigno”, in cui descrive le fantasticherie di un novello ammiratore di Leda che si perde nella spirale di una incipiente follia.

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