Jayne Mansfield

Jayne Mansfield è nata nel 1933 in Pennsylvania ed è morta nel luglio del 1967 in un incidente stradale.
Questa star americana del cinema ha contribuito, come per altri versi era stato per Brigitte Bardot, a creare l’ossessione erotica in milioni di uomini.
La sua ipermastia sembrava rispondere all’inestinguibile bisogno di appagamento al seno, nel contempo materno ed erotizzato. Quel petto esagerato avallava un credibile sentimento tattile catartico, molto di più dei rituali psicoanalitici di Freud.
Da un controllo casuale del Quoziente di Intelligenza, Jayne risultò avere il punteggio di 162 (Einstein aveva ottenuto 160). E proprio perché era così intelligente aveva capito perfettamente che il pubblico l’apprezzava non certo per il suo Q.I. ma per la sua esplosività sensuale.
Jayne Mansfield non riuscì, come avrebbe voluto, a controbattere e sormontare il mito di Marilyn Monroe. Marilyn entrò per sempre nel cuore dei maschi per aver posato nuda in una foto, compensata con 420 dollari. Quella foto divenne un calendario murale di cui si vendettero sei milioni di esemplari. Entrata nell’immaginario erotico il personaggio di Marilyn divenne una “vamp senza mistero”, come l’ha definita Jacques Siclier. In effetti Marilyn rappresentò un’icona senza virtù, senza intelligenza e senza ideali al di fuori del denaro. Il suo suicidio a trentasei anni, che ha coinciso con il raggiungimento dell’apice del successo, ha dimostrato in modo chiaro questo vuoto di valori.
Jayne, a differenza di Marilyn, è consapevole del potere della propria fisicità. Fu anche consapevole che il suo corpo le avrebbe attirato l’odio dei sessuofobi e dei moralisti, e per questo cercò di ottenerne l’affetto accreditandosi come persona parca e timorata di Dio.
La verità è che a Jayne piaceva essere una sex-symbol, poiché le piaceva molto il sesso e lo praticava in ogni occasione e senza grande selettività.
La Mansfield è cosciente di essere un oggetto erotico agognato da milioni di maschi, che la consideravano un idolo sessuale ai cui piedi deporre l’obolo quotidiano. I suoi seni avevano finalmente un’opulenza pari alla concupiscenza maschile.
A differenza di Brigitte Bardot che quasi non si curava delle ossessioni accese nella mente del genere maschile, Jayne Mansfield coltivava essa stessa le sue singolari prerogative: si disegnava i vestiti perché mettessero in mostra al massimo le sue forme e promuoveva la commercializzazione di migliaia di gadget che richiamavano il proprio mito. Jayne è stata sempre attenta a coltivare nei fans l’illusione della propria disponibilità.
Solo quando decise di sposare Mister Muscolo rischiò di deludere la vasta platea dei suoi adoratori, mettendoli in palese condizione di inferiorità. Ma seppe rimediare grazie alla televisione e al cinema, mostrandosi in una cerimonia di nozze religiosa, con un abito osé che ne esaltava le forme ed esplicitava il messaggio: “Chi mi vuole mi può prendere!” .
Jayne Mansfield si iscrive così di diritto nell’esclusivo club delle “vamp”, donna fatale dello schermo che esercita una malia sul maschio adorante.
La prima “vamp” fu Theda Bara, che aveva forgiato il suo nome anagrammando le parole “arab death”. Theda, per la prima volta nella storia del cinema, aveva baciato un uomo sulla bocca, fulminando in un corto circuito le energie di resistenza degli spettatori.
Il termine “vampiro” in origine si riferì a quei cadaveri che si credeva sopravvivessero alla propria morte succhiando il sangue dei vivi. Per il vampiro l’atto di succhiare il sangue è un equivalente dell’atto sessuale. Così la vittima, sebbene destinata a sicura morte per dissanguamento, prova lo stesso piacere del suo aggressore. Vi sono anche i vampiri del Venezuela che, essendo in gran parte omosessuali, provocano nella vittima non perdita di sangue ma di sperma.
La vamp, nei confronti del suo popolo adorante, allo stesso modo provoca una felice emorragia di sperma.

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