Lars Ullerstam.

Nel 1966 uno psichiatra svedese del celebre manicomio di Beckomberga, Lars Ullerstam, diede alle stampe un libro destinato ad aprire un dibattito che anche oggi è lungi dall’essere concluso, “I minorati erotici”.
Partendo dalla “sociologia sessuale” di Kinsey, il dottor Ullerstam si è reso conto di quanto siano fallaci le nozioni di “normale” e “anormale”, influenzate come sono dai pregiudizi e dalla malafede. Nella nostra società nessuno nega il diritto alla felicità di ognuno, ma poi si è pronti in concreto a vanificarne i contenuti. In particolare, col pretesto che non rientra nella morale corrente, viene rifiutato il diritto di cura a minoranze sfortunate che non riescono ad avere la soddisfazione sessuale.
Vi è una sorta di dissociazione schizofrenica della medicina ufficiale che da una parte si impegna a curare e ad alleviare il disagio, ma in altri casi si trincera dietro un moralismo acritico, a cui la spinge la società benpensante.
Per ciò che riguarda le perversioni, il dottor Ullerstam non si limita a chiedere tolleranza, ma auspica l’instaurazione di sistemi di comunicazione che consentano ai “minorati sessuali” di soddisfare le proprie esigenze senza vergognarsene, con la sola condizione che terzi non ne abbiano a soffrire.
Lars Ullerstam nella sua opera auspicava una facilitazione dell’informazione in campo sessuale, con la possibilità di pubblicare sui quotidiani una rubrica di domanda e offerta in materia sessuale, al pari di ciò che avviene in materia economica. Il dottor Ullerstam auspicava realizzazioni che in parte si sono attuate nel corso dei decenni: cinema specializzati nella liberazione dalle repressioni, club specifici, luoghi dotati di sorveglianza medica destinati agli incontri tra persone con gusti complementari. L’obiettivo doveva essere l’instaurazione di vere e proprie cliniche sessuali per uomini e donne, capaci di soddisfare una larga gamma di desideri erotici.
Tali cliniche potrebbero avere anche il compito di formare infermieri e infermiere sessuali che potrebbero operare anche al domicilio dei pazienti immobilizzati in modo temporaneo o permanente. Una di tali figure, Lars Ullerstam le chiama “samaritane sessuali” che oggi vedremmo molto bene nel ruolo di assistenza all’handicap fisico.
All’epoca della sua uscita, il libro per quel poco che fu pubblicizzato, ottenne l’attenzione della cultura di un certo livello, ottenendo altresì, come era inevitabile, lo stupore e l’ironia di qualche frangia della stampa un po’ becera ed ottusa.
Il medico svedese era consapevole che i suoi suggerimenti avevano già una realizzazione pratica più o meno clandestina e sottolineò l’ingiustizia che “soltanto i privilegiati che ne posseggono i mezzi posso trovare la pace dell’anima nella soddisfazione dei capricci apparentemente stravaganti”.
Dalla pubblicazione del libro di Ullerstam è passato tanto tempo, e se le cliniche sessuali non si sono realizzate è perché hanno prevalso la pigrizia mentale e il bieco conformismo moralistico delle istituzioni.
Prima che la diffusione del cristianesimo stendesse una cappa pesante di moralismo, cliniche del genere immaginate da Ullerstam, sia pure sotto diverso nome, erano esistite. Ad Atene, ai tempi di Solone (550 a.C.), vi era un “dikterion”, ossia una casa diretta personalmente da un alto funzionario, che procedeva alla selezione dei clienti beneaccetti e versava i guadagni ricavati in un fondo destinato alla costruzione del tempio di Afrodite.
Tale istituzione non moralistica e veramente democratica, favoriva una libertà sessuale totale che dava molta sicurezza alle persone.

RICHESTA INFORMAZIONI: Lars Ullerstam.


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