Nerone

Nerone, imperatore romano, nacque ad Anzio nel 37 d.C. e morì a Roma nel 68. Era figlio di Domizio Enobarbo e di Agrippina ed ebbe come precettore Seneca. Adottato dall’imperatore Claudio salì al trono nel 54 dopo aver sposato la sorellastra Ottavia, verso la quale nutriva una vera e propria ripugnanza fisica.
Nel 55 si infatuò di Atte, una liberta greca di origine siriaca e fece uccidere il fratellastro Britannico del quale temeva la concorrenza.
Personalità inquieta e instabile, Nerone si abbandonava a scorribande notturne travestito da schiavo e con una parrucca in testa. Picchiava i passanti che si attardavano nelle strade e distruggeva le suppellettili delle taverne e dei lupanari che frequentava.
A detta di Svetonio egli accumulava nelle cantine del suo palazzo il bottino delle sue cacce notturne e poi vendeva questi oggetti all’asta che egli organizzava allo scopo. A questo genere di attività conseguivano quasi regolarmente feroci risse.
Il giovane principe Otone, bel ragazzo e “arbiter elegantiarum”, lo iniziò agli amori omosessuali, e la madre Agrippina nel tentativo di recuperare potere che vedeva affievolirsi, gli si concesse.
La voce di tali eccessi si diffuse rapidamente a Roma, anche perché l’imperatrice se ne fece pubblico vanto.
Sembra che i rapporti incestuosi tra Nerone e sua madre durarono per parecchio tempo, come ci dicono Tacito e Svetonio.
Il matricidio maturò nella mente di Nerone quando si rese pienamente conto della sete di potere che caratterizzava Agrippina. Nel 59 la fece assassinare e contemporaneamente scelse Poppea come amante. Con l’assiduo consiglio di quest’ultima l’imperatore decise di sbarazzarsi anche della moglie Ottavia. Nel 62 la fece torturare dai soldati, che poi la finirono soffocandola nei vapori del bagno dopo averle aperto le vene delle gambe e delle braccia.
La testa di Ottavia fu spedita a Roma per la grandissima soddisfazione di Poppea, che poco dopo divenne la seconda moglie dell’imperatore.
Fu in questo periodo che Nerone scoprì la sua vocazione artistica. Si credeva attore e cantante e si esibiva, all’inizio, davanti a un ristretto circolo di amici e via via sui palcoscenici più importanti di Roma, Napoli e Delfi. Compose diverse opere di cui qualche verso è giunto fino a noi.
In una delle sue prime esibizioni il pubblico non sapeva se ridere o se piangere tanto debole e sorda era la sua voce. Tuttavia, secondo Luciano di Samosata egli era passabile nella sua mediocrità. Se la cavava un poco nel canto, mentre la recitazione era decisamente pessima. Durante un suo concerto a Napoli, un terremoto mise in fuga tutti gli spettatori mentre egli continuava ignaro la sua performance. Solo quando una seconda scossa fece crollare tutti i gradini, egli si accorse della sua solitudine.
Il terribile incendio scoppiato al Palatino e nel Circo Massimo è del 64. Furono distrutti 118 ettari di terreno e altri 695 gravemente danneggiati. L’incendio distrusse il dieci per cento degli edifici della città. Questa volta l’accusa contro l’imperatore fu forse solo frutto dell’interessata propaganda dei cristiani. Le uniche testimonianze che abbiamo ci dicono che durante tale catastrofe Nerone era corso qua e là, nella notte rischiarata dalle fiamme, e vestito del suo costume di scena aveva cantato le rovine di Troia.
Benché sia stato Nerone a prendere le prime misure contro i cristiani, non ci sono prove delle pretese crudeltà contro le cristiane che sarebbero state vittime della lubricità del sovrano.
Poppea era certamente caratterizzata da narcisismo. Aveva sempre al suo seguito cinquecento asine per potersi fare il bagno nel loro latte ogni giorno. Nel 63 la bella Poppea morì per un calcio al ventre sferratole dal marito. Questa morte lasciò Nerone disorientato e successivamente ebbe comportamenti sempre meno controllati, abbandonandosi ad amori con bambine e bambini.
Dopo qualche tempo Nerone conobbe un adolescente di nome Sporo e se ne innamorò perdutamente. Lo fece castrare, lo sistemò negli appartamenti imperiali, gli cambiò il nome in quello di Sabina e lo costrinse a indossare abiti femminili. Nel corso di un viaggio in Grecia lo sposò con una cerimonia solenne.
A dispetto delle tante stranezze personali di Nerone, la sua conduzione dell’impero produsse buoni risultati assicurando pace e prosperità ai popoli. Nel 68, con quello che oggi chiameremmo un colpo di stato, Nerone fu estromesso dal potere. I suoi pretoriani lo tradirono per avidità di denaro.
Mentre i mercenari di Galba si avvicinavano, Nerone, aiutato da uno dei suoi liberti, Epafrodito, si infilò il pugnale in gola. Con gli ultimi respiri recitò i versi di Omero: “Il rumore dei corsieri dal rapido passo mi ferisce l’orecchio”.
Aveva poco più di trent’anni e aveva regnato per quattordici.

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