SACHER-MASOCH E IL MASOCHISMO

Leopold von Sacher Masoch fu uno scrittore austriaco, nato nel 1836 e morto nel 1895 (pare, ma c'è una storia che diremo). Fu un buon scrittore, ma non lo ricorderemmo di certo se, suo malgrado, Krafft-Ebing nel libro "Psychopatia sexualis" del 1886 non avesse preso a prestito il suo nome per creare il termine "masochismo".
Masoch fu autore di numerosi romanzi d'amore tra cui spicca "Venere in pelliccia" del 1870. In questa vicenda risulta esattamente descritta quella tipologia di erotismo che è la parte complementare del sadismo. In qualche modo, Masoch sembra un affiliato alla scuola di Sade, nel senso che nemmeno il Divin Marchese poteva sperare: il godimento nell'infliggere dolore ha incredibilmente il corrispettivo nel godimento a subire dolore.
Questo concetto è stato superbamente incarnato da Baudelaire e dalla sua poesia: "La voluttà unica e suprema dell'amore risiede nella certezza di fare il 'male'. E l'uomo e la donna sanno fin dalla nascita che nel male risiede ogni voluttà".
I racconti di Masoch sono costruiti intorno ad avvenimenti storici come la peste del 1830, la rivoluzione proletaria in Galizia nel 1846, o la rivolta contadina del 1863. Ma l'inquadratura storica è solo un pretesto per esprimere le passioni tipiche della piccola borghesia rurale del suo paese.
Da segnalare "Don Giovanni di Kolomea", un lungo racconto in tre parti, che esprime una sessualità morbosa e dove l'amore è visto come espressione della lotta tra i sessi, che si può sopire solo con l'accettazione di compromessi degradanti, che in fondo esprime la quotidianità ordinaria.
Pare certo che il tipo di erotismo presente nei libri di Masoch siano la trasposizione precisa delle esperienze personali. Ce lo raccontano dettagliatamente due libri scritti dalla prima moglie di Masoch, Angelika Aurora Rumelin. Lo scrittore avrebbe avuto da sempre le sue particolari fissazioni e la Rumelin sarebbe stata al gioco fino in fondo, traendone pare anche godimento.
Già nelle precedenti esperienze con altre donne Leopold aveva sempre cercato (diremmo "sadicamente") di imporre il suo schema. Con la signora de Kottwitz prima e con la baronessa de Pristow dopo, Masoch aveva voluto essere uno schiavo devoto e fedele come un cane, con il brivido feticistico che gli davano le pellicce indossate dalla "padrona".
La signora Rumelin finì per prendere il nome di Wanda: infatti la protagonista di "Venere in pelliccia" si chiama Wanda de Dounajeff e la sua vittima si chiama Severin. Da allora tutti gli epigoni hanno assunto tali nomi: Wanda, la sadica dominatrice dell'uomo e Severin, la sbavante vittima sempre pronto a strisciare implorando ulteriori umiliazioni.
Dopo aver divorziato dalla Rumelin Masoch sposò Hulda Meister che sembra abbia esercitato su di lui un'influenza benefica che avrebbe potuto attenuare la sua ossessione erotica.
Di Masoch possediamo due scritti, che sono due contratti nei quali egli si impegnava rispettivamente e successivamente con Fanny Pistor, sua amante, e con la prima moglie a tutta una serie di vincoli, per così dire, "autolesionistici". In tutti e due i contratti egli si impegna ad essere lo schiavo della sua compagna sessuale. Alla signora de Pistor promette di eseguire, per la durata di sei mesi, qualunque suo desiderio o ordine, senza eccezione alcuna, e nel caso della benché minima infrazione la autorizza a punirlo nel modo che riterrà opportuno; l'unico impegno della "padrona" sarà quello di evitare richieste che possano fargli perdere, agli occhi degli altri, il suo onore di uomo e di cittadino, nonché di lasciargli ogni giorno sei ore libere per il lavoro. Altro impegno che la signora de Pistor assume è quello di indossare delle pellicce il più spesso possibile e comunque sempre nelle circostanze in cui gli infligge atti di crudeltà. Scaduti i sei mesi i firmatari terranno per lettera morta quanto precedentemente accaduto e non ne faranno in alcun modo allusione.
Il secondo contratto firmato con Aurora Rumelin, va ancora più oltre. Sotto la forma di lettera indirizzata da Wanda "al suo schiavo", si precisa che Sacher Masoch deve, appunto, comportarsi con la sua sovrana come "uno schiavo giacente nella polvere", e che ella, alla minima dimenticanza della condizione di subordinato, ha il diritto di punirlo a piacimento e di infliggergli qualunque castigo; a lei è consentita qualunque crudeltà e quand'anche lo calpestasse egli non dovrà reagire se non baciando il piede o la scarpa che gli passa sopra; in caso di tentativo di fuga ella ha il diritto di sottoporlo a tortura (se crede) fino alla morte; egli deve eseguire alla lettera ogni comando e non si deve far scrupolo di infrangere la legge nell'esecuzione della volontà della padrona; tutto appartiene a lei, compreso l'onore di lui, il suo sangue, il suo spirito, la sua capacità lavorativa; egli il giorno che reputasse troppo pesanti e insopportabili quelle catene non avrà altra via d'uscita che il suicidio.
Nella "Venere in pelliccia" si legge una sintesi efficace di quello che sarà il masochismo: "Per me la sofferenza ha un'attrazione singolare; la tirannia, la crudeltà, e sopra ogni altra cosa l'infedeltà di una bella donna stimolano immensamente la mia passione".
Viene naturale pensare che la condizione di schiavitù consegua a una iniziativa sopraffattoria da parte degli altri, con Masoch constatiamo che la schiavitù è attivamente ricercata dal soggetto stesso. E' proprio la riflessione sul fenomeno del masochismo che ci fa capire che la volontà di dominio è profondamente radicata nell'essere umano, e si esplica in due tendenze speculari: il piacere di dominare e il piacere di essere dominati.
Il concetto di "algolagnia" è in questo senso fondamentale. L'algolagnia, che è il piacere sessuale di soffrire e di far soffrire, ci rivela che il godimento e il dolore sono molto più vicini di quanto si possa pensare. Questo è il motivo per cui una quota di sadismo e di masochismo è presente in ciascuno di noi e costituisce un elemento basilare della "vitalità" dell'erotismo.
Il desiderio di sopraffare o di essere sopraffatti è certamente una delle regole fondamentali della specie e si esplica nel meccanismo del "potere", sia personale che politico. Il principio del chi "sta sopra" e del chi "sta sotto" non si incarna solo nel dispotismo, nella tirannia e nella dittatura, ma è sostanzialmente presente anche nelle democrazie più avanzate.
Il piacere della dominanza violenta e della schiavitù è presente in mille manifestazioni della nostra civile società: lo spettacolo cinematografico e televisivo, lo sport (in particolare la boxe e la lotta libera), la letteratura, la stampa spesso hanno nel gusto della sopraffazione la loro molla più forte.
Diceva Jean Paulhan che "le sole libertà a cui siamo sensibili sono quelle che obbligano gli altri a una schiavitù equivalente". Allora, la sola cosa che distingue un rapporto tirannico da un rapporto libero è solo il fatto che in quest'ultimo "lo schiavo è destinato, grazie alla dialettica, a divenire padrone a sua volta".

Come è stato per Sade anche nel caso di Masoch, l'attenzione sull'opera rilancia (con gli interessi) l'attenzione sulla vita dello scrittore. Nelle prime righe di "Venere in pelliccia" leggiamo: "Di fronte a me, vicino al massiccio caminetto rinascimentale, sedeva Venere, proprio lei, la Dea dell'Amore in persona e non una qualsiasi donnetta che, come Mademoiselle Cleopatra, avesse preso quel nome per combattere il sesso nemico".
Siamo nel cuore della situazione: Masoch riesce a concepire il rapporto amoroso tra un uomo e una donna unicamente come una guerra. Il tema dell'odio tra i sessi lo rappresentava già magistralmente Tolstoj nella "Sonata a Kreutzer": c'è una condizione originaria per cui tra uomo e donna non ci può essere intesa, ed è soprattutto il matrimonio che rivela questa inconciliabilità.
Un'ossessione come quella di Masoch sfida certamente il ridicolo, ma oggettivamente è al di fuori del ridicolo avendo tanti appoggi nella tragicità. Sacher Masoch fin dalle prime relazioni con donne aveva scoperto la propria sessualità bloccata sull'unico schema di doversi forzatamente relazionare a una padrona severa e dispotica.
La sua prima amata fu Anna von Kottowitz, donna avvenente ma piuttosto grossolana. Lei accettò (volenti o nolenti, non sappiamo) di usare la frusta con lui. Ma fu lui a piantarla dopo che le fu scoperto la sifilide, che si era presa da un conte polacco, tra le cui braccia era stata spinta proprio da Leopold. Qui c'è da fare una riflessione interessante sul meccanismo masochistico: infliggersi l'infedeltà dell'amata è un boccone delizioso per Masoch ed è per questo che egli si dà sempre da fare per reperire un amante disponibile (il cosiddetto "greco", anche questo mutuato dal romanzo). E' divertente notare che il "greco" fa due piaceri nel contempo al masochista: lo fa godere per il tradimento e gli permette di aprire una storia con una nuova donna.
Infatti dopo la Kottowitz ecco pronta al rimpiazzo Fanny Pistor di professione attrice. Con la Pistor, Leopold stipulò il primo contratto che lo impegnava al quasi totale asservimento nei confronti della padrona, con qualche riserva di cui abbiamo già detto e che spariranno del tutto nel contratto successivo.
Aurora Rumelin come sappiamo si rivestì subito del nome "Wanda". Si trattava di una ragazza modesta socialmente che si guadagnava da vivere facendo lavori di cucito. Non aveva una grande istruzione e non era certamente una gran bellezza (a guardarla nella foto la definirei bruttina): aveva tratti marcati, mani robuste e una carnosa volgarità. Le sue qualità erano la passione per la letteratura e un carattere determinato.
Tanti particolari di questa storia li apprendiamo dalle Confessioni scritte da Aurora dopo la morte di Leopold.
All'inizio Aurora e Leopold neppure si conoscevano ed erano di ambienti sociali che non comunicavano tra di loro. Leopold era uno scrittore affermato e Aurora aveva certamente letto qualche suo libro. Tutto nasce da una scommessa tra amiche. La stramba sessualità di Masoch era sulla bocca di tutti ed era l'oggetto delle conversazioni tra Aurora, la giovane cucitrice appassionata di letture, e la sua amica signora Frischauer, una dama della buona società e piuttosto colta.
E' certamente venuto in mente a quest'ultima di fare uno scherzo a Sacher Masoch. Masoch non faceva mistero del suo proposito di sposare la giovane Fanny Pistor, e in qualunque conversazione lo ribadiva agli astanti. Aurora pensava che lo scrittore, per quanto dai comportamenti strani, era sinceramente determinato a trovare appagamento nel matrimonio; la signora Frischauer invece dubitava che Masoch fosse tagliato per il matrimonio.
Fu così che le due amiche fecero una sorta di scommessa: metterlo alla prova inviandogli lettere appassionate da parte di una signora che non desiderava altro che realizzare quel tipo di rapporto che costituiva l'aspirazione unica di Leopold.
Siamo nel 1872, due anni dopo la pubblicazione di "Venere in pelliccia", romanzo che era perfettamente rivelatore per chiunque della psicologia e dell'erotismo di Sacher Masoch.
Leopold ci casca in pieno, nel senso che risponde con sollecitudine alle lettere che la signora Frischauer gli invia, esprimendo una totale disponibilità con dichiarazioni perfettamente fedifraghe nei confronti della povera Fanny. Questo ci dice che il masochista aspira al tradimento dell'amata, ma è altrettanto disposta a tradirla alla prima occasione.
Leopold scrive nelle sue lettere di non vedere l'ora di poter incontrare la misteriosa signora e così ci si accorda per un incontro in cui la signora si presenterà debitamente mascherata. Leopold nell'attesa del febbrile incontro fa leggere incautamente una lettera della misteriosa spasimante a un suo conoscente che (quando si dice la sfortuna) è il figlio della signora Frischauer, che non ha difficoltà a riconoscere la calligrafia della madre. Il gioco viene così smascherato e tutto sembra dover finire in una bolla di sapone. La signora Frischauer, temendo uno scandalo, spinge Aurora a chiedere un incontro a Masoch, al fine di farsi restituire le lettere che gli aveva scritto.
Durante l'incontro Aurora sceglie la strategia della sincerità e racconta i particolari della "combine" allo scrittore, che nel restituire le lettere implora quasi la donna di permettergli di cominciare una corrispondenza con lei. E' l'inizio della loro storia e Aurora vi si getta con decisione convinta dell'ottima opportunità di ascesa sociale che le si parava davanti.
Per questo all'inizio la Rumelin racconterà a Masoch un sacco di frottole su se stessa, inventandosi una diversa origine sociale e un matrimonio che lei era determinata a far saltare per amore di Leopold. Quello che probabilmente ha convinto quest'ultimo non sono state le incredibili bugie (che avrebbe lasciato dubbioso anche l'ultimo degli imbecilli) ma l'abilità e la determinazione che Aurora metteva nell'usare la frusta indossando le pellicce che lui aveva già pronte.
Ben presto si arriva al matrimonio. Chi candidamente si chieda come sia stato possibile che un uomo intelligente come Masoch abbia abboccato al rozzo "bluff" della sartina, non tiene presente che stiamo parlando di un vero masochista!
Il matrimonio e il relativo contratto erano esigenze di scena del teatro masochista. Ma nonostante questo ne derivarono tre figli, che uniti agli altri due del successivo matrimonio fanno il totale di cinque. Il povero Leopold, a sua parziale attenuante, cercò sempre di occuparsene.
Bisogna sempre ricordare che nella concezione di Sacher Masoch il rapporto cercato con una donna è una vera e propria guerra, e della guerra ha tutte le regole: la crudeltà nelle varie fasi e alla fine la pace, che significa la definitiva separazione. Come da copione, alla fine Aurora troverà il suo Greco con il quale continuerà ad esprimere la propria confusione di piccola arrivista. Ma tant'è, questa parte della storia non ci interessa.
L'eros espresso nelle pagine di Masoch è piuttosto piatto, e non poteve essere altrimenti. Il cliché della donna divoratrice non può reggere a lungo, essendo costitutiva della femminilità una certa "sottomissione". Così la povera Wanda nel momento in cui si pone come dominatrice, si pone anche come vittima. E' un discorso di due "vittime" che si dilaniano a vicenda. Non vi è dubbio che il masochista maschio odii le donne, ma anche la donna che accetta il gioco odia gli uomini. E risiamo alla guerra dei sessi.
Sacher Masoch forse si avvicina alla possibilità di una via d'uscita dalla follia incombente, quando si allontana dalla frusta di Wanda e incontra Hulda Meister che poi sposerà. Hulda non si vuole prestare al gioco senza uscita del masochismo, ma non era in suo potere di incarnare quella "madre" accogliente che il povero Leopold non ha avuto.
Il delirio per Masoch si popola sempre più di violenza: la Vergine di Norimberga con le sue lame affilate; Iside, Astarte e le altre Grandi Madri che danno contemporaneamente la vita e la morte. Un giorno Leopold uccide un gatto con le sue mani e tente di strangolare Hulda. Siamo nel 1895 e la situazione non è più sostenibile. Leopold viene ricoverato nel manicomio di Mannheim, e contemporaneamente viene annunciata al mondo la morte dello scrittore. Ne parlano i principali giornali di molti paesi europei, ma in realtà Sacher Masoch morirà in quel manicomio dieci anni dopo, nel 1905. Altri dieci anni di buio delirio e di fantasmi insensati, che però da storia dei decenni successivi si incaricherà tragicamente di rendere reali.

Sembrerà a qualcuno, blasfemo chiedersi se la morte di Cristo sulla croce non sia stata anch'essa una manifestazione di masochismo. A ciascuno la propria risposta. Quel che è certo che "Cristi" era una setta religiosa russa, di cui l'adepto più famoso fu Rasputin.
Questi fedeli si proponevano di recuperare alla prassi del cristianesimo le cerimonie orgiastiche precristiane, che volevano superare l'erotismo dell'amore sessuale attraverso i misteri della dea Cibele. Il rituale orgiastico dei "cristi" si celebrava a mezzanotte e i partecipanti, uomini e donne, indossavano un leggero abito bianco sul corpo nudo. Al suono di formule invocatorie, gli uomini si raggruppavano al centro e danzavano nel senso del movimento solare, mentre le donne, disposte tutt'intorno, danzavano in senso contrario. Quando la danza raggiungeva il parossismo alcuni adepti si isolavano mimando l'ascesi. Al punto di massima frenesia pandemica molti iniziavano a flagellarsi, essendo il dolore considerato base fondamentale dell'erotismo e dell'estasi. A quel punto uomini e donne, che si erano già liberati dei vestiti, si accoppiavano a caso cercando di realizzare la simultaneità degli amplessi. Nella calca orgiastica veniva individuata una giovane donna nuda come "la Madre della Terra", e adorata da tutti. A questo proposito sarebbe interessante la lettura del libro "La Santa Madre" di Leopold von Sacher Masoch. Questo libro presenta a un certo punto un'atroce crocefissione, come l'acme del godimento orgasmico.
L'autolesionismo come commistione erotico-religiosa è tutt'altro che infrequente nella storia. L'autocrocefissione, al pari dell'orribile scena immaginata da Sacher Masoch, conta diversi casi. L'esempio più celebre fu quello di Matteo Couet di Casale (1789-1806). A tredici anni si castra e getta via per strada tutto il tagliato. Naturalmente ciò gli portò fama e lo rinfocolò nei suoi propositi masochistici. Successivamente si esibisce a Venezia, dove approntata una croce tenta di inchiodarvisi, ma quella volta i passanti glielo impediscono. Ci riprova due anni dopo. Predispone l'apparato in camera sua: la croce l'aveva legata con una fune al soffitto e nel momento opportuno l'avrebbe fatta scivolare fuori dalla finestra. Per ritrovarsi avvantaggiato con il lavoro, si forò mani e piedi con un lungo chiodo, e si ferì il costato (tanto per completezza). Non dimenticando di porsi una corona
di spine sulla testa, fa scivolare la croce fuori dalla finestra e cerca si appendervisi. Subito dopo sviene e viene internato in un manicomio, nel quale cerca diversi modi di raggiungere la morte finché la costanza viene premiata.
Più recentemente un calzolaio tedesco, Georg Krausert, nel 1959 si crocifisse per acquisire il diritto ad essere adorato e per provare a un piccolo stuolo di seguaci che il sacrificio di Cristo poteva ripertesi.
Parallela a quella dei "Cristi" la setta russa dei "Skoptzy" aveva molti assunti dogmatici in comune. Gli Skoptzy differiscono dai Cristi, perché considerano la castrazione un mezzo indispensabile per mantenere l'ascetismo e la pulizia morale. Anche gli Skoptzy mettono una donna nuda al centro della loro cerimonia rituale. Ma questa donna è sfortunata!
Nel corso del parossismo rituale essa subisce l'ablazione del capezzolo di uno o di tutt'e due i seni. Non raramente subisce il taglio completo di una mammella. Gli Skoptzy vogliono bene alle loro donne, e per equità esse subiscono generalmente le stesse mutilazioni riservate alla donna nel rituale, e in più vengono prodotte due cicatrici simmetriche sul seno, e a volte l'escissione delle piccole labbra, delle grandi labbra e del clitoride. Gli uomini, da parte loro vengono generalmente castrati. Vi sono due gradi di castrazione: il primo grado di purezza prevede l'ablazione dei testicoli; il secondo grado di purezza prevede l'ablazione del membro.
Intorno alla donna eletta nel corso del rituale avvengono fenomeni di cannibalismo, in quanto i pezzi tagliati vengono distribuiti agli astanti, che se ne cibano.
Le prime notizie su questa setta religiosa russa sono della metà del diciottesimo secolo. Il fondatore della setta sarebbe stato Pietro III, figlio dell'imperatrice Elisabetta Petrovna, la quale, al pari della Madonna, lo avrebbe concepito semza mutare il proprio stato di verginità. Pietro III raggiunta la pubertà, avrebbe scelto di farsi castrare, ma poi si sposò ugualmente. Sua moglie, l'imperatrice Caterina, toccata con mano la situazione decise di farlo assassinare. Pietro fece in tempo a intuire il proposito della consorte e, travestito da soldato, fuggi e si tenne nascosto a lungo. Quando tornò a Mosca fondò la Chiesa di Skoptzy. Successivamente, a scanso di rischi, emigrò all'estero sotto il nome di Selivanov.
Quando Prietro I, salendo al trono, venne a sapere di essere il figlio di questo Messia fuggiasco, fece chiamare a sé Selivanov. Quest'ultimo si dichiarò disposto a intestarsi la paternità dell'imperatore a patto che questi si facesse castrare e si convertisse alla nuova religione. L'imperatore, che evidentemente non era pazzo, fece rinchiudere il "messia" in un manicomio, dove rimase fino alla salita al trono del successore. Rimesso in libertà, gli fu concesso per qualche tempo di predicare, ma poi fu definitivamente esiliato in Siberia.
Gli Skoptzy, che evidentemente erano dotati di fervida fantasia, non solo avevano individuato il Cristo tornato in terra in Selivanov, ma anche l'Anticristo, nella persona dell'odiato Napoleone I. Il Corso non era corso, bensì il figlio illegittimo di Caterina II, la quale se ne sarebbe sbarazzato da bambino inviandolo in Francia.

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