André Breton

André Breton, poeta e scrittore, fu il fondatore del surrealismo. E’ nato nel 1896 ed è morto nel 1966. Si laureò in medicina. Durante la prima guerra mondiale fu addetto a un centro neuro-psichiatrico militare. Nel 1919 aderisce al movimento dadaista.
Due anni dopo conosce personalmente Freud e fonda insieme a Philippe Soupault la rivista “Littérature”, nella quale pubblica il primo testo surrealista, “Les champs magnétiques”.
Sotto l’influenza degli scritti di Freud si stacca dal dadaismo e pubblica, nel 1924, il primo manifesto del surrealismo.
Dal punto di vista delle tecnica dell’espressione e dell’esplorazione psichica, il surrealismo si definisce come “l’automatismo psichico attraverso il quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in tutt’altro modo, il funzionamento reale del pensiero, nell’assenza di ogni controllo da parte della logica e fuori d’ogni preoccupazione estetica e morale”.
Dal punto di vista filosofico il surrealismo “si basa sulla convinzione della realtà superiore di certe forme di associazione precedentemente trascurate, sulla nozione di onnipotenza del sogno e sul gioco disinteressato del pensiero. Tende a distruggere definitivamente ogni altro meccanismo psichico e a sostituirsi a tutti i precedenti nella soluzione dei principali problemi della vita”.
In quegli stessi anni Breton aderisce al marxismo: “Trasformare il mondo, ha detto Marx, cambiare la vita, ha detto Rimbaud: queste due parole d’ordine per noi sono una sola”.
Successivamente Breton, fermo nell’evitare ogni controllo esterno sulle esperienze della vita interiore, rompe col partito comunista (1935).
E’ del 1930 la pubblicazione del secondo manifesto del surrealismo, nel quale vi è una frase-chiave per la comprensione del suo pensiero: “Tutto porta a credere che esista un certo luogo dello spirito nel quale la vita e la morte, il reale e l’immaginario, il passato e il futuro, il comunicabile e l’incomunicabile, l’alto e il basso, cessano di essere percepiti in modo contraddittorio”.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale Breton è richiamato e presterà servizio come medico capo della scuola piloti di Poitiers. Dopo l’interdizione del governo di Vichy alla sua “Anthologie de l’humour noir”, nel 1941 lascia la Francia per gli Stati Uniti.
Torna a Parigi nel 1946 e lavora all’organizzazione di un’Esposizione internazionale del surrealismo.
Le opere di Breton sono numerose. Egli considera la surrealtà come parte della realtà, e le loro coincidenze si esprimono attraverso combinazioni fortuite. Essendo il desiderio la vera chiave per penetrare la surrealtà, egli vede come essenziale l’abolizione di qualunque interdetto religioso o di qualsivoglia natura.
Si può distruggere l’interdetto in maniera definitiva solo se si distrugge “l’abominevole nozione cristiana del peccato, della caduta originale, dell’amore redentore, sostituendole, con un sentimento di convinzione assoluta, l’idea dell’unione divina tra l’uomo e la donna”.
La rivolta di Breton non indulge minimamente nei confronti della licenza e del libertinaggio. Tale posizione lo conduce ad aspirare a una nuova morale, poiché spetta all’uomo non l’abolizioni delle passioni, ma l’indirizzarle in funzione di un equilibrio generale.

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