Edgar Allan Poe

Edgar Allan Poe (1809-1849) è un poeta e narratore americano. Era di origine irlandese e scozzese da parte di padre. Il padre e la madre erano due attori itineranti e ambedue tubercolotici.
La tisi uccide la madre quando Edgar ha solo due anni. A quell’epoca il padre era già sparito senza lasciare traccia.
Il bambino viene raccolto dagli Allan, che posseggono una casa di commercio frequentata da capitani di lungo corso, avventurieri, negrieri, mercanti di spezie. Gli affari richiamano gli Allan in Scozia, così Edgar è rituffato nel paese d’origine della sua famiglia. Lì si lega con compagni della sua età. Tutti insieme vanno al cimitero e Edgar copia gli epitaffi per abbellire la sua calligrafia. Insieme frequentano anche il giardino abitato dagli spiriti di Lord Kilmarnock.
Edgar nel 1817 frequenta la Mainor House School del reverendo Bransby nei sobborghi di Londra. Vi rivela doti fisiche e intellettuali in cui si palesa il genio al servizio del riscatto.
Tutta la vita di Poe ha in questi primi anni il suo fondamento, in cui si radicano le linee guida per gestire la pesante eredità familiare e gli “imprinting” ricevuti nell’infanzia.
Nel 1825, Edgar ritorna in Virginia insieme alla sua famiglia adottiva. Continua gli studi classici da Joseph Clarke e pratica il nuoto e la vela. A quattordici anni si innamora di Helen Stanard, la madre di un suo compagno di giochi, che morirà pazza di lì a qualche mese.
A West Range, la High School della Virginia, Poe prende contatto con pericolose dipendenze, come il gioco d’azzardo, l’alcol e il sesso compulsivo.
Nel 1826 Edgar interrompe gli studi universitari e l’anno seguente lascia gli Allan e fa stampare a Boston il suo primo libro, “Tamerlano e altre poesie”. Subito dopo si arruola nell’artiglieria, prima a Boston poi nell’isola Sullivan, nella Carolina del Sud. In questo scenario ambienterà lo “Scarabeo d’oro”.
Nel 1829 muore la sua madre adottiva e il giovane ne avrà intenso dolore come si evince da questi suoi versi: “Non ho potuto amare che là dove la Morte / univa il suo respiro a quello della Bellezza”.
Nel 1833 il suo “Manoscritto trovato in una bottiglia” vince il concorso del “Baltimore Saturday” e questo gli procura qualche proposta di collaborazione.
Nel 1835 Poe sposa segretamente Virginia, una cugina appena tredicenne dagli occhi viola, che egli chiama Sissy. Dal 1831 al 1839 compone i suoi “Racconti straordinari”; “La fine della casa Usher” viene pubblicato dal “Burton’s Gentleman’s Magazine”. Nel 1845 verrà pubblicato “Il corvo”, poema che gli darà larga notorietà.
In quel periodo l’abuso alcolico lo porta a crisi sempre più frequenti. “I miei nemici – egli dirà – attribuiscono la mia follia alla passione del bere, anziché la passione del bere alla follia”.
Nel 1842 anche Virginia si scopre affetta da malattia polmonare. Egli dice: “Ogni volta provavo l’agonia della sua morte ed a ogni nuovo accesso della sua malattia l’amavo di più”.
I personaggi di Poe si incarnano nella vita dell’autore e viceversa. Nel rapporto con Virginia si adombra il tema allucinante, necrofilo e incestuoso presente nel racconto “Morella”.
La malattia e la morte incombono nella vita di Poe. Nel 1845 si innamora della poetessa Frances Osgood, ma anch’essa morirà di tisi.
Nel 1849 viene trovato in uno stato di incoscienza presso un seggio elettorale a Baltimora: il delirium tremens lo colpisce con sempre maggiore frequenza. Muore il 7 ottobre al Washington Hospital di Baltimora, dove era stato ricoverato.
André Breton disse di lui: “Poe è surrealista nell’avventura”. Charles Baudelaire aveva detto: “Poe ha molto sofferto per noi”.
La psicoanalisi di Freud aveva messo sotto la lente d’ingrandimento l’aspetto necrofilo, incestuoso, allucinato e perverso del mondo di Poe e lo stesso Freud, conversando con Marie Bonaparte, mise in luce il simbolismo del gatto nero facendo un paragone tra l’impiccagione del “Gatto nero” e l’impiccagione della regina Giocasta.
Questo rappresenta una chiava di comprensione della passione di Poe per le donne in addobbi mortuari.
La stessa Marie Bonaparte ci fornisce una valida chiave per comprendere Poe: “Per impedire alla sua natura strana, instabile e ossessionata di trascinarlo verso la criminalità o la pazzia aveva ancora a disposizione un’altra droga, una droga il cui uso non è alla portata di tutti: questa droga era l’inchiostro, con il quale fissò sulla carta, con la sua bella e accurata scrittura, le immagini macabre, orribili, ma consolatrici che lo distoglievano talvolta dal lutto”.

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