Priapo

Priapo era la divinità che incarnava la potenza generatrice nella mitologia greca e romana. Da una regione vicina al mar Nero il suo culto si diffuse ubiquamente alla Grecia e successivamente a Roma.
E’ stato confuso con Mutinus Tutunus e talvolta anche con il dio Pan, con cui aveva qualche aspetto di somiglianza.
Il Mutinus tutunus era uno strumento di forma fallica sul quale doveva sedersi la fidanzata prima di farsi possedere dal marito. Questo era un antico rituale nato a Roma. In origine aveva forse la funzione di vera e propria deflorazione, per rendere meno gravoso l’approccio al marito. Scrittori cristiani come Lattanzio e sant’Agostino s’indignarono per tale uso.
Figlio di Bacco e di Venere, Priapo era considerato una divinità rustica, un dio dei giardini e delle vigne, delle greggi e dei pescatori. La sua immagine aveva una grande diffusione e veniva posta all’ingresso dei luoghi che si intendeva proteggere.
Le sue statue, dipinte di cinabro e di vermiglione, in origine presentavano una nudità arrogante e un fallo eretto che ne faceva il dio della sessualità per antonomasia.
In seguito lo si vestì con un mantello, ma perlopiù le sculture in pietra e in legno conservavano la piena ostensione erettile.
Il Priapo di Verona porta in una mano un cestino pieno di falli e con l’altra mano indica soddisfatto il serpente che gli morde il membro.
A Roma Priapo aveva quasi il ruolo di sostituto familiare di Pan ed aveva ovviamente grande spazio nei lupercali. Successivamente il carnevale romano trasformò il suo personaggio in Pulcinella, dal mento pronunciato e dalla barba e orecchie appuntite.
In letteratura talvolta si è usata la parola “priapo” al posto di fallo.
In segno di devozione a Priapo venivano offerti campanelli. Teocrito attribuiva al suono del bronzo una funzione protettrice contro il male.
Anche nella nostra epoca il suono delle campane è servito ad allontanare le tempeste e pericoli di vario genere.

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