Saffo

Saffo fu una poetessa greca, nata nel 612 a.C. a Ereso nell’isola di Lesbo e morta nel 558. Fu contemporanea di Nabucodonosor in Mesopotamia, dei profeti Geremia ed Ezechiele in Palestina, di Ciro in Persia; al tempo della sua nascita in Grecia legiferava Dracone e Roma era ancora una città senza alcuna importanza.
Si dice che Solone fu un grande ammiratore di Saffo. In effetti la fama della poetessa fu eccezionalmente estesa nel mondo antico, sia per la qualità della sua poesia, sia per gli amori “lesbici” a cui essa si dedicava.
Platone la soprannominò “la decima Musa”, Socrate si diceva “lieto di definirla la Bella” e Strabone la considerava un “miracolo”.
I suoi poemi, divisi in nove libri, comprendevano circa dodicimila versi. Oggi purtroppo ce ne restano circa seicento, che ci fanno rimpiangere ciò che è andato perduto.
Ancora una volta dobbiamo sottolineare la negatività dei cristiani perché furono proprio loro i distruttori dell’opera poetica di Saffo, che giudicavano nociva per la pubblica moralità.
La prima epurazione con il fuoco dei poemi di Saffo avvenne nel 390 d.C. all’epoca di Gregorio Nazianzeno. Un altro rogo distruttore avvenne nel 1073 per ordine di Gregorio VII. Alla fine del XIX secolo di Saffo si conoscevano soltanto due odi: una dedicata ad Afrodite e conservata da Dionisio di Alicarnasso e l’altra dedicata “a un’amata” non meglio identificata, conservata da Longino. Successivamente, nelle necropoli greco-egizie di Ossirinco, sui papiri che foderavano i sarcofagi si ravvisarono diversi poemi di Saffo.
Sul personaggio della poetessa greca si appuntò, come abbiamo detto, la ferocia moralistica dei cristiani che accecati dal pregiudizio sessuofobico non erano in grado di riconoscere alcun valore alla produzione poetica. Solo la mentalità moderna è riuscita a vedere l’assurdità delle impostazioni moralistiche, riconoscendo che la natura degli amori di Saffo non inficiano per nulla le sue qualità di poetessa, anzi al contrario gli conferisce un valore particolare.
Saffo apparteneva a una famiglia aristocratica di Lesbo. Suo padre morì giovane nella guerra che aveva contrapposto i lesbi ad Atene. La madre Cleis, poi, si ritirò con lei e i suoi tre fratelli a Mitilene.
Qui saffo trascorse la sua adolescenza. Si dice che fosse brutta, con occhi e capelli neri, e una folta peluria sul corpo. Quel corpo sarebbe stato inadatto per la maternità.
Ovidio le mette in bocca le seguenti parole: “Se la natura matrigna mi ha rifiutato la bellezza,compenserò questa mancanza col mio genio… La mia statura è piccola, ma il mio nome abbastanza grande da riempire tutta la terra”. Orazio parla di “Saffo, la mascolina”, ma Ateneo dice che”era una donna completamente donna”.
Quella di Saffo doveva essere una bellezza un po’ efebica ravvivata dalla luminosità dello sguardo. Infatti Plutarco celebra la sua “espressione infiammata” e Swinburne canterà “la lesbica bellezza del suo corpicino scuro, in cui era racchiuso il fuoco eterno”.
Alceo, poeta e compatriota di Saffo, se ne innamorò ma fu da lei respinto. A quanto si sa Saffo non ebbe alcun rapporto sessuale con maschi trovando ella probabilmente i giovani guerrieri troppo rudi per lei.
Fu implicata nella congiura dei nobili contro il tiranno Pittaco, e per questo fu esiliata dapprima a Pirra e poi in Sicilia.
Pare si fosse stabilita a Siracusa dove sposò un ricco commerciante locale di nome Cercila. Sembra vi sia stata intesa tra i due ma pare esclusa la consumazione del matrimonio. Essa stessa, in un suo scritto dell’epoca, esclama: “Resterò vergine per sempre”.
Ritornata a Mitilene fece della sua casa un circolo nel quale accoglieva ragazze per insegnare loro l’arte del versificare, il canto e la danza. Inventò una nuova metrica e il canto cosiddetto saffico. I suoi poemi erano da lei cantati con l’accompagnamento di una musica da lei composta e suonata su una cetra.
Le ragazze della cerchia di Saffo erano chiamate etere, nome che più tardi designò le cortigiane, ma il cui significato è “compagna intima”, “amica del cuore”.
Alcune di queste relazioni di Saffo furono drammatiche. Attide, per esempio, si era innamorata di un ragazzo e la poetessa scrisse: “Mi sembra un dio quest’uomo che siede di fronte a te e da vicino ascolta la tua dolce voce e il tuo riso adorabile! Ah, come il mio cuore nel petto si sente trasportato, perché mi basta contemplarti e già mi manca la voce e già mi si spezza la lingua, e sotto la pelle un fuoco implacabile circola. I miei occhi non vedono più. Le mie orecchie ronzano. Il sudore mi inonda. Un tremito mi coglie. Sono più verde dell’erba. Tanto inerte da sembrare morta. Ma bisogna che mi rassegni perché sono priva…”
Gelosa di un’altra ragazza, preferita dalla sua favorita, scrisse: “Chi è questa contadina che ha stregato il tuo cuore? Non sa nemmeno tirarsi la gonna sulle caviglie”. A proposito di un’altra si lamentò: “Sono davvero disgustata di Gorgo”.
Saffo era molto considerata dai suoi concittadini che in segno d’ammirazione le offrirono una bella casa con un ampio terreno. La poetessa diceva di sé: “Io amo la vita elegante e per me la ricchezza e la bellezza corrispondono al desiderio di vedere la luce e il sole”.
Con il passare degli anni la sua passione nei confronti delle etere si affievolì se è vero che finì per innamorarsi di un giovane e bellissimo marinaio di nome Faone, che non la ricambiò affatto giungendo al punto di andarsene da Lesbo per liberarsi di lei. Lei lo seguì in Sicilia. Ovidio fa dire alla donna: “Né le ragazze di Pirra, né quelle di Mitilene, né la folla delle ragazze di Lesbo hanno il minimo fascino oggi per me. Anactoria e la bianca Cidna non volgono più nulla ai miei occhi. Attide non ha per me più nessuna attrattiva, o perfido! Colei che fu oggetto del desiderio di tante donne tu solo possiedi”.
Quando Saffo giunse all’isola di Leucade improvvisamente capì che una cinquantacinquenne quale lei era non aveva alcuna possibilità di conquistare i favori di un ventenne seducente. Allora salì sulla bianca scogliera a picco sul mare che domina lo stretto promontorio, e da lì si gettò.
Era il 558 a.C.
Della storia di Saffo non vi è nessuna cosa certa e non ci sono giunti ritratti attendibili di lei. A Mitilene furono incise monete con il suo volto, ma sei secoli dopo la sua morte. Cicerone ci dice che lo scultore Silanione avrebbe scolpito nel 325 una statua che raffigurava Saffo a Siracusa. Anche Plinio segnala un suo ritratto, ma ovviamente nulla è giunto fino a noi.
Tranne il sentore della sua poesia.

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