Solone

Solone (640-558 a.C.) fu un legislatore ateniese, tra i sette sapienti della Grecia, che progettò vaste riforme che ponessero fine all’anarchia in cui versava Atene. Assicurò innanzi tutto la dignità umana abolendo le ipoteche sulle persone e sui loro beni. Divise i cittadini in base al censo in quattro classi, stabilendo diritti ed oneri in proporzione delle possibilità economiche. L’opera legislativa di Solone, che fu anche un grande poeta, pose le basi per l’avvio della democrazia.
Anche dal versante dell’erotologia i meriti di Solone furono notevoli. Egli organizzò la prostituzione nella sua città.
Secondo Filemone egli raccomandava ai giovani di frequentare le cortigiane venali, al fine di difendere dalla violenza e dalle seduzioni le spose e le figlie dei cittadini.
All’inizio aveva affidato alle cortigiane il tempio di Afrodite Pandemia, che divenne nei fatti un bordello autorizzato. Poiché le leggi vigenti proteggevano le mogli e le figlie dei cittadini, le cortigiane non potevano che provenire da fuori. Dunque dovevano essere straniere e il termine che le designava, “xeniai”, sta a dimostrarlo.
Secondo Clemente Alessandrino, Solone prescrisse un vestire dimesso alle donne oneste perché si potessero distinguere. Al contrario, le cortigiane avevano l’obbligo di indossare vestiti vistosi al fine di farsi notare, ma anche per non ingenerare confusione in alcuno. Agli stessi criteri rispondeva l’obbligo delle cortigiane di operare esclusivamente all’interno di quartieri periferici all’uopo designati. In altre zone le cortigiane potevano circolare con lo stretto obbligo di essere velate o mascherate.
La legislazione di Solone in questo campo può sembrare molto restrittiva, in realtà essa costituiva un importante riconoscimento della funzione positiva della prostituzione, facendone una vera e propria istituzione non solo tollerata ma riconosciuta a tutti gli effetti.
Questo permise l’elevazione sociale delle cortigiane che possedevano adeguate doti personali e di cultura. Ad Atene e in altre città della Grecia abbiamo numerosi esempi di cortigiane reputate persone di qualità, tanto che gli uomini politici e i filosofi non disdegnavano affatto la loro frequentazione.
Solone, nel dare un ruolo alle prostitute, riaffermò anche il principio che ognuno dovesse contribuire economicamente al funzionamento della “Polis”, quindi le tassò. Ognuna, a seconda della classe sociale di appartenenza, doveva contribuire con il pagamento di una tassa. Tuttavia lo Stato, proprio perché considerava il lavoro della prostituta come servizio pubblico, esonerava dalla tassa le case di tolleranza destinate ai meno abbienti, a cui si richiedeva solo un obolo per ciascun servizio sessuale.
I meriti di Solone sono immensi poiché egli sancì che la funzione dello stato era quella di tutelare l’ordine e la sicurezza dei cittadini e dunque mise le basi della democrazia, ma anche del diritto alla felicità di ognuno, dalla cui attuazione la sessualità non poteva essere esclusa.

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