Richard Strauss

Richard Strauss (1864-1949) fu un compositore e direttore di orchestra tedesco. Durante i suoi studi classici si dedicò al violino, al pianoforte, alla composizione e alla direzione d’orchestra.
La svolta decisiva nella carriera di Strauss avvenne all’inizio del XX secolo. Da compositore sinfonico, a quarant’anni, divenne compositore di teatro.
“Salomé” fu il suo primo grande successo sulla scena. Rappresentata per la prima volta a Dresda nel 1905 provocò un certo scandalo.
Questa era la terza opera lirica del musicista tedesco. Fino ad allora egli doveva la sua fama a un “Don Giovanni” e al “Till Eulenspiegel”.
Richard Strauss con “Salomé” segnò un netto distacco dal wagnerismo delle prime opere e affermò la sua piena personalità. L’opera esprime un inusitato realismo che ci avvicina i personaggi biblici togliendo loro quell’aura di maestà. In questo modo l’immedesimazione con la scena diventa facile e i personaggi diventano nostri contemporanei animati dai nostri stessi sentimenti ed atteggiamenti. In tal modo la leggenda biblica diviene quasi un futile fatto di cronaca veicolato da un’azione rapida e sintetica.
La musica di “Salomé” raccoglie la sfida ardua e audace del libretto che era stato tratto dal piccante dramma di Oscar Wilde, che con gli strumenti della psicoanalisi di recente invenzione, aveva cercato di gettare una luce diversa sul soggetto.
Oscar Wilde aveva il gusto di rovesciare in senso paradossale gli argomenti biblici e l’operazione di scrittura della sua “Salomé” è appunto tale rovesciamento paradossale. Salomé è una ninfetta perversa che chiede la testa di Giovanni perché non gli perdona l’affronto di aver respinto la propria profferta amorosa.
La rappresentazione scenica di questo dramma è assai ardua e il grande merito di Strauss è di aver lasciato all’azione quell’aura di irrealtà indispensabile per apprezzarne nel giusto modo i parossismi.
Alla vista di Giovanni, Salomé si esalta per ogni singolo elemento che può costituire l’oggetto del desiderio: il suo corpo, i suoi capelli, le sue labbra che tanto desiderava baciare.
Ma il Battista è irremovibile e risponde con le parole del Vangelo che maledicono l’impulso carnale. Così Salomé, quasi impossibilitata a rinunciare al suo desiderio, per possedere le labbra di colui che non gli si è concesso da vivo, decide di avvalersi del desiderio ardente di Erode verso di lei.
Come prezzo della danza dei sette veli, la cui valenza erotica è di travolgente effetto, chiede la testa del profeta.
Nella straordinaria scena finale dilaga l’amore trasformato in feticismo: Salomé seminuda copre di baci la testa decollata di Giovanni mentre gli mormora parole appassionate.
Davvero siamo ai vertici dell’arte e dell’erotismo diventati una cosa sola. La melodia di Strauss, in una torbida armonia, diffonde per una ventina di minuti una sensualità delirante.
Qui amore e bellezza si confondono e raggiungono intensità mai viste prima.

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