Adamo ed Eva

Vincent Van Gogh (1853-1890) era un pittore nato nel Brabante settentrionale, vissuto a Parigi dal 1875 e morto nell’Oise. Era discendente di pastori protestanti e fu introdotto nel mondo dell’arte da uno zio mercante di quadri. Vincent si accostò alla pittura con lo stesso fervore con cui si abbraccia una nuova fede religiosa.
Fu schivato dalle donne a causa delle sue stranezze poiché egli mostrava di essere fanatico, eccessivo, pronto a dedicarsi all’apostolato e all’ascetismo. Vincent era dunque diverso dai suoi compagni e superiori del seminario in cui compì parte degli studi. Quei superiori alla prima occasione furono ben lieti di sbarazzarsene.
Vincent fu deluso sentimentalmente prima da una giovane londinese, poi da una sua bella cugina. Così si rifugiò nella pittura. Vi fu un’altra parentesi dall’esito disastroso: avrebbe voluto l’amore di una prostituta di nome Cristina, brutta, già incinta e praticamente alcolizzata.
Frustrata nella sua vita sessuale, la violenta virilità di Vincent esplode rompendo gli argini tradizionali del colore: la novità folgorante ebbe una profonda influenza sull’arte occidentale.
Van Gogh ammirava Rubens, Degas, Seurat, Gauguin, Pissarro e poi Toulouse-Lautrec ma non mutuò da nessuno di questi il geniale uso della tavolozza. Sono peculiarmente solo suoi il meraviglioso vermiglio, il giallo ispirato, il verde smeraldo privo di ombre.
In qualunque altro artista quel modo di dipingere non sarebbe risultato altro che un sintomo di follia; in Vincent la follia è solo genialità allo stato puro.
L’elemento della follia per leggere l’opera di Van Gogh potrebbe essere avvalorata dalle numerose crisi: allucinazioni, momenti di ebetudine e infine il suicidio. In realtà egli, forse in modo eroico e disperato, non perse mai le redini della sua arte. D’altra parte gli esiti così alti della sua pittura escludono che egli fosse una preda passiva delle sue sofferenze, che non hanno mai sconvolto più di tanto l’oasi felice rappresentata dalla sua gioia di dipingere.
Vi è una sorta di indipendenza del Van Gogh pittore rispetto al Van Gogh uomo, lacerato dal dolore e dalla follia. E’ la ricchezza del suo temperamento insieme alla vitalità esuberante, che ha compiuto il miracolo!
Per entrare in questa sorta di mistero basti ricordare un periodo drammatico della vita di Vincent. Siamo a Arles. Van Gogh è immobile davanti a Gauguin con un rasoio in mano. La sorpresa di Gauguin. Vincent fugge nella propria camera dove si reciderà l’orecchio destro. Metterà l’orecchio mutilato in un fazzoletto e andrà a consegnarlo a una prostituta.
Due settimane dopo dipingerà lo stupendo “Uomo dall’orecchio tagliato”.
E’ l’esempio lampante di come la follia in lui si trasforma in arte.
Forse (anzi è certo) non avremmo avuto Van Gogh se Van Gogh fosse stato un uomo sereno, sazio e felice.
Il combustibile di quella fortunata deflagrazione artistica è stato senza dubbio la frustrazione sessuale e il fallimento di un esaltato erotismo.
Il genio ha fatto il resto.

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