Paul Verlaine

Paul Verlaine (1844-1896) fu un poeta francese che pubblicò molte raccolte di versi di grande interesse anche per l’erotologia.
La vita affettiva di Verlaine fu estremamente movimentata ed è rimasta celebre la sua storia burrascosa con Rimbaud.
Nei suoi scritti egli aveva diverse volte esaltato l’omosessualità, anche se continuava a frequentare le ragazze delle case di tolleranza di infimo ordine. In lui vi era una dissociazione: sessualmente desiderava le donne, ma sentimentalmente propendeva per gli amori omosessuali.
Nell’agosto 1870 sposa Mathilde Mauté de Fleurville con la quale si era fidanzato l’anno prima. In quest’epoca un suo verso dice: “Tu, per la quale soltanto vorrei vivere”.
Ma ben presto la vita di famiglia gli diviene odiosa e nemmeno un anno dopo darà il benservito a sua moglie.
Inizia la relazione con Rimbaud che procede in modo tempestoso. In modo assurdo Verlaine si è messo in testa di ricercare in quell’adolescente affetto e protezione. Vuole che gli tatui il petto e che gli lasci con un coltello un segno indelebile sul corpo. Il masochismo fu un suo tratto distintivo.
Nel 1873 scoppia il dramma: Verlaine spara a Rimbaud.
In prigione inizia la sua opera “Sagesse” e pensa che convertendosi al cattolicesimo possa ritrovare l’equilibrio, attraverso una forma di vita ascetica.
Negli anni successivi svolse il ruolo di professore in diverse sedi ed esercitò la castità. Ma nel 1874 si innamorò di un altro ragazzo, Lucien Létinois, con cui trascorse diversi anni felici.
Nel 1883 Létinois morì e Verlaine si mise a errare senza meta in uno stato di ebetudine e facendo la vita del vagabondo. Dormiva nei fienili e nei carrozzoni che trovava lungo il cammino.
Le circostanze lo portarono a interessarsi di nuovo della donna. Per tutta la vita oscillerà indeciso “dai monelli con gli occhi da tribade alle principesse Rukin dei marciapiedi parigini”.
Pur conservando le apparenze di una devozione religiosa non cerca più di lottare contro la propria sensualità.
Nel 1889 si invaghisce del pittore Cazals, uomo senza scrupoli che lo sfrutta e si fa nominare suo erede. Però l’avventura finisce presto.
Dopo la morte di Rimbaud (1891) egli vede l’amore esclusivamente dal punto di vista fisico e negli ultimi tempi saranno due ex prostitute, Eugénie Krantz e Philomène Boudin, che in modo alternato lo consoleranno.
Ora Verlaine è pronto a tutti gli eccessi: per venti giorni di seguito dorme con una ventina di ragazze scelte a caso, sprofonda nella più nera miseria, nei debiti, nell’assenzio e nella malattia.
A partire dal 1891 le sue convinzioni religiose si affievoliscono. Peregrina da un albergo all’altro (tutti abbastanza squallidi), si fa ricoverare di tanto in tanto all’ospedale, finché, il 13 febbraio 1896, muore al n. 39 di rue Descartes a Parigi, assistito da Eugénie Krantz, che non ha mai amato, ma che lo ha conquistato con le sue doti di casalinga.
Gli psicoanalisti hanno visto nella bipolarità di Verlaine, nel suo gusto della fuga, nel suo bisogno di attirarsi le ingiurie, il disprezzo e la violenza fisica, nella sua morbosa umiltà e nell’inerzia della sua volontà, la manifestazione di un complesso materno e di una aspirazione a ritornare nel paradiso dell’infanzia.
La cinica ingenuità che caratterizza il lirismo di Verlaine e la libertà con cui ha cantato l’erotismo nelle sue varie forme dipendono certamente da quel tratto di spontaneità infantile.
A proposito della fragilità di cui diede prova Verlaine, Saint Pol Roux ha detto: “Hugo violentò la poesia con ferocia, Verlaine la deflorò con la grazia di un minorenne”.

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