Platone

Platone (427-347 a.C.) fu un filosofo greco. La concezione dell’amore che gli si attribuisce si trova nel “Fedro” e nel “Convito”. Quest’ultimo libro espone una conversazione tra numerosi illustri commensali sulla natura dell’Eros. L’opinione più famosa, attribuita da Platone a Aristofane, ci dice che l’Eros è basato sull’androginia, per cui “le due metà si cercheranno per formare un’unità”.
E’ da notare che queste metà possono essere sia omo che eterosessuali è ciò è il motivo per cui l’omosessualità è stata chiamata “amore greco”. Va detto, però, che i greci come del resto gli arabi successivamente, non hanno mai concepito l’omosessualità come scelta esclusiva.
Sulla questione amorosa, quella di Aristofane non è l’ultima parola, che Platone lascia a Socrate a sua volta ispirato da Diotima, sacerdotessa di Mantinea.
Secondo Diotima l’Amore non è un dio, ma solo un essere intermedio giacché è il prodotto di una mancanza e dell’aspirazione di questa ad essere colmata. La soddisfazione del desiderio si può ottenere secondo la carne o secondo lo spirito. Nel primo caso è necessario che ci si rivolga alle donne e ciò determina la generazione dei figli. Nel secondo caso è opportuno che ci si rivolga a giovinetti (da cui deriva la parola “pederastia”).
L’amore fa sbocciare i buoni sentimenti, i pensieri soavi e consente la costruzione della Bellezza Eterna, che è privilegio del saggio rapito in una sorta di estasi al termine della sua ascensione erotica.
E’ da tale dissociazione che nasce il concetto di “amore platonico”, che fu tra l’altro il bersaglio degli splendidi versi di Baudelaire: “Maledetto sia per sempre il sognatore inutile / che volle per primo nella sua stupidità / preso da un problema sterile e insolubile / mischiare alle cose d’amore l’onestà!”.
Bisogna dire, per dovere di onestà appunto, che Baudelaire per se stesso si seppe liberare poco di quel sognatore inutile avendo concepito l’amore solo in termini di dannazione.
Secondo l’interpretazione corrente “l’amore platonico” è un amore casto, disgiunto dalla componente fisica da cui è stato privato per una sorta di castrazione. Ciò non corrisponde alla vera concezione di Platone. Per il filosofo greco sia l’amore secondo lo spirito, che l’amore secondo la carne si identificano col desiderio. Dunque Platone non chiede il sacrificio dell’amore fisico, al contrario egli vi annette grande importanza. L’amore dei bei sentimenti, dei bei pensieri e l’estasi di fronte alla bellezza eterna si fondano sull’amore della bellezza fisica. Infatti la saggia sacerdotessa dice al filosofo: “Chiunque voglia arrivare in fondo alla sua vera strada cominci da giovane a ricercare i bei corpi”.
E’ vero anche che Diotima raccomanda di non fermarsi a questo stadio e di non attardarsi in eccessive manifestazioni affettive, poiché dopo arriverà l’età della maturità che ha esigenze diverse. L’amore spirituale di cui parla la sacerdotessa di Mantinea corrisponde esattamente alla sublimazione di Freud.
Proprio Freud, ne “Il disagio della civiltà”, superando il materialismo un po’ semplicistico delle precedenti ipotesi, concorderà pienamente con Platone nella visione dell’Eros, considerandolo l’incarnazione dell’istinto di vita in contrapposizione all’istinto di morte.
Il “Convito” termina gaiamente nell’ebbrezza dell’amore limpido, sia nel suo aspetto carnale sia in quello spirituale. Mentre Alcibiade fa l’elogio di Socrate, una banda di ubriachi sopraggiunge con la sua chiassosa foga e pone fine al dibattito. Così l’elemento dionisiaco ha il sopravvento.
Per quel che riguarda l’erotismo, nel “Convito” vi è l’importante affermazione che l’amore non si limita alla procreazione. Ma ciò fu messo da parte nell’acquisizione cristiana.
Nel “Fedro”, dopo aver finto che un buon amico vale di più di un amante appassionato, Socrate pronuncia una palinodia in favore della passione e del delirio erotico, che egli considera la fonte dell’ispirazione poetica e filosofica. Conformemente alla tradizione filosofica greca, Socrate sottolinea l’importanza del controllo di se stessi, e illustra il concetto con l’apologo del “tiro di cavalli”.
Che vi sia un amore grossolano o un amore raffinato, il cavallo nero deve sempre essere bilanciato dal cavallo bianco affinché il cocchiere resti padrone della situazione. Eros non deve dunque temere di manifestarsi nella sua forma più fisica, ma dovrà essere solo per salire più in alto.
Nessun filosofo come Platone ha accordato altrettanta importanza all’amore, che secondo lui non è esclusivamente “platonico”. Anzi, la sua dottrina rende possibile una definizione precisa dell’erotismo, con la sua componente fisica e morale. A orientarlo è stato indubbiamente la propria pulsione omosessuale, che dunque si trova all’origine della dissociazione tra sessualità e genitalità fisica.
In tal senso possiamo affermare che anche Platone è uno dei padri dell’erotismo, avendone sostenuto la riabilitazione morale.

RICHESTA INFORMAZIONI: Platone


security code
Privacy* Art. 13, D.Lgs. 196/2003.
Iscriviti alla Newsletter.