LETTERATI SIGNIFICATIVI PER LA SESSUOLOGIA

André Gide (1869-1951) è un grande scrittore francese, che merita un
posto di rilievo nella storia dell'erotologia. Nel 1920 pubblica
"Corydon", un'opera in cui per la prima volta nella storia un
letterato cerca di legittimare, con argomenti etici e scientifici,
l'omosessualità.
Gide aveva preso coscienza relativamentwe tardi delle sue tendenze
sessuali. Educato in un ambiente protestante, aveva subito la rigidità
di una madre puritana e tirannica, che negli anni dell'adolescenza lo
vestiva da femminuccia e lo affidava unicamente a istitutrici.
Solo a vent'anni cominciò a liberarsi da quella prigione, e in
occasione di un viaggio in Tunisia fatto con un amico, capì di essere
omosessuale.
Da questo momento la sua opera letteraria prese sostanza da quella
consapevolezza, ma rivelò anche l'ambiguità dello
scrittore, che restò sempre un "moralista" e un "immoralista" nel
contempo. Ci fu ambiguità anche nella scelta di sposare la cugina
Madeleine, con cui era cresciuto e con la quale concordò un matrimonio
bianco.
Fu in occasione di un secondo viaggio in Africa che conobbe Oscar
Wilde ed ebbe una relazione con un ragazzo arabo quattordicenne,
Athman, che avrebbe voluto portare in Francia, ma che ne fu impedito
dalla madre. Quest'ultima morì nel 1900, ma ciò non ebbe alcun effetto
liberatorio su Gide, che fu gravato per tutta la vita da una profonda
dissociazione: desiderava sessualmente ragazzi che non amava, ed amava
sua moglie, che non desiderava.
Non affronteremo in questa sede la grande portata letteraria ed umana
insita nell'opera gidiana e ci limiteremo a qualche riferimento sul
versante sessuale. Nel 1947 Gide ricevette il premio Nobel per la
letteratura e si spense a Parigi quattro anni più tardi.
Uno dei significati dell'opera di Gide fu quello di un grande impegno
per superare l'interdetto sessuale da parte del cristianesimo e
giungere così a una nuova morale più matura e più libera. Gide ha
cercato di portare avanti l'opera di rovesciamento dei valori
intrapresa da Nietzsche e forse il suo limite è stato quello di voler
salvaguardare la fede cristiana.
La chiesa cattolica lo ha combattuto in ogni modo: "Tutta l'opera
gidiana potrebbe essere messa sotto il segno di un immenso sforzo per
giustificare il peccato, cancellandolo dalla faccia della terra.
Accettare la nozione di peccato è una tentazione costante di Gide...,
dall'ascetismo puritano dei 'Cahiers d'André Walter', all'inversione
dei valori delle 'Nourritures terrestres' e de 'L'immoraliste'
all'irrigidimento razionalista del 'Thésée'".
Jean Delay ha dedicato a Gide un'opera monumentale, analizzando a
fondo il problema della sua omosessualità.
Secondo Delay, l'ambiente puritano e rigido in cui André è cresciuto,
basterebbe a spiegarne tutte le tendenze. La madre ottusamente lo
coartava in ogni cosa che poteva essere fonte di piacere. Essa pensava
che "chi è capace di impurità sessuale sarà, prima o poi, capace di
tutto".
Lo zio di André, Charles Gide, stimato economista, pensava che la
persona retta avesse "il dovere di proibirsi qualunque unione sessuale".
Con queste premesse non è affatto strano che André, da giovane,
considerasse mostruosa la sessualità e la donna la sua incarnazione.
Gide fu una vittima della stupidità sessuofobica e nonostante ogni suo
sforzo non riuscì mai a superare un "sentimento di inferiorità
sessuale".
Ma non solo i familiari ci si misero a torturarlo. Scoperto mentre si
toccava, André, all'età di nove anni, fu condotto dalla madre presso
un professore dell'università di medicina che pensò bene di
minacciarlo di tagliarglielo con una spada se avesse continuato a
toccarsi.
Anche i pedagoghi diedero il loro buon contributo: André fu espulso
dalla scuola alsaziana di Parigi per onanismo.
La buona società che era pronta a condannare l'omosessualità di Gide,
non si poteva rendere conto di quanto fosse orribile la propria
mentalità.
Fino a ventitre anni Gide rimase vergine, e non aveva che la
masturbazione per placare le sue imperiose esigenze sessuali.
Quest'abitudine non l'abbandonò mai. Anche con gli uomini non praticò
nulla d'altro che la masturbazione. Dopo il contatto con un ragazzo,
avvertiva l'urgenza di dover ricorrere al piacere solitario.
Jean Delay pensa che l'omosessualità di Gide non fosse naturale, bensì
il frutto dell'orribile oppressione subita nell'infanzia e
nell'adolescenza. D'altra parte lo scrittore confessa di non aver mai
ravvisato in se stesso una curiosità per l'altro sesso.
Sia come sia, non c'è dubbio che André Gide sia uno dei tanti martiri
della stupidità sessuofobica e religiosa. Se Gide si fece comunista
(ma a un certo punto aprì gli occhi sulla vera natura dello
stalinismo) fu perché era convinto che la lotta dovesse essere contro
tutti i conformismi e la liberazione dell'omosessuale coincidesse con
la liberazione dell'uomo oppresso dal proprio simile.

Joris-Karl Huysmans (1848-1907) è uno scrittore di grande importanza
che si può situare nella corrente del naturalismo romantico. Il suo
libro più significativo è "A rebours" del 1884.
Huysmans era un personaggio sicuramente strano ed eccentrico,
ossessionato da un erotismo torbido e morboso. Come tutti quelli
affetti da meccanismi eccessivi, intravedendo il rischio di morire
suicida, si converte al cattolicesimo e ne diviene uno zelante
propagandista.
Su quest'onda pubblicò un libro, "Là-bas" (1891), che ottenne un
grande successo di scandalo. L'autore tenta una sintesi tra erotismo,
satanismo, magia e mistica e si propone di tracciare un discrimine tra
il mondo di Dio e quello di Satana. I contenuti "esaltati" non mancano
di produrre diverse conversioni, tra le quali si annovera quella del
dittatore portoghese Oliveira Salazar.
Huysmans, nonostante la conversione, non riuscì a sublimare gli
istinti e a risolvere i suoi problemi.
Egli viene attratto dai fenomeni esteriori della mistica religiosa, e
dell'arte sacra predilige la violenza dei supplizi dei martiri. I suoi
gusti violenti e sadici si rivelano nelle pagine dedicate a Gilles de
Rais, di cui descrive con compiacimento tutte le depravazioni: le
gioie fecali, il vampirismo, e i concorsi di bellezza indetti tra le
più belle teste di bambini decapitate con le sue mani soavi.
A proposito di Gilles de Rais ha parole inquietanti: in lui vede "un
artista e un letterato che si sviluppano nel personaggio e ne
straripano, incitandolo sotto l'impulso di una mistica all'incontrario
alle più sottili crudeltà, ai più delicati delitti".
Se vogliamo aggiungere una chiosa dissacratoria su certi modi "soavi"
(appunto) di essere cristiani, ricordiamo che Gilles de Rais
(certamente il più ributtante dei sadici pedofili) fu cristiano
convinto e devoto e si confessò e si comunicò durante tutta la sua
esistenza e coltivò a lungo il sogno di espiare le sue colpe con un
pellegrinaggio in Terrasanta.
Ritornando a Huysmans il gusto di un sofisticato sadismo era molto
forte in lui. Des Esseintes, il protagonista di "A rebours" prova e
gode di ogni forma di curiosità morbosa e incita un ragazzo di sedici
anni a sottoporsi a una iniziazione in una casa specializzata
nell'addestramento al mestiere di assassino.
Huysmans prova per gli efebi un'attrazione inconscia, e si è sempre
circondato di personaggi ambigui e stravaganti. Il più bizzarro era
l'ex abate Boullan che gli ha ispirato il dottor Johannès di "Là-bas".
Boullan era un prete spretato (anche Gilles de Rais fu iniziato al
satanismo da un prete spretato) che voleva diventare il papa di una
nuova religione.
Boullan affidò a Huysmans una delle sue discepole più invadenti, Julie
Thibault, che andò a vivere con lui nel giugno del 1885. Essa vi portò
un tabernacolo, dei vasi sacri, un portamessale e dei testi
particolari, tutti attrezzi per celebrare una specie di messa.
Huysmans ne fa un personaggio in uno dei suoi romanzi, verso la cui
dipendenza dice che dà "un gusto di paura e di inquietudine, e
soprattutto la mancanza della vera donna che non si è potuta avere".
Gira gira: sempre questione d'impotenza.

Guillaume Apollinaire fu un poeta di lingua francese nato a Roma nel
1880 e morto a Parigi nel 1918. Sua nonna materna era italiana come
forse anche il padre, rimasto ignoto. Fu un europeo "ante litteram"
non solo per le ascendenze parentali ma per aver fatto parte del
crogiolo culturale del continente.
Amico di artisti e letterati ebbe il merito di mettere in luce gli
aspetti più singolari del cubismo e del futurismo.
Sospettato di essere tra gli ispiratori del furto della Gioconda
avvenuto il 20 agosto 1911, fu arrestato. Fu poi scagionato, al pari
del suo amico Pablo Picasso, essendo il furto stato concepito e
commesso da un solo uomo: l'italiano Vincenzo Peruggia.
Apollinaire occupa un posto importante nella storia dell'erotologia
soprattutto perché redasse, insieme a Fleuret e Perceau, un catalogo
dei libri proibiti presenti nelle biblioteche. Mise in rilievo l'opera
erotica dell'Aretino, di Sade, di Baffo, di Nerciat, di Restif de la
Bretonne, di Casanova e di altri "maestri dell'Amore".
Apollinaire con tutta probabilità è l'autore del romanzo "Le
undicimila verghe" del 1907, un libro pornografico "sfrenato" come lo
sono quelli di Sade e di Restif. Il titolo gioca sull'assonanza
"verge"-"vierge", con un riferimento alle undicimila vergini che
avrebbero accompagnato Sant'Orsola al martirio. Un erudito come
Apollinaire aveva certamente presente il ciclo pittorico di
Sant'Orsola realizzato da Vittore Carpaccio e conservato nelle
Gallerie dell'Accademia di Venezia.

André Breton (1896-1966) è il teorico del surrealismo. Nel 1919
aderisce al movimento dadaista. Due anni dopo conosce personalmente
Sigmund Freud.
Nel 1924 pubblica il primo manifesto del surrealismo. Nel 1930 lancia
il secondo manifesto del surrealismo nel quale l'adesione alla
psicoanalisi è più netta.
"Tutto porta a credere che esista un certo luogo dello spirito nel
quale la vita e la morte, il reale e l'immaginario, il passato e il
futuro, il comunicabile e l'incomunicabile, l'alto e il basso, cessano
di essere percepiti in modo contraddittorio".
La visione di Breton circa la "surrealtà" viene delineata soprattutto
nell'opera "Nadja" del 1928. La libertà per l'essere umano si può
raggiungere solo liberando il desiderio da "gli interdetti di ogni
genere inerenti alla nozione del piacere (realtà del desiderio),
interdetti religiosi o altro che hanno la sola funzione di mettere
l'uomo nell'ignoranza del suo vero potere".
Si può raggiungere l'obiettivo di abolire gli interdetti solo se si
distrugge "l'abominevole nozione cristiana del peccato, della caduta
originale, dell'amore redentore, sostituendole, con un sentimento di
convinzione assoluta, l'idea dell'unione divina tra l'uomo e la donna".
Breton non simpatizza per alcuna licenza in materia sessuale e
combatte i libertini: "In amore io ho optato per una forma passionale
ed esclusiva, che tende ad eliminare tutto ciò che può rientrare nel
compromesso, nel capriccio e nella disperazione".
Breton apprezza Sade soltanto per la sua forza d'urto essendo convinto
che tutto è lecito "pur di scardinare i tabù che intralciano la
libertà della vita sessuale che deve essere totale, perversioni
comprese".

Isidore Ducasse conte di Lautréamont (1846-1870) è un fenomeno unico
per tanti aspetti.
Nato a Montevideo, figlio di un funzionario dell'ambasciata francese,
fu segnato da un'educazione rigorista in un collegio di gesuiti.
Tornato presto in Francia, pubblicò tra il 1868 e il 1869 i "Canti di
Maldoror" un allucinato ed allucinante testo poetico rimasto
incompreso per decenni e che fu valorizzato dai surrealisti.
Scelse il nome di Lautréamont per camuffarsi agli occhi della censura
ed ottenne naturalmente numerosi rifiuti da parte degli editori.
Lautréamont scriveva sotto l'effetto della caffeina, accumulata a
causa degli innumerevoli caffé che era solito consumare, e
sottolineava ogni frase che componeva con lunghi accordi di pianoforte.
Ducasse fu rinvenuto morto una mattina di novembre del 1870 nel suo
letto in un albergo di Parigi. Aveva ventiquattro anni.
Dopo la morte dell'autore, l'editore belga Albert Lacroix che aveva
pubblicato i "Canti" ma per paura della censura non li aveva quasi per
nulla diffusi, fece circolare il libro: grande scandalo e poca
comprensione del significato.
Sulla tomba di Lautréamont nessuno volle scrivere l'epitaffio che egli
stesso si era preparato: "Qui giace un adolescente che morì tisico: e
voi sapete il perché. Non pregate per lui".
Dopo la prima guerra mondiale, Gide parlò di lui come "padrone delle
cateratte della letteratura di domani".
I "Canti di Maldoror" sono un affresco paragonabile all'opera
pittorica di Bosch: una visitazione degli inferi, la brusca fuoruscita
delle forze inconscie represse da secoli di cristianesimo.
La celebre frase: "Bello come l'incontro fortuito di una macchina per
cucire e un ombrello su un tavolo operatorio" potrebbe avere dei
significati sessuali e dei riferimenti personali: la macchina da
cucire potrebbe rappresentare la donna, l'ombrello potrebbe alludere
all'uomo e il tavolo operatorio potrebbe esprimere il disagio di un
omosessuale di fronte all'eterosessualità.
Suggestioni anali esistono nel brano che riportiamo: "Oh! se invece di
essere un inferno, l'universo non fosse stato che un immenso ano
celeste! Guardate il gesto che io faccio verso il mio basso ventre:
sì, avrei spinto il mio membro dentro lo sfintere sanguinante e avrei
spezzato con i miei colpi di reni impetuosi le pareti del suo bacino!
Così la sventura non avrebbe gettato sui miei occhi ciechi intere dune
di sabbia mobile; avrei scoperto il luogo sotterraneo dove giace la
verità addormentata e i flutti del mio sperma viscoso avrebbero
trovato un oceano in cui precipitare".
Lautréamont fu distrutto dal silenzio ostile con cui furono accolti i
"Canti". Successivamente scrisse "Poesie" che avevano l'assunto di
cantare la speranza, la pace, la felicità, il bene, il dovere. Povero
ragazzo!
Fu trovato morto in condizioni misteriose, probabilmente pestato dalla
polizia napoleonica.

Arthur Rimbaud fu uno stupefacente poeta francese nato a Charleville
nel 1854 e morto a Marsiglia nel 1891.
Manifestò una straordinaria precocità e già a quindici anni scrisse
versi importanti. Più o meno a quell'età fugge di casa e conosce Paul
Verlaine, con cui avrà una relazione travagliata. I due amici si
legano con altri letterati nei caffé parigini del Quartiere Latino.
Girano insieme anche il Belgio e l'Inghilterra.
La relazione tra i due amanti fu vorticosa e travagliata: essi si
lasciano e si riprendono e dopo un periodo di sereno, burrasche
clamorose.
In uno di questi frangenti scoppia il dramma e si sfiora la tragedia:
Verlaine spara a Rimbaud e lo ferisce al polso. La giustizia belga lo
condanna a un anno di prigione, che sconta a Mons.
Rimbaud torna alla casa paterna dove, chiuso in soffitta, termina "Une
saison en enfer".
Ha diciannove anni ed improvvisamente decide di chiudere con la
letteratura: tutte le cose importanti che Rimbaud ha scritto, le aveva
scritte prima dei diciannove anni.
Un genio precoce e sorprendente di cui i surrealisti faranno la
propria bandiera.
Successivamente viaggerà molto: impara l'inglese a Londra e in Scozia,
e il tedesco a Stoccarda. Siamo nel 1875 e a Stoccarda viene raggiunto
da Verlaine, che avendo ritrovato in prigione la fede cattolica, tenta
di convertirlo.
Rimbaud lo accoglie male e la rottura tra i due è definitiva.
Vagabonda dal 1871 al 1880 ed impara diverse lingue.
Successivamente si occuperà di traffici commerciali: è stato
sicuramente trafficante di armi, se non di schiavi. Nel 1891 un tumore
al ginocchio lo costringe a rimpatriare; morirà in quello stesso anno
in un ospedale di Marsiglia.
Il mito di Rimbaud ha proliferato più all'estero che in Francia. La
buona società benpensante aveva tentato in vario modo di accreditarlo
come una sorta di mistico cristiano, che alla fine si riconcilia con
Dio.
Un ricordo personale: l'angoscia che mi prese quando, molti anni fa,
visitai la sua tomba nel cimitero di Charleville; era in abbandono,
sulla lapide una banale scritta religiosa; nessun riferimento al fatto
che era stato un poeta (geniale, ma geniale non importa).
La sua limpida rivolta (l'angelo furioso) costituì un luminoso
presagio del nostro mondo attuale e delle sue mille contraddizioni.
"Ritrovare la purezza non nella coscienza, ma in ciò che la nega:
questo è il tentativo di Rimbaud" (Daniel-Rops).
Sarà vero. Comunque la presunta conversione finale sul letto di morte
è l'ultima buffonata dei "devoti" nei confronti di questo poeta.
Questo "viaggiatore cencioso" ne ha precorso di tempi, sull'itinerario
dell'uomo alla ricerca di se stesso.

André Pieyre de Mandiargues (1909-1991) è stato uno scrittore e
drammaturgo francese, surrealista della seconda generazione e autore
di opere erotiche.
I testi di Mandiargues rivelano la propensione per le invenzioni
audaci e l'uso del vocabolario della erotologia classica.
Nelle sue opere c'è la ricerca dell'"istante panico", una sorta di
commistione degli elementi primordiali che danno luogo all'agnizione
del mistero della vita.
"Tutto quello che ho potuto fare fino ad ora porta il segno, me ne
rendo conto a posteriori, di un desiderio costante di rinnovare
l'antico ordine panico, di instaurare, se possibile, un ordine o un
disordine panico".
Nel segno dell'erotismo, tutte le opere di Mandiargues tendono verso
l'istante del parossismo, dove amore e morte sono celebrati insieme
con uguale intensità.
La scena è sempre definita con grande precisione, in uno spazio chiuso
e geometrico, sia esso coro di chiesa emisferico, casa di piacere a
forma di stella a sei punte o castello cilindrico o ottagonale: in
ogni caso il luogo diviene santuario dell'istante panico.
Ci sono dei "rapporti di affinità tra i luoghi subordinati alle regole
della geometria più rigorosa e gli stati di sregolatezza e magari
anche di delirio dell'anima e dei sensi... rapporti illustrati in modo
esemplare dall'arena delle corride o dalla pianta del lupanare ideale
di Leonardo da Vinci".
I personaggi sono le donne che indossano una maschera che implica un
potere simbolico: Radogune è "la ragazza dell'Ariete", Sarah "la
Vergine del Diamante", Vanina "il giglio di mare".
L'azione ha l'andamento oscillante tipico dei sogni, e all'ultimo atto
ci si avvia all'esplosione dell'atmosfera sacrale nella quale amore e
morte sono strettamente interconnessi.
In questo modo si comprende che nell'opera di Mandiargues un solo
personaggio ha il potere di instaurare l'istante panico: l'Eros nero,
quello che porta alla perdita della personalità.
"Né più né meno dell'alta poesia. Il deserto là dove viene a trovarsi,
tutto di carbone sotto un cielo di corvo, è la notte immensa di
Novalis, l'infinito con cui il male si ricongiunge con il bene e dove
tutte le cose sono rigorosamente uguali".
Da alcune opere di Mandiargues, Walerian Borowczyk, un pregevole
regista polacco, ha tratto i film migliori tra quelli da lui girati.

Charles Baudelaire fu un grandissimo poeta francese nato a Parigi nel
1821 ed ivi morto nel 1867.
Da giovane diviene amico di Théophile Gautier, Gérard de Nerval, Nadar
e altri intellettuali.
La sua personalità è già spiccata. Affitta un sottotetto, che
dissemina di flaconi di muschio olezzante e assistito da un cameriere
dà di sé la perfetta rappresentazione del giovane "dandy" accurato in
ogni dettaglio.
Théodore de Banville ha un ricordo entusiasta di Baudelaire ventenne e
lo descrive con ammirazione come "raro esempio di viso realmente
divino e che ha in sé tutte le possibilità, tutte le forze e tutte le
più irresistibili seduzioni".
Baudelaire compone "Les fleurs du mal" tra il 1840 e il 1845. Nella
poesia egli vede solo il mezzo per manifestare a pieno la propria
immagine narcisistica che tende al sublime.
Egli detesta ogni atteggiamento naturale e privilegia ciò che è
sorvegliato e costruito. Il suo dandismo lo spinge a diffidare del
buonsenso, dell'istinto e del sentimento.
Indossa abiti impeccabili e ricercati e i suoi stivaletti sono sempre
perfettamente lucidi. Le sue cravatte color sangue e i suoi guanti
color rosa destano una stupita ammirazione in chi lo incontra.
La ricercatezza lo induceva a camminare a scatti come una marionetta.
In realtà la sua ossessione era quella di insudiciarsi le scarpe.
Dopo la pubblicazione del suo capolavoro, scattò implacabile la
reazione della censura e fu processato per immoralità. Sei poesie
furono condannate: "Les bijoux", "Le Léthé", "A celle qui est trop
gaie", "Lesbos", "Femmes damnées", "Les métamorphoses du vampire".
Scrivendo alla sua amica Madame Sabatier egli così commenta la cosa:
"Potrai credere che i miserabili (parlo del giudice istruttore, del
procuratore, ecc.) hanno osato incriminare due delle poesie composte
per il mio caro idolo ('Tout entière' e 'A celle qui est trop gaie')?
Quest'ultima è la stessa che il venerabile Sainte-Beuve ha definito la
migliore del libro".
Madame Sabatier condivide con Jeanne Duval, "la venere nera, bizzarra
divinità scura come la notte", il ruolo di musa ispiratrice delle
opere condannate.
Baudelaire esprime in modo sublime il canto frammisto della fatalità
del peccato, dell'inevitabilità del castigo e della necessità della
sofferenza.
Essendo prigioniero della propria struttura psichica e della propria
sostanziale impotenza, egli non riesce a liberarsi da un'analisi
spietata ed inorridita del vizio.
Già geneticamente Baudelaire aveva una condizione particolare essendo
figlio di un vecchio e di una giovane ragazza, e poi visse in un'epoca
di lotte sociali nella quale lo statista e teorico del liberalismo
Guizot lanciava il famoso grido "arricchitevi".
Baudelaire odiava sinceramente tutto ciò che sapeva di popolo o di
riforme sociali.
Come Rimbaud e Lautréamont, Baudelaire non riuscì ad invecchiare ma il
suo essere giovane non è riuscito ad esprimere alcun sfogo libidico se
non in una grande forza creativa.
Rops e Nadar, che lo conobbero abbastanza bene, sostengono che egli
non ebbe mai un rapporto sessuale completo con una donna, mentre
Proust gli attribuisce tendenze omosessuali.
Baudelaire era comunque prigioniero del dogma e della nozione del peccato.
Non so se per Baudelaire si possa dire, come per Gide e tanti altri,
che è stato una vittima della religione. Fatto sta che l'impotenza
sessuale lo spinse verso un misticismo che trapela da tutta la sua
opera.
Il dandismo di base misto all'impotenza della soddisfazione lo conduce
a una visione di unanimistica miserabilità che esprime soprattutto
nello "Speen de Paris" (1859). Parigi è la capitale infame fatta di
topaie, ospedali, case chiuse e di rifiuti umani, i ciechi, le
vecchie, gli stracciaioli, gli ubriachi, i mendicanti, i viziosi.
In Baudelaire tutto si tiene, così da quella visione di miseria
generalizzata, deriva la fuga dalla realtà, tramite l'esperienza
dell'hascisc e dell'oppio, descritta in "Paradis artificiels" (1860).
Solo il clima decadente del diciannovesimo secolo può spiegare
l'erotismo, romantico e mistico, di Baudelaire, nel quale ancora
gravano i sussulti dei tabù impliciti in un mondo cristiano in agonia.
In un certo senso Baudelaire è come se fosse un campo di battaglia tra
i meccanismi dei fantasmi oppressivi della mente e la libertà del
sesso e dei sentimenti. Egli voleva librarsi nell'aria ma era
inchiodato per terra dal peso dell'angoscia.
Baudelaire dice: "L'amore è un crimine per compiere il quale non si
può fare a meno di un complice".
Gravato dal fardello della colpa Baudelaire sa che non ha via d'uscita.
"Credo che la mia vita sia stata dannata sin dall'inizio e per sempre".

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