Luis Bunuel

Luis Bunuel (1900-1983) era un cineasta spagnolo, certamente tra i più grandi della storia del cinema. Studiò nel collegio dei gesuiti a Saragozza.
Si trasferì in Francia nel 1925 dove debuttò come assistente di Jean Epstein. Nel 1928 diresse, in collaborazione con Salvador Dalì, “Un chien andalou”, che fu il primo capolavoro dell’avanguardia. Nel 1930 realizzò “L’Age d’or”, film notevolissimo che ripropone la crudeltà e il pansessualismo del suo primo film.
Nel 1933 si trasferisce in Spagna per partecipare alle attività artistiche della Repubblica. In quel periodo integrò nella sua visione del mondo la sensibilità sociale che espresse per la prima volta nel documentario “Terra senza pane”.
Quando vi fu la vittoria franchista, lasciò la Spagna per gli Stati Uniti prima, e per il Messico poi, dove si stabilì nel 1946. Tra i film di rilievo di questo periodo ricordiamo “Los Olvidados” (1950), “El” (1953), “La vita criminale di Arcibaldo de la Cruz” (1956).
Tra i capolavori di Bunuel ricordiamo “Nazarin” (1959), “Viridiana”, che ottenne nel 1961 il Gran Premio del Festival di Cannes. Seguiranno tanti altri capolavori: “L’angelo sterminatore” è del 1962, “Il diario di una cameriera” è del 1964, “Intolleranza” è del 1965, “Bella di giorno” è del 1967, “La via lattea” è del 1968, “Tristana” è del 1970, “Il fascino discreto della borghesia” è del 1972, “Il fantasma della libertà” è del 1974, “Quell’oscuro oggetto del desiderio” è del 1977.
Tutta l’opera di Luis Bunuel risiede nel territorio di un erotismo sontuoso, in cui sadismo e feticismo figurano come costituenti essenziali di un tessuto narrativo affascinante.
Già nello “Chien andalou” l’erotismo ha un grande spazio, sebbene sotto forma di un simbolismo che costituiva la moda dell’epoca. Le suggestioni della psicoanalisi vengono ironicamente impiegate in un contrappunto di immagini che risulteranno degli archetipi. Nei successivi lavori il simbolismo sarà sempre meno criptico e sempre più esplicito, per cui vi sarà la piena esaltazione dell’amore in tutte le sue forme, in polemica con gli assetti stabiliti dalla borghesia capitalistica e dall’ipocrisia religiosa.
Nei suoi film sembra confluire tutto ciò che vi è stato di rivoluzionario nel XIX e nel XX secolo: Sade, Marx, Freud.
Vi è sempre un esplicito legame tra sangue e sesso: nello “Chien andalou” un occhio viene lentamente sezionato da un rasoio, una donna è alle prese con una mano tagliata. Questo tipo di sottile erotica crudeltà si ritrova in varie forme in tutti gli altri film. Talvolta, come già nella “Vita criminale di Arcibaldo de la Cruz”, serpeggia un umorismo nero e mordace.
Gesti apparentemente innocenti evocatori di audaci atti sessuali, amplessi di mogli che possono unirsi al marito solo se immaginano di stare con l’amante, feticismi del piede, mendicanti ciechi improvvisamente espansivi con attraenti bambine: ogni aspetto dell’erotismo, dai più eccitanti ai più sordidi, sono stati rappresentati da Bunuel con un realismo sornione e allucinato.
La narrazione filmica di Bunuel non si limita alla descrizione di un mondo ambiguo e a volte sinistro: egli critica dalle fondamenta una mentalità perdente, quella cristiana.
Rimette in discussione i valori apparentemente più indiscutibili della nostra civiltà. Nell”Age d’or” il protagonista condanna la carità coprendo di botte un cieco; negli “Olvidados” la perversità dell’infanzia si manifesta con una crudeltà inquietante; in “Nazarin” la vanità del sacrificio e l’equivoco della castità sono denunciati con forza pur se con pudore e malinconia nei confronti del povero prete “vittima” della sua fede e della sua “vocazione”.
In “Viridiana”, girato in Spagna, tutta l’opera di Bunuel e il suo pensiero sono esaltati e approfonditi. Tutte le ossessioni degli altri suoi film, dal sacrificio alla necrofilia, dal sadismo al masochismo, dal voyeurismo al feticismo, fanno parte dello scenario di “Viridiana”, in cui la carità, la castità solitaria e il sacrificio inutile esprimono magnificamente il colpevole fallimento di un mondo.
Bella di giorno” racconta le inquietudini dell’essere umano contemporaneo che emergono dalla storia di Séverine, moglie masochista e frigida di un medico parigino, che si prostituisce dalle 14 alle 17 in una casa di appuntamenti. Anche questo film è governato da una geniale ironia e da una leggerezza di tocco ammirevole.
In “Tristana” vi è la descrizione impietosa di una mancata liberazione in cui la vittima, imparata la lezione di ipocrisia e crudeltà, si trasforma in carnefice. Tristana è un’orfana affidata a un anziano tutore che ne farà la sua amante. La ragazza cerca di rompere le sbarre fuggendo con un giovane pittore di cui si era innamorata, ma un’amputazione alla gamba per una cancrena la costringe a ritornare dal vecchio e a sposarlo. Ma, sadicamente, gliela farà pagare.
“Quell’oscuro oggetto del desiderio” racconta, con la solita grande maestria narrativa, la storia di un ricco borghese che mette in campo tutte le proprie risorse di potere per ottenere i favori di una donna, ma inutilmente, poiché lei gli nega sistematicamente la cosa per cui egli spasima. Il film è tratto dal romanzo “La donna e il burattino” (1898) di Pierre Louys. L’idea di sdoppiare la donna, affidando il ruolo della protagonista a due diverse attrici simultaneamente, costituisce una geniale scelta stilistica che rende perfettamente l’inestricabile intreccio tra innocenza e passione.

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