Cerere

Cerere era la dea delle messi e dell’agricoltura dei latini che l’identificarono con la dea greca Demetra.
Il suo culto è assai antico e sembra sia stato importato dalla Grecia prima in Sicilia, poi in Campania e infine a Roma. I romani erano consapevoli dell’antichità di questo culto: nel 133 a.C. un oracolo ordinava in tempo di carestia di acquietare con espiazioni “l’antichissima Cerere”.
Cerere era anche la dea della fecondità e presiedeva alle nozze e alla nascita di bei bambini. La sposa le offriva sacrifici il giorno del matrimonio prima che il corteo si dirigesse verso la casa dello sposo e quando accedeva alla camera nuziale.
Cerere è rappresentata con il capo cinto di fiori e in braccio frutta e bambini. Così la si vede sul pannello dell’Ara della pace, innalzato a Roma da Augusto, che oggi si trova a Firenze.
La si rappresenta anche con un’immagine lignea, per l’evidente legame tra l’albero e la madre. La Cerere di Faro così è descritta da Tertulliano: “Rudis palus et informe lignum sine effigie”.
Secondo la tradizione Cerere è figlia di Saturno e di Cibele. Dea delle messi, dell’agricoltura e della civiltà il suo culto si è affermato in Grecia nel suo profondo significato. I misteri di Demetra, celebrati a Eleusi in primavera e in autunno per molti giorni consecutivi, avevano la funzione di rivelare agli iniziati il senso della vita e della morte, e di convincerli della loro immortalità attraverso la contemplazione del mistero della vegetazione.
La terra-madre era la detentrice dell’energia caotica e primordiale e la condivisione di tale energia avveniva tramite la partecipazione alle orge sacre, in cui la psicoanalisi ha visto un significato misterioso.
Mentre sulla riva del mare la folla partecipava a una grande festa, accompagnando con un corteo di torce l’immagine della dea, l’ierofante e la sacerdotessa scendevano nel ventre della Terra, simbolo del seno materno, e si univano nell’oscurità consumando un matrimonio sacro, durante il quale la sacerdotessa assumeva il ruolo di Demetra. Al termine dell’amplesso, l’ierofante annunciava che “il sublime aveva messo al mondo un figlio sacro” e mostrava ai convenuti una spiga di grano che rappresentava il “figlio-amante” della dea.
L’inno a Demetra diceva: “Tra tutti gli uomini della Terra beato colui che lo ha visto! Ma colui che non partecipa ai sacri riti ha un amaro destino, lo copre l’ombra della morte…”.
Mircea Eliade ha sottolineato il significato religioso dei riti orgiastici celebrati in onore della Terra-Madre: ogni eccesso sessuale era proibito eccetto che nelle due date cruciali del calendario agricolo.
Ma in quei giorni decisivi l’uomo doveva partecipare, con tutte le sue energie e con un ritorno alla sessualità primitiva libero da qualsiasi costrizione sociale, al rinnovamento della natura.

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