Paul Delvaux

 Paul Delvaux fu un pittore belga nato ad Antheit nel 1897 e morto, dopo una lunga vita, a Furnes nel 1994. Si può considerare come appartenente al movimento surrealista, anche se per successiva conversione.
La sua pittura ha configurato un universo fascinoso fatto di olimpica freddezza e di un sentimento coinvolgente di voluttà. E’ come se ci ritornasse trasfigurata dal colore la classicità dei marmi greci con la trasgressione potente del pelo pubico sempre in primo piano.
La sensualità magica di una materia vigorosa e fredda che esprime grande pregnanza, costituisce il prodigio pittorico di questo artista che pur avendo tanti antecedenti non ha uguali.
Delvaux esaspera l’inquietudine metafisica di Limburg, Bosch e Bruegel e continua il discorso “surreale” di Rops, Ensor, Antoine Wiertz, Magritte.
Folgorato in un primo tempo dalla scoperta di De Chirico, di Dalì e di Magritte, che conobbe nel 1936, egli si è rivoluzionato repentinamente, rinnegando le cose fatte prima. Ben presto ha saputo esprimere il suo “sogno interiore” che si esplicava sotto l’insegna del narcisismo.
La sua forma di espressione pittorica condivide col surrealismo il rifiuto cosciente del mondo esterno, e con l’onirismo sistematico, con l’abolizione della censura, con l’assurdo elevato a potente espressione della logica, esprime la propria personale nevrosi.
Sotto certi aspetti la “forzatura” di Paul Delvaux ci richiama quella di Ulisse che si consacra senza riserve al suo perpetuo viaggio, che approda di volta in volta alla “Città lunare”, alla “Città nera”, al “Villaggio delle sirene”, al “Treno di notte” sullo sfondo dell’Acropoli o delle case del Far West. Dall’onnipotenza del pensiero umano sgorga perpetuamente la magia e aleggiano nell’aria i fantasmi di Nosferatu.
La pittura di Delvaux è evocata dai seguenti versi di Paul Eluard: “Grandi donne nude che annullano il deserto / questo mondo è sotto il dominio della carne gloriosa. / Tutto in un istante è ridotto all’abbandono / del riflesso di una gonna in uno specchio vuoto. / Per conoscere la forma e il peso dei suoi seni / la più bella al mattino si rinserra tra le sue braccia.”
Delvaux, di ricca famiglia borghese, ha compiuto gli studi classici e ha frequentato l’accademia di Belle Arti. La sua prima esposizione è del 1924. In un primo tempo ha subito l’influenza degli impressionisti Stobbaerts e de Greef, poi, fino al 1936, quella degli espressionisti Permeke, de Smet, van de Woestyne. Nel 1937 la sua linea evolve verso il surrealismo.
Compì due viaggi in Italia, tra il 1939 e il 1944, allargando le sue prospettive di ispirazione e le sue esigenze coloristiche.
Di tutte le suggestive opere di Delvaux mi piace ricordare “Pigmalione” del 1939. Il quadro esprime un ribaltamento del mito di Pigmalione, che è profetico dei ribaltamenti dei rapporti tra i sessi e dei significati della vita umana. Il surrealismo onirico e metafisico sottolinea proprio la fragilità e la relatività dei significati umani.
Nell’eterno rapporto tra l’uomo e la donna il protagonista è lo specchio, nel quale a vicenda ci si rimpalla l’oggetto e l’immagine di esso.

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