Arthur Schopenhauer.

Arthur Schopenhauer (1788-1860) fu un filosofo tedesco, la cui opera principale è “Il mondo come volontà e rappresentazione”.
Schopenhauer nel suo sistema ha dato molta importanza all’amore, inteso soprattutto come sessualità genitale. Quello che lui chiama il “genio della specie” ha teso all’individuo il tranello del sesso per fini riproduttivi. Quindi la voluttà e eventualmente la passione, sono solo delle esche. L’individuo innamorato è dunque una marionetta manovrata, e le circostanze di quell’amore non possono che essere fattori secondari.
Tale visione, come si nota, risente del pessimismo dell’impianto generale della filosofia di Schopenhauer. L’amore s’identifica sostanzialmente con il desiderio, e desiderare significa voler colmare una lacuna, la cui percezione implica sofferenza.
Moralmente l’amore per il proprio partner sessuale non vale di più dell’amore per se stessi, che per altro è alla base di tutti i vizi. Vi sono due tipologie dell’istinto di conservazione: quello che si riferisce all’individuo e quello che si riferisce alla specie. Ambedue questi istinti sono assurdi, perché al servizio della vita, che in fondo è cattiva. Questa posizione si spiega con l’adesione di Schopenhauer al pensiero filosofico e religioso orientale incarnato dal buddismo. Dunque la saggezza consiste nell’uccidere in se stessi la volontà di vivere, elevandosi al di sopra della vita per mezzo dell’ascesi morale e della contemplazione estatica.
Non per questo Schopenhauer preconizza il suicidio fisico o la castità. A ben vedere non vi è incompatibilità tra il suo pessimismo biologico e una particolare forma di erotismo, che dovrebbe riuscire a beffare il “genio della specie”, riuscendo a provare piacere sessuale evitando la procreazione. Ma su questo punto il pensiero del filosofo è poco univoco, considerando egli negativa la ricerca del piacere.
L’influenza del pensiero filosofico di Schopenhauer, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, è stata enorme. Wagner si era dichiarato suo discepolo e con esso gran parte del movimento artistico e letterario.
Nietzsche fu allievo di Schopenhauer e sviluppò il suo pensiero in contrapposizione a quello del maestro. Nietzsche riabilita la vita a costo dell’immoralità: se la morale è nemica della vita bisogna condannare la morale, non la vita.
Anche Freud ha riconosciuto l’influenza di Schopenhauer sul proprio pensiero filosofico e anche scientifico. Forse da lui ha derivato l’idea del ruolo dell’inconscio sulla vita sessuale; l’idea della repressione dell’istinto imposta dalla morale; la contrapposizione dell’istinto di vita all’istinto di morte, che troviamo alla fine del “Disagio della civiltà”. Detto questo bisogna dire che Freud è agli antipodi di Schopenhauer su molti punti fondamentali: non è mai un pessimista sistematico; tifa sempre per l’istinto di vita e mai per l’istinto di morte; la sua concezione della sessualità è ricca e rivoluzionaria; non ha mai visto nell’egoismo dell’individuo e della specie la fonte di tutti i mali.

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