Sigmund Freud.

Sigmund Freud (1856-1939) è il fondatore della psicoanalisi.
Darwin, Goethe e Charcot sono all’origine del suo pensiero. Nel 1893, in collaborazione con Breuer, pubblica il “Meccanismo psichico dei fenomeni isterici”, che oltre alle prime osservazioni sull’isteria, contiene l’elaborazione di quello che si è chiamato “metodo catartico”.
Nel 1898 Freud pone la sessualità come punto di partenza di tutte le nevrosi in “La sessualità nell’etiologia delle nevrosi” e due anni dopo pubblica la celebre “Interpretazione dei sogni”, che costituì lo strumento di lavoro (e anche il giocattolo) di una processione infinita di psicoterapisti.
E’ del 1901 la “Psicopatologia della vita quotidiana”, e del 1905 i “Tre saggi sulla teoria sessuale”, dove per la prima volta delinea l’esistenza di tre stadi pre-genitali e del “complesso di Edipo”.
A mano a mano che si ingrossa la schiera dei seguaci e si ufficializza l’Associazione psicoanalitica, cominciano a palesarsi le prime fratture e le prime uscite polemiche. Il primo scissionista fu Adler, che si rifiutava di riconoscere l’importanza del fattore sessuale circa la genesi delle nevrosi. Successivamente fu la volta di Jung, che contrappose alla concezione sessualistica della libido quella energetica.
Nel 919 Freud pubblica ”Al di là del principio di piacere”, in cui tenta un approccio psicoanalitico della biologia degli istinti. In quest’opera appare per la prima volta la nozione di “istinto di morte”.
E’ del 1927 “L’avvenire di un’illusione”, dove presenta la religione come una nevrosi ossessiva collettiva.
Con l’avvento della barbarie nazista l’Istituto di ricerca sessuale fondato da Magnus Hirschfeld, al quale Freud aveva collaborato, viene distrutto e la psicoanalisi viene assemblata in un “ente di psicoterapia tedesca” di cui Jung assume la presidenza. Freud, ebreo, deve lasciare fortunosamente Vienna per Londra, con l’aiuto finanziario di Marie Bonaparte.
Freud ha avuto tanta “pruderie” nella vita privata quanta audacia nelle sue opere. La contessa di Noailles disse di lui: “Come? Quest’uomo così puritano ha pubblicato tanti cinici libri sulla sessualità? Figuratevi che non ha mai tradito la moglie!”.
Martha Bernays, la moglie di Freud, morì nel 1951 all’età di novant’anni. Successivamente Ernest Jones analizzò novecento lettere scambiate tra Freud e la sua fidanzata durante i tre anni della loro separazione. Jones osserva: “Tutto prova che nella vita di Freud c’era un mistero… Fino alla fine del suo fidanzamento con Martha, diceva di non averle mai mostrato il suo aspetto migliore. Forse non glielo rivelò mai completamente”.

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