Wolfgang Goethe

Wolfgang Goethe (1749-1832) fu un grande poeta e scrittore tedesco.
Aiutato dalla madre giovane e intelligente mostrò una precoce genialità: imparò facilmente diverse lingue e scrisse dei testi per il teatro delle marionette.
A sedici anni lasciò Francoforte per Lipsia, dove intraprese gli studi di legge. Qui ebbe una intensa vita sociale e culturale e coltivò molti interessi: medicina, arti figurative e disegno. Scrisse versi di carattere libertino (“Il libro di Annette”). In quegli anni ebbe un breve idillio con Kathchen Schonkopt a cui seguì una fase di turbamento e di agitazione. Ritornato subito dopo a Francoforte (1768) fu colpito da una pericolosa malattia. Fu un periodo di grande crisi che lo vide prendere contatto con ambienti religiosi.
Nel 1770 si recò a Strasburgo per finire gli studi. Fu una fase fertile di conoscenza in materia letteraria e artistica. Si innamorò di Friederike Brion, figlia del pastore protestante di Sesenheim. Le gioie e le tensioni di quell’amore gli ispirarono alcune delle più belle liriche di questo periodo.
Nel 1771, tra maggio e settembre, era stato a Wetzlar come praticante presso il tribunale. Lì conobbe Charlotte Buff, fidanzata a J. Ch. Kestner, e se ne innamorò. Di ritorno a Francoforte trasfuse quell’amore irrealizzabile nel romanzo epistolare “I dolori del giovane Werther”, pubblicato nel 1774. Il successo di quest’opera fu travolgente e lo scandalo che suscitò fece di Goethe il dominatore incontrastato della scena letteraria tedesca.
Un nuovo amore, con Lili Schonemann, ispirò altre liriche. Il dramma “Clavigo” ha come protagonista la figura del fidanzato infedele, e il dramma “Stella” tratta il tema scabroso del doppio matrimonio.
Nell’ottobre del 1775 ottenne il posto di precettore del duca di Weimar e lì soggiornerà a lungo elaborando e pubblicando opere notevoli. Il cosiddetto primo decennio di Weimar (1775-1786) è profondamente segnato dalla relazione amorosa e intellettuale con Charlotte von Stein. Con lei scambiò un interessante carteggio, ne educò il figlio e le dedicò molte delle sue poesie più belle.
Nel 1786 Goethe “fuggì” improvvisamente da Weimar e dalla Stein. Sotto falso nome lasciò la Germania per il viaggio in Italia che aveva a lungo fantasticato. Tale viaggio produsse successivamente quel gioiello tuttora prezioso intitolato “Viaggio in Italia”. La produzione letteraria durante i due anni di viaggio è caratterizzata da un’intensa sensualità ed erotismo. Le “Elegie romane” e gli “Epigrammi veneziani” sono in tal senso illuminanti.
Ritornato a Weimar nel 1788 scoprì delle forti dissonanze con la corte e con la società, rispetto al primo soggiorno. Scandalizzò la buona società benpensante convivendo con Christiane Vulpius, giovane fioraia che sposerà solo nel 1806. La vita erotico-sentimentale di Goethe fu assai ricca e coinvolta e numerose furono le fiammate amorose anche con donne molto più giovani.
Non mi addentrerò, data la vastità e l’importanza, in un esame dei capolavori di Goethe e della sua poetica. Mi limiterò ad alcune considerazioni su due romanzi importanti: “I dolori del giovane Werther” del 1774 e “Le affinità elettive” del 1809.
“I dolori del giovane Werther” è un romanzo epistolare considerato l’opera simbolo dello “Sturm und Drang”. Werther è un ragazzo ventenne di buona famiglia, che si reca in campagna, a Wahlheim, per sistemare delle questioni familiari, e in occasione di un ballo incontra Charlotte, ragazza del luogo bella e intelligente. Se ne infatua subito, anche se viene a sapere che lei è promessa ad Albert, uomo tranquillo e razionale, privo delle inquietudini e delle fragilità che caratterizzano il giovane Werther.
Costui è preda del sentimento amoroso e non sa gestirlo a proprio favore. La consapevolezza di non poter amare Charlotte determina in Werther comportamenti ondivaghi: tenta l’amicizia con Albert, lascia Wahlheim per tornare in città, ritorna al villaggio quando Charlotte è già moglie di Albert.
La conclusione tragica aleggia nell’aria: una mattina il servo, entrando nella stanza di Werther, lo trova sanguinante in fin di vita. Si era sparato con la pistola che aveva chiesto in prestito ad Albert e Charlotte.
La storia ha molti punti in comune con la vita di Goethe. L’autore riesce ad instaurare un dialogo diretto col lettore che legge le lettere e se ne sente quasi destinatario.
Successivamente si è parlato a lungo dell’effetto Werther a proposito dell’epidemia suicidi aria. Infatti si ipotizzano a migliaia i suicidi connessi con la lettura del romanzo.
“Le ultime lettere di Jacopo Ortis” di Foscolo è stato direttamente influenzato dal “Werther”.
“Le affinità elettive” è il quarto romanzo di Goethe, che racconta la vita di una coppia sposata, che le coincidenze di alcune circostanze divide fino alla tragedia. Edoardo e Carlotta, dopo molte vicissitudini, riescono finalmente a coronare il loro sogno d’amore. Ma l’equilibrio di quella felicità dura fino a quando Edoardo non decide di dare temporanea ospitalità a un suo vecchio amico, il Capitano. Carlotta comprende la potenziale insidia e per porvi rimedio decide di prelevare dal collegio una giovane nipote orfana, Ottilia.
A questo punto la chimica degli elementi dà reazioni impreviste.
Si creano alchimie incrociate illegali: si insinua una fatale attrazione tra Edoardo e Ottilia, e tra Carlotta e il Capitano.
Tale terribile miscela esplosiva produce avvenimenti febbrili e drammatici prima del traumatico scioglimento finale. Eros, nella sua tirannia dispotica, vanifica gli sforzi che i due coniugi compiono per attenersi alle regole.
Le coppie reali, alla fine, non sono formate dalla consacrazione matrimoniale ma dalle affinità elettive dei rispettivi caratteri che si attraggono, determinando la dissoluzione tragica.
Travolti da una terribile e imprevedibile disgrazia, prima Ottilia, poi Edoardo si lasciano morire. Restano Carlotta e il Capitano, che si abbandonano l’una nelle braccia dell’altro.

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