Jules-Amédée Barbey d'Aurevilly

Jules-Amédée Barbey d’Aurevilly (1808-1889) fu un romanziere francese, la cui opera principale, “Le diaboliche”, dà per assodato l’esistenza del diavolo e il carattere demoniaco della donna. Si tratta di una raccolta di sei racconti perlopiù ambientati nelle cupe campagne della Francia occidentale o in cittadine bretoni e normanne, in cui l’autore ha passato l’infanzia.
Per capire la psicologia di Barbey, bisogna considerare che egli ha scelto la restaurazione in ogni sua forma. E’ violentemente reazionario e non riesce a descrivere l’amore se non in un clima allucinato e con un terribile sentimento di colpa. E’ vittima di impressionanti interdetti che possono richiamare, pur nella diversità, la personalità del suo amico Baudelaire.
Per capire tale mentalità è utile prendere in considerazione una breve opera dedicata a George Brummell e al dandismo. La presenta come la storia “di un fatuo, scritta da un fatuo per dei fatui”.
L’autore si identifica con il “dandy”, dalle cui caratteristiche si sente completamente rappresentato. Scrive: “I ‘dandies’ conquistano la felicità sociale quando altri uomini condividono il loro senso morale. Nature duplici e multiple, intellettualmente parlando di sesso incerto, in essi la grazia è ancora più grazia nella forza, e la forza resiste ancora nella grazia: androgini nella storia, non più nel mito, il loro tipo ideale nella nazione ideale fu certamente Alcibiade”.
Barbey ha conservato per tutta la vita il gusto di sorprendere e di sbalordire proprio del dandismo, e anche l’ironia e il sarcasmo uniti al tipico bisogno aristocratico del distacco.
Faccio un breve riassunto dei sei racconti de “Le diaboliche”, pubblicato nel 1874.
“La tenda cremisi” è un racconto pieno di mistero. Essendo una diligenza ferma in una piccola città di notte, i viaggiatori dovevano attendere. Il visconte de Brossard indica al suo vicino una finestra con le tende cremisi e racconta che tanti anni prima aveva soggiornato in quella stanza, giovane tenente, come ospite di una vecchia coppia. Un giorno la loro figlia Alberta torna definitivamente da un pensionato. Alberta è una ragazza bellissima e silenziosa. Sembra impassibile ed estranea al mondo. Mostrava di aver avuto una buona educazione, senza affettazioni. E’ di scarne ed essenziali parole ed emana un senso di gelo che consiglia de Brossard ad assumere un’aria indifferente. Ogni sera cena senza badare ad Alberta che gli siede accanto. Dopo un mese succede una cosa imprevedibile: la mano di Alberta si posa sulla sua.
Il cuore del giovane tenente si infiamma e nella sua mente si affollano mille ipotesi di strategie di conquista. Coglie un’occasione e fa scivolare nella mano di Alberta un biglietto. Sicuro di una risposta il giovane, l’indomani, viene gelato da un comportamento ancora una volta imprevisto: Alberta a cena si siede tra i suoi genitori e nella sua fisionomia non sembra dare riscontro a quello che è successo il giorno prima. Il giovane viene preso da grande agitazione, che aumenta sempre più con il perdurare dell’impassibilità della ragazza.
Dopo un mese di tormenti, del tutto imprevedibilmente, in piena notte Alberta si palesa nella camera dalle tende cremisi, ferma senza dire una parola. Ha attraversato a tentoni la camera dei genitori. Si concede all’amore completo senza una parola. E lo farà per altre notti.
Il mistero su Alberta si addensa nella mente del lettore e la prosecuzione della lettura fino all’ultimo non riuscirà a diradarlo.
“Il più bel amore di Don Giovanni” racconta di un dongiovanni di nome Ravila. Una volta viene invitato a cena da dodici donne che sono state sue amanti. Il narratore racconta la storia che Don Giovanni racconta a quelle signore. Gli domandano quale è stato il suo amore più bello. Egli racconta di una ragazzina che era gelosa dell’amore tra lui e sua madre. Misteriosamente la ragazzina rimane incinta. Un influenza spirituale e magica di quella gelosia? La madre si pone inquietanti interrogativi sul suo dongiovanni.
“La felicità nel crimine” racconta, con il solito gioco degli specchi di un narratore che riferisce di una narrazione, di una coppia, il conte e la contessa di Savigny, che passeggiano spensierati allo zoo. La donna sembra essere dominante e mostra la sua alterigia e determinazione lanciando un guanto alla pantera nera che la sta fissando negli occhi. La coppia si allontana a causa della reazione piccata della pantera.
Un tempo i due sono stati amanti, quando il conte era ancora sposato. Fu escogitato un piano diabolico per eliminare la legittima consorte. Ne è risultata la loro unione felice, senza sentimenti di colpa. Sono inseparabili e vivono felici nel loro mondo. Agli occhi del mondo è una coppia felice.
“Sotto le carte di una partita di whist” racconta ciò che si svolge nel salotto di Madame de Beaumont, nel quale la fa da padrone continui tornei di whist, un gioco delle carte simile al bridge. Con il gioco degli specchi di diversi narratori veniamo a sapere che l’arrivo di Monsieur de Karkoel, un inglese amico di Hartford, padrone di casa, ha rivoluzionato il clima del salotto. Karkoel è imbattibile a whist e tutti si chiedono se non vi sia sotto qualcosa di diabolico. Ci viene detto di Madame de Stasseville e di strategie di gioco che nascondono chissà quali rapporti reali con Monsieur de Karkoel. La narrazione procede a brani; i salti temporali sono continui. Vengono adombrate diverse circostanze inquietanti. Si parla di una ragazza morta, di un anello che nasconde il veleno. Palesemente la chiarezza viene sacrificata sull’altare del mistero.
“A una cena di atei” tratta come al solito del sentito dire. Si parla di Mesnilgrand, un soldato che ama la moglie di un soldato, Rosalba. Nasce un bambino da quest’unione, ma muore subito. Il marito ingannato, pieno di dolore ne conserva il cuore imbalsamato. Quando viene a conoscenza dell’adulterio, getta il cuore. Mesnilgrand lo recupera e lo conserva, per sempre.
“La vendetta di una donna” racconta che il dandy Tressignies è preso dal selvaggio desiderio di una bella prostituta. Durante il focoso amplesso egli crede di riconoscere il viso della donna, nelle brume dei ricordi passati. In effetti si tratta della duchessa di Sierra-Leone. Ella si prostituisce per vendetta. Era sposata a un uomo che non amava ed aveva una forte attrazione per il cugino di lui. Con onestà rende edotto di ciò il marito affinché allontani dalla loro casa il cugino.
Siccome il marito non prende sul serio la cosa, la duchessa e il cugino vivono la loro reciproca attrazione, sebbene in modo casto. Improvvisamente il marito apre gli occhi ed uccide il cugino. La duchessa è sconvolta. Il marito crudelmente la costringe ad assistere alla scena dei suoi feroci cani che divorano il cuore dell’amante. La duchessa disperatamente cerca di sottrarre il cuore ai cani, per mangiarlo lei stessa. Ma non ce la fa.
Per vendicarsi decide di sporcare la reputazione e l’onore del marito, prostituendosi. Naturalmente di lì a pochi anni cadrà vittima della sifilide.

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