Salvador Dalì.

Salvador Dalì (1904-1989) fu un pittore spagnolo. Studiò all’Istituto di Belle Arti di Madrid, fu lettore di Freud, amico di Garcia Lorca, cineasta, surrealista per vent’anni e anche scrittore.
Dalì è stato un fedele adepto del culto della propria personalità. Ha lavorato a fare di se stesso un mito, trasfigurando i ricordi plastici della propria infanzia.
La frequentazione con Freud gli ha dato le credenziali per l’esplorazione dell’inconscio ed egli vi ha scorazzato liberamente. Nel mare brumoso di quei livelli nascosti della coscienza ha attinto le sue forme evocatrici piene di turbamenti psichici accidentali e anche di aberrazioni patologiche.
Dalì esprime il surrealismo nel modo più completo, andando costantemente al di là della realtà e liberandosi da ogni significato razionale. Il tasso di erotismo delle sue deformazioni pittoriche è altissimo, anzi, possiomo dire, che costituisce il leitmotiv di tutta la sua opera. La violenza erotica nelle sue opere è tale che ci si avvede facilmente della foglia di fico del freudismo e si capisce il senso di un’inquietudine prettamente sessuale e un’idolatria per il sesso, ampiamente dentro i confini della patologia.
In tutte le attività del pittore, anche in quelle collaterali, ritroviamo le evidenti connotazioni del feticismo, dell’esibizionismo, della paranoia. I suoi orologi, le sue stampelle, le sue scarpe, tutti gli oggetti di culto ci parlano di feticismo. La paranoia appare evidente nella sua costante ed esibizionistica ricerca della futilità e della vanità.
Senza la sua eccentrica personalità sessuomanica, che sa trasfondere in ogni sua creazione, forse la tecnica pur eccezionale di Salvador Dalì avrebbe poco valore e non avrebbe alcuna valenza di rivelazione.
Merito non secondario di Dalì è la realizzazione di due film insieme a Luis Bunuel: il cortometraggio dal titolo “Un chien andalou” del 1929, e il lungometraggio “L’age d’or” del 1931. Entrambi i film costituiscono un’importante testimonianza del gusto evocativo tipico del surrealismo, in cui l’inattesa sovrapposizione delle immagini suggeriscono la tecnica psicoanalitica della libera associazione di oggetti ed idee.

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