Marco Giunio Bruto

Marco Giunio Bruto (85-42 a.C.) è ricordato perché fu tra i congiurati che uccisero Giulio Cesare.
Senza entrare nel dettaglio delle vicende politiche che lo videro tra i comprimari, ricordiamo qualche elemento utile ai fini del nostro discorso.
Eletto senatore, Bruto si schierò contro il primo triumvirato di Crasso, Pompeo e Cesare. Ciò si motivava con il suo spirito conservatore, ma soprattutto con il fatto che Pompeo aveva fatto assassinare suo padre nel 77 a. C. Però questo non gli impedì successivamente di seguire la fazione di Pompeo contro Cesare. Ma dopo il disastro della battaglia di Farsalo, Bruto scrisse a Cesare chiedendogli scusa. Cesare fu molto generoso con lui: lo perdonò, lo accolse nella propria cerchia e addirittura lo adottò come figlio. Fu ricoperto di onori e di cariche, ma questo non gli impedì a un certo punto di cominciare a cospirare contro il proprio padre adottivo.
Alle idi di marzo, sui gradini del Teatro di Pompeo anche Bruto annoverò la sua tra le 23 coltellate che uccisero Giulio Cesare.
William Shakespeare sulla scia di Svetonio riferisce le ultime parole: “Quoque tu Brute?”.
Secondo Plutarco e Svetonio, Bruto era ossessionato dai sogni di Cesare. Alla sconfitta di Filippi, Bruto preferì darsi la morte da solo. Shakespeare, nel “Giulio Cesare”, ce ne dà una descrizione magistrale e di alta poesia.
Bruto è divenuto il prototipo del beneficato che finisce col far del male al suo benefattore. La psicologia non poteva non occuparsi di questo personaggio. Vi è un antico adagio che suona come un rintocco fatale:”L’iniziato uccide sempre il suo iniziatore”. E’ stato così per Aristotele nei confronti di Platone, di Jung nei confronti di Freud, per limitarci a due soli esempi. La psicologia ha spiegato questa tendenza con una “fissazione omosessuale” dell’allievo verso il maestro. Tale fissazione si sostanzia con i sintomi di tutte le tendenze di castrazione dell’allievo.
Chiediamoci: che cosa spinge un uomo a colpire, spesso a tradimento, chi gli ha fatto del bene? Bruto che pugnala il padre adottivo non può essere spiegato solo dal fatto che a sua volta il padre è stato ucciso da Pompeo. In tanti esempi di “sputare nel piatto in cui si è mangiato” vi è un meccanismo comune.
Lutero che respinge la Chiesa cattolica, un Orléans che vota la morte del suo re, Bonaparte che liquida la Rivoluzione francese e sacrifica Siéyès e Barras, Jomini che abbandona l’imperatore per lo zar, ras Tafari che distrugge la dinastia etiopica, Lyautey e Pétain che soffocano la Repubblica alla quale devono iniziazione e onori, Galeazzo Ciano che vota contro il suo Duce e suocero nel Gran Consiglio del Fascismo, Stalin contro Lenin e Trotskij, Hitler contro Rohm: sono tutti esempi storici in cui il meccanismo mentale di Bruto si è riproposto nella sua sostanziale inesorabilità.
Risulta secondario l’elemento di copertura ideale o politico. Di volta in volta l’assassinio, il rinnegamento, l’apostasia, il tradimento hanno le loro reali radici nel conflitto personale inconscio del soggetto.
Il meccanismo peculiare di Bruto si può manifestare nell’ambiente della filosofia, dell’arte, della letteratura, delle professioni e dei mestieri in generale, ma ha il suo terreno elettivo nel campo della politica. Rispetto agli altri settori le reazioni degli uomini politici affetti dal meccanismo di Bruto hanno il carattere dello stereotipo. Ciò consente di prescindere dalla conoscenza dettagliata del soggetto e di riferirsi solo alla cronaca obiettiva dei suoi comportamenti.
Chi ha l’anima di Bruto è un individuo relativamente pericoloso perché appare sano di mente, affidabile e perfino dotato di fascino. In realtà in esso alberga una tendenza a ripetere pochi schemi comportamentali che si basano su una commistione percettiva: si tende a vedere gli oggetti presenti come una sorta di proiezione di quelli del passato e delle relative antiche esperienze.
Nel meccanismo di Bruto vi è insita una malattia che è la più diffusa e pericolosa dal punto di vista sociale: la paranoia. Gli adepti di Bruto sono dei paranoici.
Fribourg-Blanc dà della paranoia la seguente descrizione:”Paranoici si nasce, non si diventa. Alla base di questa modalità dello spirito si trova in effetti una costituzione speciale che comprende i seguenti elementi cardinali: l’orgoglio, l’errore di giudizio, la diffidenza, l’inadattabilità. La sopravvalutazione dell’io è infatti la nota fondamentale del loro registro: l’orgoglio e l’amore di se stessi conducono alla megalomania. L’orgoglio si associa alla rigidità mentale. Credendo le sue idee superiori a quelle degli altri, il paranoico trae motivo di vanità da tutto quello che lo riguarda e si fissa in un atteggiamento mentale fatto di testardaggine irriducibile. Sicuro del suo diritto, del suo valore, della giustizia della sua causa, si stupisce sia dell’indifferenza dell’ambiente sia delle critiche che da questo gli vengono mosse. Chiuso nel suo orgoglio, pensa di essere al riparo dall’errore”.
Come si vede, accanto all’elemento della paranoia è presente la matrice schizoide. Nei candidati alla tipologia di Bruto coesistono paranoia, schizoidia e mitomania.
Nella maggior parte dei casi la tipologia di Bruto si limita a tali deformazioni psichiche passive, ma in qualche caso la loro affezione raggiunge le estreme conseguenze che provocano in essi il bisogno di distruggere, di isolarsi, facendo attorno a loro “tabula rasa”. Prima di arrivare a questo stadio, il soggetto vittima del meccanismo di Bruto, percorre tutte le fasi dello squilibrio nevrotico.
Non è certamente corretto affermare che il meccanismo di Bruto sia già insito nell’attività politica, per cui l’uomo politico di certo non è necessariamente pervaso dalle componenti psicopatologiche di cui abbiamo parlato. Ma giustamente osserva Nunberg che “quando un paranoico crede di essere un imperatore, considera quelli che gli stanno intorno come suoi sudditi e si comporta da capo assoluto”. Ecco quindi un bel criterio per distinguere, nella nostra attualità, la patologia da ciò che patologico non è.
Essendo la patologia di Bruto refrattaria a ogni possibile cura, il solo rimedio possibile è la prevenzione. L’imperativo assoluto sarebbe quello di non dare alcun potere pubblico e politico agli adepti di Bruto. Ma il grande problema è che lo squilibrio psichico di questa tipologia non si riconosce mai a prima vista, ma purtroppo solo dopo, alla conta dei danni.
Forse potrebbe aiutare la seguente preziosa informazione: la sessualità di Bruto non è mai normale.

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