Ercole e Sansone

Ercole, figura della mitologia romana, era un semidio, figlio di Giove e celebre per la sua forza e per le sue dodici fatiche.
Gli si attribuiscono risorse inesauribili ma soprattutto un’eccezionale potenza virile nel senso di attributi sessuali.
Ercole sposò Deianira. Un giorno, nel cimento di una delle sue imprese, i due coniugi dovevano attraversare un fiume tumultuoso. L’eroe lasciò che Deianira fosse traghettata dal centauro battelliere Nesso. Costui tentò di rapire la fascinosa donna. Ercole allora colpì il centauro con una freccia avvelenata col sangue dell’Idra. Nesso, morente, si prese la sua vendetta offrendo a Deianira il proprio sangue e convincendola che aveva il potere di rendere Ercole per sempre fedele. Fu un inganno inconsapevole poiché quel sangue era in realtà contaminato da quello velenoso dell’Idra.
Già dalla nozione di potenza sessuale di Ercole si evince che la fedeltà coniugale non era il suo forte. Così, purtroppo per lui, non mancò l’occasione che consigliò a Deianira di sperimentare il potente talismano avuto dal centauro morente. Fu così che la vita terrena di Ercole finì tra gli spasimi per cui Giove mosso a pietà lo prese con sé nell’Olimpo.
Le dodici fatiche di Ercole simboleggiano il passaggio del sole attraverso le dodici case dello zodiaco. Ma oltre a quelle classiche, si attribuisce ad Ercole una tredicesima fatica: un’impresa sessuale che ha dell’incredibile. Egli riuscì a deflorare in una sola notte le cinquanta figlie del re Tespio, e ciò subito dopo aver ucciso un leone e aver partecipato a un banchetto.
Il mito della potenza fisica incarnata da Ercole, ebbe grande diffusione nel mondo antico. In Palestina il personaggio che gli corrisponde, a detta della Bibbia, è Sansone, il significato del cui nome è “piccolo sole”.
Sansone era dotato di una splendida capigliatura che era il simbolo della sua forza, che si manifestava su tutti i piani.
Egli era infatti maestro nel risolvere gli enigmi, formidabile nella lotta col leone, unico nella distruzione dei palazzi, terribile con i nemici quando impugnava una mascella d’asino, indefettibile amatore capace di soddisfare numerose donne occasionali.
Per le grandi doti sessuali c’è chi ha pensato che Sansone fosse un defloratore sacro di professione specializzato nelle filistee.
Come Ercole, anche l’invincibile Sansone trovò la sua fine a causa di una donna. Infatti Dalila (come sanno anche quelli che non hanno letto la Bibbia) gli toglierà ogni potere tagliandogli i capelli, che egli, nella sua qualità di nazireo ebraico, doveva necessariamente portare lunghi.
Al tempo della sua prigionia presso i filistei, Sansone “faceva girare la mola”, espressione che, secondo i rabbini, significa che faceva l’amore. Così, egli anche nella prigionia, avrebbe continuato ad esercitare le sue funzioni rituali.
Non vi è dubbio che il personaggio di Sansone abbia messo in imbarazzo i devoti esegeti biblici, ma per fortuna ha dato florida materia agli iconografi e ai poeti.

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