Charles Fourier

Charles Fourier (1772-1837) fu un filosofo e sociologo francese. Concepì un’utopia di un ordine sociale in cui “tutte le passioni umane trovassero il loro posto legittimo, e la loro completa soddisfazione coincidesse col bene comune”.
Intorno a Fourier si riunirono molti discepoli, tutti accesi di viva fede in un mondo ideale, con Victor Considérant che faceva da regista.
Nel 1826 il giornale “Le Phalanstère”, che diffondeva la buona novella in tutta la Francia, divenne “La Phalange” che si concentrò sulla dottrina fourierista.
La scuola di Fourier mutuava i suoi fondamenti dal “Contratto sociale” di Rousseau. Si prefiggeva il non facile obiettivo di ottenere “la soddisfazione integrale delle passioni”. Tutto veniva formulato sottolineando i “diritti” dell’uomo e sorvolando del tutto sui “doveri”. Il dovere sarebbe una mera invenzione dell’essere umano e la repressione delle passioni la fonte di tutti i nostri mali. Secondo Fourier “la passione viene da Dio né potrebbe nascere altrimenti”. Per raggiungere la piena armonia sulla terra basterebbe lasciare agli istinti il loro impulso naturale.
La struttura che permette la realizzazione di questi obiettivi si chiama “falansterio”. Essa è una cooperativa, ossia un circuito chiuso che comprende milleottocento persone, distribuite secondo la “categoria in cui rientra la loro passione”. Il fine del falansterio dunque era quello di dare a ciascuno una possibilità di scelta e a tutti i gusti e a tutte le manie una conveniente risposta.
Come è ovvio tale impresa non poteva non basarsi su “una dedizione illimitata agli interessi del gruppo”.
Le idee di Fourier coincidevano con quelle di Proudhon il cui collettivismo mirava a sopprimere lo Stato attraverso l’organizzazione economica.
Il torto principale di Fourier fu certamente quello di voler mettere in pratica le proprie dottrine e non affidarle, come deve fare un filosofo, al flusso della storia. La realizzazione concreta dei falansteri segnò un completo disastro, sia in Francia, sia in Brasile, sia in Texas, sia in Algeria. Si toccò dovunque con mano l’impossibilità di tradurre in realtà quelle idee.
Nella visione di Fourier, il libero amore era un fondamento sociale, il solo “passaggio possibile dalla sensibilità individuale alla fraternità collettiva”. Egli vedeva le perversioni e le aberrazioni sessuali come momenti privilegiati della transizione verso l’amore illimitato. Così per esempio gli amori saffici consentono di facilitare il passaggio dall’amicizia all’amore.
Perfino i gusti più stravaganti “garantiscono un legame sociale più esteso, perché obbligano coloro che li possiedono a cercar lontano i loro simili e fondono quindi dei gruppi sociali, destinati altrimenti a rimanere separati”. Più oltre Fourier aggiungeva: “La verità segreta degli amanti si collega alla verità dell’uomo fuso nel mondo”.

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