Benito Mussolini.

Benito Mussolini (1883-1945) fu il fondatore del fascismo e il dittatore che condusse l’Italia a una spaventosa catastrofe bellica.
Figlio di un fabbro socialista e di una maestra elementare, conseguì la licenza magistrale. Ebbe diverse esperienze da giornalista e propugnò concezioni anticlericali subendo influenze anarcosindacaliste.
Divenne direttore dell’”Avanti!” e in poco tempo passò da intransigenti posizioni di socialismo rivoluzionario a un nazionalismo interventista, alle soglie della prima guerra mondiale.
Espulso dal PSI fondò il giornale “Il popolo d’Italia” di cui fu direttore fino alle sue fortunose e fortunate vicissitudini di politica attiva.
La prima cosa da dire sul tema: Mussolini e le donne, è che senza di esse egli non sarebbe certamente divenuto il dominatore della politica italiana per un ventennio. Quando, diciannovenne, era esule in Svizzera, incontrò la rivoluzionaria russa Angelica Balabanoff, che gli insegnò i primi rudimenti dell’ideologia e della politica e lo sostenne assiduamente fino all’acquisizione della direzione dell’”Avanti!”.
All’epoca della sua conversione all’interventismo lo affiancò una nuova consigliera: Margherita Sarfatti. Per vent’anni gli offrirà un sicuro supporto, e scrisse un libro, “Dux”, uscito nel 1926, che ebbe un importante ruolo nel definire il culto della personalità del dittatore.
L’opportunismo e il cinismo di Mussolini nei confronti delle donne, è senza limiti. Quando con il passare del tempo la forza attrattiva di Margherita diminuì, il duce non esitò a rivolgere la sua attenzione sulla giovane Fiammetta, figlia ancora minorenne della Sarfatti, che negli anni ’30 perse viepiù importanza e influenza.
A mano a mano che il dittatore prende piena sicurezza dei suoi mezzi, sostituisce all’amante consigliera l’amante sottomessa, bella e devota. La venticinquenne Claretta Petacci rivestirà il ruolo dell’”amante di Stato”, che illustra l’inesauribile vitalità del duce. Anche con Claretta, Mussolini ripete il noto copione di Lolita: dedica schifose attenzioni alla sorellina dell’amante, la minorenne Myriam.
Mussolini aveva sposato la sua consorte ufficiale, Rachele Guidi, figlia dell’amante di suo padre, durante la guerra ma la relazione era iniziata nel 1909. La povera signora “Donna Rachele Mussolini” ha vissuto come moglie una vita d’inferno, e più d’una volta è stata sull’orlo del suicidio. Il duce fu legatissimo ai suoi figli legittimi Edda, Vittorio, Bruno, Romano e Anna Maria, e solo in virtù di questo sopportò l’odiato ruolo di marito.
Prima della grande guerra e prima del cambiamento di fronte politico, ebbe una relazione di un anno e mezzo con l’anarchica mussulmana Leda Rafanelli che lo affascinava forse per il suo esotismo.
Peculiare e illuminante per la personalità di Mussolini, fu la relazione iniziata nel 1914 con la fisioterapista trentina Ida Dalser, da cui ebbe un figlio, Benito Albino. Da questa storia, splendidamente raccontata da Marco Bellocchio nel suo film “Vincere!”, la personalità egoista, brutale e cinica del Grande Dittatore emerge in tutta la sua ripugnanza. Nel 1916 aveva legittimato il bambino, ma preso il potere, fece internare in manicomio madre e figlio, dove entrambi morirono. Per capire meglio l’inaudita ingiustizia, va precisato che la Dalser, prima di cedere alle lusinghe di Benito, era una ricca professionista con uno studio di fisioterapia al centro di Milano. La donna, innamorata, vendette tutto per permettere al suo amato di fondare “Il popolo d’Italia”. La poveretta aveva creduto alle menzogne del lestofante anche dopo che aveva scoperto di persona che aveva una moglie e una figlia.
Altra squallida canagliata il futuro duce la perpetrò nei confronti della diciottenne Bianca Ceccato, che nel 1918 era stata assunta al giornale come dattilografa. Il direttore, con la minaccia del licenziamento, la costrinse a divenire sua amante e successivamente ad abortire. Due anni dopo Bianca darà alla luce un figlio, Glauco, mai ufficialmente riconosciuto da Benito.
Quando iniziò il movimentismo fascista, Mussolini ebbe una breve relazione con la giornalista e poetessa Ester Lombardo. Successivamente iniziò una più duratura relazione con la squadrista Giulia Mattavelli. Cinica quanto il suo amante, la donna si unisce al conte Carminati di Brambilla in un sodalizio che le consente l’acquisizione di ricchezza e ruolo sociale. La passione tra il capopopolo e la squadrista era divampata in un comizio a Mortara nel 1921 e quella stessa notte presero una camera d’albergo. La “contessa”, tra alti e bassi, accompagnò il percorso del duce fino al 1945.
Ugualmente lunga e tenace fu la relazione parallela con Alice de Fonseca Pallottelli e Romilda Ruspi, amanti discrete che lo hanno reso padre evitando di alimentare qualsiasi voce.
Benito Mussolini, come del resto qualche suo emulo dei nostri giorni, era malato di sesso, nel senso che lo usava per attenuare il proprio stress e per affermare il proprio bisogno di possesso e di dominio sulla donna. Il suo atteggiamento nei confronti del sesso femminile fu cinico e predatorio. Egli dà per scontato che esse debbano assumere un atteggiamento ancillare, e in quanto mero oggetto di godimento possono essere presto abbandonate con la modalità dell’”usa e getta”.
Palazzo Venezia è stato il luogo di una ininterrotta processione di donne da “una botta e via”, che appartenevano a tutti i ceti sociali e a ogni livello di istruzione. Il duce si sbottonava solo i pantaloni e non si toglieva mai gli stivali. Le donne ricevevano il veloce eiaculato e uscivano orgogliose di poter incorniciare il ricordo dell’elettrizzante esperienza.
Tra le spasimanti nazionali ed estere accorse a Palazzo Venezia, vi fu qualche successione coitale meno effimera. Per esempio la pianista bretone Magda Brard, che lo deliziò anche con le proprie performance musicali e che ne ebbe una bambina. La relazione con Magda, piuttosto lunga, ebbe termine per un’accusa di spionaggio.
Vi fu pure un’altra Magda francese, Fontanges, un’avventuriera che dopo rapidi fuochi d’artificio col duce fu allontanata dall’Italia, ma evidentemente molto contrariata sparò all’ambasciatore francese che riteneva responsabile di quel provvedimento.
Tra le donne che con più cinismo e immoralità hanno tratto vantaggi economici e di altro genere dall’intimità col dittatore, si distingue la romana Cornelia Tanzi, che lo stesso Mussolini definì “una puttana frigida”.
Tra le signore di un certo rango, che usarono il sesso per esercitare un’influenza sulle nomine nel “palazzo”, spicca Giulia Alliata di Montereale principessa di Gangi, che quando otteneva udienza a Palazzo Venezia, non se ne tornava mai a Palermo a mani vuote.
Chiudo facendo solo un rapito accenno al fatto che anche la regina Maria José, per tanti versi persona stimabile, ebbe il demerito di cedere alle profferte sessuali del duce.
Lo storico Mimmo Franzinelli, nel suo prezioso libro “Il duce e le donne”, offre un documentato approccio della bulimia sessuale di Benito Mussolini.

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