Medusa

Le Gorgoni erano tre sorelle, figlie di Forco e di Ceto: Euriale rappresentava la corruzione sessuale, Steno rappresentava la corruzione morale e sociale, Medusa rappresentava la perversione intellettuale e spirituale.
Le Gorgoni incarnarono le deformazioni della psiche conseguenti alle devianze pulsionali. Le tre sorelle hanno le ali d’oro, le mani dagli artigli di bronzo, le zanne di cinghiale e serpenti al posto dei capelli. Anche per quest’orrido aspetto sono in grado di trasformare in pietra chiunque ardisce guardarle.
Medusa era la maggiore e l’unica mortale delle tre. Essa incarna la pulsione spirituale, che può degenerare in egoistica putrefazione.
Medusa pietrifica chiunque la guardi direttamente, poiché rappresenta lo specchio nel quale ognuno vede riflesso il proprio senso di colpa, legato alla soddisfazione dei desideri.
In altre versioni del mito, Medusa era una fanciulla bellissima che suscitò perfino l’invidia di Atena. La notizia di tanta bellezza giunse a Poseidone che con un artificio la portò nel tempio di Atena per cercare di concretizzare il suo bruciante desiderio di possederla. Il sacrilegio scatenò l’ira della dea che potendo sfogare la propria avversione, condannò Medusa a divenire una creatura mostruosa e successivamente la fece uccidere. La sua testa tagliata fu poi donata alla dea che ne fece la propria egida, infissa sullo scudo al fine di atterrire i nemici.
Fu Perseo che ricevette l’incarico di uccidere Medusa. Per poterla raggiungere si recò dalle Graie, sorelle delle Gorgoni e le costrinse a rivelare il nascondiglio nel quale si celavano Medusa e le sue due sorelle. Perseo prese loro dei sandali alati, un elmo che lo rendeva invisibile e una bisaccia. Ottenne da Atena una specchio e da Ermes un falcetto. Così Perseo volò dalle Gorgoni e le sorprese nel sonno. Si avvicinò guardandole non direttamente ma attraverso lo specchio. Tagliò la testa a Medusa e la chiuse subito nella bisaccia poiché era ancora dotata dei suoi orribili poteri. Poi fuggì, reso invisibile dall’elmo delle Graie. Euriale e Steno invano tentarono di rincorrerlo.
Intanto dal corpo decapitato di Medusa, insieme al sangue uscirono i figli concepiti dal rapporto con Poseidone: il cavallo alato Pegaso e l’eroe Crisaore. Anche il sangue di Medusa era dotato di speciali poteri: quello della vena sinistra era un potente veleno, quello della vena destra era un antidoto che fu usato da Asclepio nelle pratiche mediche.
Il mito di Medusa esprime l’eterno alternarsi tra il costruire e il distruggere, la classica ciclicità della natura nella quale Medusa si pone come mediatrice tra le diverse realtà. Essa, esattamente come lo specchio, rivela la nuda verità insita nell’atto del percepire.
Il mito di Medusa esprime anche il potere della femminilità, e tutte le lotte contro di esso sono scatenate dall’invidia. In queste lotte, a ben guardare, vi è il passaggio dalla società matriarcale a quella patriarcale. Così la bellezza e tutte le arti seduttrici tipiche delle donne, vengono trasformate in elementi pericolosi da cui difendersi. Così, cedere alla fascinazione femminile potrebbe costituire un passo avventato verso l’autodistruzione.
Nell’antichità la maschera delle Gorgoni aveva lo scopo di estromettere gli uomini dai misteri riservati alle donne. Tali maschere, indossate dalle ragazze, avevano anche il compito di stemperare gli eccessivi ardori della lussuria maschile.
In tal senso la vittoria di Perseo va vista come la fine del potere femminile e l’accesso dei maschi all’empireo del potere.
Quello di Medusa è un mito che nei secoli ha assunto diversi aspetti il cui fulcro costante è stato il concetto della donna troppo pericolosa e troppo bella, emblema nel contempo di repulsione e fascino.

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