Joyce Mansour

Joyce Mansour (1928-1986) fu una scrittrice e poetessa francese. Ha trascorso la prima giovinezza in Egitto, dove si è impregnata di temi e essenze orientali. A Parigi è venuta in contatto con André Breton e il movimento surrealista, acquisendo i fondamentali espressivi della sua poetica.
A buon diritto si può considerare la poetessa dell’eros e dell’amore, con la sua magica capacità di esprimere la profondità del coinvolgimento dei sessi e della femminilità. A proposito della raccolta di versi del 1956 “I giacenti soddisfatti”, Breton ha scritto: “Il Giardino di Delizie del nostro secolo, dalla persiana destra di un colore blu notte sempre più divorante. Poteva essere chiamato a rivelarcelo soltanto qualcuno che disponesse delle più grandi ricchezze, la cui ‘purezza primitiva’ ricalcasse l’immagine di colei che è annunciata dal Ciuffo magico e che in un racconto orientale è chiamata la tuberosa bambina”.
Joyce Mansour era nata in Inghilterra da un’agiata famiglia egiziana. Dopo gli studi in Svizzera e in Inghilterra ritorna al Cairo con la famiglia. Si dedica allo sport e ottiene lusinghieri risultati nell’atletica leggera. Si sposa per la prima volta nel 1947 ma il marito muore dopo pochi mesi. Nel 1949 si sposa con Samir Mansour che la porta a vivere a Parigi. Impara il francese e comincia a scrivere poesie.
Bella, elegante di portamento affascinò molti degli intellettuali con cui venne a contatto negli anni Cinquanta. Il suo verso è fluido e folgorante nella sua esplicita verità:
Vuoi il mio ventre per nutrirti
Vuoi i miei capelli per sfamarti
Vuoi le mie reni i miei seni la mia testa rasata
Vuoi che muoia lentamente lentamente
Che mormori morendo parole infantili.
Joyce Mansour ha saputo cogliere l’attimo disperato e sublime, nel quale la donna si abbandona senza riserve all’amplesso con l’uomo, così difettoso, così indegno di riceverlo:
La mia risata vola alta
Più in alto dei cappelli cardinalizi
E della speranza.
I miei sensi sorridono quando brilla il sole
Malgrado i miei abiti malgrado mio marito
Felice nell’essere così sporca
Perché gli avvoltoi mi amano
E anche Dio.
A proposito di Joyce Mansour dobbiamo convenire con Pierre Berger: “Nel suo universo l’erotismo coabita con l’innocenza”.

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