Narciso.

Narciso era un giovane molto bello., ma incapace di amare. La ninfa Eco, respinta, si uccise a causa sua. Un’altra ninfa, anche lei respinta, chiese alla Nemesi di vendicarla. Fu così che Narciso, guardando la propria immagine riflessa nell’acqua, si innamorò irresistibilmente di se stesso. E ciò ne determinò la morte per annegamento, volendo egli contemplare la propria immagine sempre più da vicino.
Il personaggio di Narciso ha finito per rappresentare una forma di erotismo introverso. Il narcisismo, ossia l’amore di se stesso, ha le proprie radici infantili nell’amore dei genitori.
Si tratta di meccanismi assai delicati che facilmente possono debordare, come nel caso dell’incesto, che può essere spiegato solo come un eccesso di narcisismo.
La sindrome narcisistica si caratterizza con la fatuità, l’indifferenza e la mancanza di autocritica, e si sostanzia dunque in un’incondizionata ammirazione di se stessi, che spesso sfocia nell’esibizionismo.
Nel narcisismo genitale, quanto mai di moda nel nostro tempo, il meccanismo si complica con la scoperta del piacere solitario, poiché il narcisista fa della propria persona un oggetto erotico costantemente esaltato nell’auto-considerazione.
Tali soggetti sono perlopiù ansiosi e dunque dei malati che accusano spesso strani malesseri fisici, e sono sempre caratterizzati da ipocondria. Tale condizione è sorretta da una particolare mentalità: la realtà interiore viene costantemente scambiata per realtà esterna che così viene asservita al proprio meccanismo narcisistico.
E’ inutile precisare che l’oggetto feticistico del narcisista è lo specchio, che egli predispone in ogni angolo della casa pronto ad alimentare una progressiva invasione dello spazio esterno del “se stesso” amato.
Narciso era un giovane di Tespie, in Beozia, il cui mito è narrato tra gli altri da Ovidio nelle “Metamorfosi”. Era nato dalla ninfa Liriope, posseduta dal dio fiume Cefiso. L’indovino Tiresia, constatatone la grande bellezza, predisse a sua madre che egli sarebbe vissuto fino a tarda età a patto che non avesse mai visto la propria immagine.
La punizione che Nemesi gli inflisse a causa della sua insensibilità in amore, fu quella che egli vedesse la propria immagine riflessa in uno specchio d’acqua di una fonte, nel corso di una battuta di caccia. Il meccanismo della fatale attrazione verso se stesso portò Narciso a una passione sempre più dilaniante, dal momento che il possesso dell’oggetto d’amore restava fatalmente sempre incompleto.
Dopo l’annegamento di Narciso, le Naiadi e le Driadi, convenute sul luogo della sua morte per onorarne le spoglie, trovarono al suo posto il fiore poi denominato narciso, sacro ad Ades e a Proserpina.
E’ per questo che tale fiore dall’intenso profumo, è connesso al rituale funebre degli antichi Greci.
Il narciso veniva utilizzato per la preparazione di un unguento narcotico, ottimo rimedio nelle affezioni dell’orecchio e nella cura dei geloni.

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