Pierre Molinier

Pierre Molinier (1900-1976) è stato un pittore e fotografo francese, da collocare interamente sul versante di un erotismo allucinato e allucinante, che tradusse in oggetti feticistici la sua propria “vita d’inferno”.
Molinier iniziò a fotografare all’età di diciotto anni. In quell’epoca fu colpito dal pesante trauma della morte della sorella. Egli stesso ha raccontato che, lasciato solo col cadavere al fine di fotografarlo, si sia masturbato a contatto con quel corpo nudo e freddo: “Anche da morta era bellissima. Ho spruzzato di sperma il suo stomaco e le sue gambe, e sull’abito da prima comunione che indossava. Si è portato nella morte ciò che di me è più prezioso”.
Nella sua produzione artistica si serviva di una vasta gamma di oggetti da lui realizzati: bambole, protesi di arti, tacchi a spillo, dildo. Perlopiù usò il suo corpo, spesso vestito da donna, per la realizzazione di foto che usava in vario modo e con varie tecniche.
La novità di quell’impostazione artistica ha influenzato la “body art” americana ed europea, sin dagli anni Settanta.
Le condizioni mentali instabili di Molinier cominciarono a peggiorare fin dai primi anni ’70, finche egli non mise fine alla sua vita sparandosi, come prima di lui aveva fatto suo padre.
Pierre Molinier creò pitture, incisioni, disegni e fotomontaggi che hanno una valenza varia dal punto di vista espressivo.
Dopo un periodo simbolista poco pubblicizzato, nel secondo dopoguerra Molinier espone senza remore un universo egocentrico in cui con modalità profondamente libere presenta forme e colori che vibrano in una sorta di incandescenza erotica. Quest’opera potrebbe essere definita come la proiezione di allucinazioni visive, organizzata da una psicosi costruttiva. Il percorso di Molinier ha molti punti di contatto con talune direzioni del surrealismo. André Breton ha detto di lui: “Il genio di Molinier è di suscitare la donna non più fulminata, ma fulminante. La virtù della sua arte, che vuol essere deliberatamente magica, è d’infrangere la legge secondo la quale ogni immagine dipinta, per evocatrice che sia, rimane tuttavia l’oggetto di un’illusione cosciente, e non accede al piano dell’intervento attivo nella vita”.
Pierre Molinier è un feticista che ha una forte propensione alla confusione dei generi. Egli è dipendente dal sesso, soprattutto sul crinale della devianza. L’umanità dei suoi vari personaggi si riduce a una funzione in rapporto ai vari accessori. La tecnica del “collage” gli permette l’esaltazione feticistica delle parti del corpo, che si stratificano e si giustappongono in una caleidoscopica pornografia.
Così tutto l’interesse si concentra sul senso dell’oggetto che diviene intima emanazione del dilaniarsi corporeo dell’autore, che inquieta e conquista l’osservatore.

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