LA COPPIA E L'ADULTERIO

Solo quando si è stabilita un'effettiva unione sentimentale si può
parlare di coppia. Altro requisito (per evitare di usare le parole a
caso) è che si sia superato da ognuno dei partner la fase
dell'individualismo, tipica dell'età infantile e adolescenziale.
Prima dell'età adulta l'attività sessuale a due (o a più di due) può
costituire un gioco erotico, ma manca dei requisiti per una vera
fissazione elettiva su quel singolo individuo. Le situazioni di
contatto rapido, di pluralismo, di interazione venale, sebbene
auspicabili come fasi di passaggio, non possono costituire in alcun
modo un preliminare della coppia.
D'altra parte anche le statistiche ci dicono che quanto più tardi si
stabiliscono le coppie, tanto maggiore è la possibilità di durata.
La coppia eterosessuale è la normale coppia umana, senza ovviamente
togliere nulla alle coppie omosessuali. E' per questo che mi limiterò
a parlare della coppia formata da un uomo e da una donna.
Essa risponde alla necessità di rendere facilmente realizzabile il
contatto sessuale nelle sue varie fasi di eccitazione precoitale e
dell'espletamento del coito nel quale confluisce e si consuma la
spinta libidica di entrambi i partner.
Le dinamiche erotiche all'interno di una coppia variano in relazione
delle caratteristiche individuali e alle modalità interattive
influenzate dalla situazione e dall'ambiente.
Quando la funzione sessuale nella coppia, bene o male, opera, si
stabiliscono altre funzioni extrasessuali, che nella specie umana
acquisiscono generalmente un'importanza preminente.
Tante volte si verifica l'inconveniente che dopo le primissime fasi,
la coppia vive esclusivamente le funzioni extrasessuali, avendo
relegato le funzioni sessuali a spazi sempre più asfittici.
Passiamo brevemente in rassegna i fatti che, nella nostra cultura,
portano alla formazione della coppia. Generalmente la donna non
accondiscende all'atto sessuale, senza un corteggiamento più o meno
lungo. Ai nostri giorni la durata del corteggiamento si è notevolmente
accorciato rispetto ad epoche del passato. Le modalità del
corteggiamento hanno una variabilità praticamente illimitata. Si
tratta di una delle attività umane più piacevoli proprio perché vi si
può dispiegare ogni dote personale, dall'intelligenza all'originalità.
Il corteggiamento è l'argomento più sfruttato nei romanzi, nei film, e
in tutte le altre modalità artistiche. Spesso la narrazione del
corteggiamento si condisce con il pepe del ribaltamento di scena,
della "suspense".
Una volta stabilito il primo legame sessuale, spesso sancito e
simbolizzato da un bacio sulla bocca, si apre un periodo più o meno
lungo di assestamento, nel quale i partner ripetendo il coito alla
fine possono stabilire se lo ritengono o meno gradevole.
Questa fase di effettiva "appetibilità" reciproca, non è solo presente
nei giovani alle prime armi, ma in tutti gli individui "candidati",
indipendentemente dal loro bagaglio di esperienza.
Soltanto la retorica romantica o la pura malafede, possono tentare di
far credere che la scintilla che fa divampare il fuoco erotico
durevole, scocchi al primo contatto. Tale "falsità" può essere
tollerata solo nella "non verità" di un'opera pornografica.
I primi coiti, tra due persone nuove, non possono che essere
esperimenti volti a favorire un adattamento reciproco.
Non infrequentemente e per varie ragioni l'adattamento erotico
reciproco risulta pieno di buchi, come una groviera.
Indubbiamente, al di là della retorica da romanzo, può succedere che
il corteggiamento sia fulmineo e il primo amplesso risulti
inopinatamente voluttuoso e appagante. Ciò si può verificare se la
carica libidica dei due partner è molto alta, e per il concorso di
circostanze molto fortunate. Qualche volta il fulgore di quel
fulminante incontro è sorretto dai meccanismi della memoria.
In altre parole: quando non c'è più il pane, "come era buono il pane!".
Quando il rapporto sessuale funziona vuole dire che è stato positivo
il periodo, più o meno lungo, di adattamento reciproco.
Non c'è pronostico possibile, per valutare la possibilità che una
coppia duri. Le variabili che influiscono sono tante, e tante volte
anche l'imponderabile gioca un bel ruolo.
Calandoci in un tentativo di analisi, possiamo enucleare i fattori che
tendono a disgregare la coppia, e i fattori che tendono a rinforzarla.
Tra i fattori disgreganti va annoverata la natura dell'essere umano,
con i suoi meccanismi fisiologici e psicologici, che a volte più a
volte meno, hanno sempre un grande peso.
La natura della libido maschile è di tipo centrifugo, nel senso di una
spinta esteriore alla caccia e alla cattura. La verità è che in questo
senso l'uomo è più "leggero", ossia meno gravato di conseguenze, di
quanto lo possa essere la donna.
Un altro aspetto che ha indebolito la coppia è la misoginia ideologica
propugnata soprattutto dal cristianesimo. Si abbandona più facilmente
la donna perché la si è preventivamente svalutata.
L'oggettificazione della donna, e il conseguente atteggiamento "usa e
getta" è dovuto alla posizione di disprezzo derivato dalla
religione sessuofobica.
Nel momento in cui l'uomo giudica con sarcasmo svalutativo le
attrattive muliebri, dopo averle ottenute, si incarna un comportamento
che è proprio del don giovanni libertino, ma che traduce la filosofia
cristiana della donna-sterco.
Anche altre religioni hanno svalutato la donna e l'hanno chiusa in una
sorta di "riserva per donne", gineceo o harem che fosse.
D'altra parte, la fine della coppia forse ha la radice proprio
nell'origine della coppia. Infatti la coppia, con la grande facilità
d'accesso all'esercizio erotico, abolisce ogni piacere di conquista e
frustra il bisogno dell'avventura.
Poi, bisogna dire che il valore di un bene è sempre legato alla
difficoltà d'accesso a quel bene. Se trovassimo pepite d'oro come
troviamo i sassi per strada, che valore avrebbe l'oro?
L'erotismo tra i suoi elementi costitutivi ha il senso di conquista di
qualcosa di desiderato, ma quando il concedersi all'altro viene
codificato come "dovere coniugale", che cosa resta in piedi del
meccanismo voluttuoso?
D'altra parte concedersi è un atto di generosità, ma anche un atto che
riconosce il merito al partner prescelto. Quando rimane solo il dovere
coniugale, l'adulterio potrebbe costituire una "grazia salvifica".
Qualche volta tra i coniugi dal desiderio stanco, si ravvisa una
scintilla solo a seguito della decisione di dormire in letti separati.
Certo, occorre molta intelligenza e tanti accorgimenti per tener viva
nella coppia la fiamma del desiderio, in un vorticoso sistema di vita
in cui l'acquisizione dei beni di consumo richiede un dispendio di
energie che tende ad esaurire le riserve.
D'altra parte la società propone tanti sostituti libidici del sesso:
lo sport, gli hobby, gli spettacoli, la televisione.
La crisi di "virilità", in cui il maschio si sente più esposto e meno
sicuro di un tempo, si esprime oggi con troppe sublimazioni e con
troppe allusioni trasposte al proprio bisogno di conquista.
La poliginia, successiva o simultanea, in epoche primitive ha
costituito il mezzo indispensabile per conservare la specie, e oggi
resta un'aspirazione "impossibile" nel profondo della mente del maschio.
Solo i ricchi e gli oziosi oggi si possono permettere di vagheggiare
l'allargamento della cerchia delle relazioni sessuali, in una sorta di
filosofia ludica incentrata su un corteggiamento senza pause, ma
facilitato. Si è instaurata una civiltà del piacere, ma ahimé
riservata a pochi fortunati, che essendo dei "misoponici" sono anche
degli accidiosi rispetto al gusto vitalizzante della conquista. "Io -
ha proclamato qualcuno - non ho mai pagato una donna in vita mia". Le
migliaia di euro elergite a ogni singola ragazza per una serata
(protratta), era solo munificenza dovuta al buon cuore dell'autentico
signore d'altri tempi di si è perso purtroppo lo stampo.

La donna è una privilegiata in quanto detentrice assoluta della
gestazione del figlio, ma da sempre perciò stesso è stata penalizzata
con maternità numerose e ravvicinate.
Quando i limiti economici non permettevano una soverchia cura della
persona, gli effetti delle gravidanze poteveno essere disastrosi: seni
flaccidi, addome ricoperto di smagliature, perineo rilassato, vulva
slargata, vagina troppo ampia. Ed anche i lineamenti generali
seguivano analogo decadimento: tessuti flosci, obesità, appesantimento
articolare.
Ancora una volta la "civiltà" sostenuta dal cattolicesimo è stata
responsabile del deperimento prematuro della donna, a causa
dell'interdizione dei mezzi anticoncezionali e dell'imperitura
istigazione a trascurare la cura del corpo. Ma anche nel mondo
islamico l'atteggiamento penalizzante verso la donna non è stato meno
feroce.
Quando la cultura del benessere è impossibilitata a realizzarsi, la
donna, ultimato il periodo riproduttivo, entra in menopausa, che tende
a ridurre drasticamente le caratteristiche attrattive della femminilità.
Una volta si vedeva di più (oggi per fortuna un po' di meno), un
sessantenne maschio ancora ben portante accompagnato a una vecchia
(sua coetanea) con le rughe nel viso e i seni avvizziti.
Nell'intimità, se ancora c'era, essa presentava una vulva sfiiorita,
una vagina liscia e secca.
Di fronte a tale situazione gli uomini non esitavano a procurarsi
compagne (amanti, mantenute) più giovani, come fece (molto poco
elegantemente) anche il re David.

I fattori che tengono insieme la coppia sono numerosi ed hanno un
carattere più o meno di coercizione.
La natura della libido femminile, con le pulsioni interiorizzate e con
la possessività, tende a far durare la coppia non solo per la ovvia
esigenza della cura della prole. La donna (più dell'uomo) tende a
legarsi "per sempre" al partner con il quale ha goduto sessualmente.
La qualità del rapporto sessuale, quando c'è, in base anche a criteri
comparativi con esperienze precedenti, conquista profondamente la
donna, nel senso che ne fa una sorta di "fede".
Quando tale profonda "convinzione" non si verifica a causa
dell'incapacità amatoria del partner, la donna rimane refrattaria a
cercare altre esperienze, come se pensasse: "al peggio non c'è mai
fine".
Su tale terreno nasce il mito della "fedeltà assoluta", voluta da Dio
e sancita dalle leggi umane. Ecco perché la donna insoddisfatta rimane
incrollabilmente "fedele", salvo la sua dipendenza da "soap opera" la
cui trama consiste in un tradimento dopo l'altro.
Uno dei leganti più forti per le coppie è costituito dalla
condivisione. Essa normalmente crea legami affettivi e culturali in cui
la comunanza vera non è quella dei beni materiali, ma quella della
memoria di fatti e circostanze notevoli che si sono vissuti insieme.
La lotta quotidiana per la sopravvivenza accomuna molto e il nucleo
unificante è la casa, centro della ricostituzione delle energie e
dell'organizzazione della spinta estroflessa.
Il desiderio di dominio represso di un maschio "qualunque" si sublima
nella virulenza possessiva sulla moglie, sui figli, sulla casa. I
romanzi di una scrittrice come Elfriede Jelinek sono in questo senso
di un impatto folgorante. Nella guerra tra i sessi, attualmente la
donna risulta ancora soccombente.
Il legante più forte che tiene insieme le coppie è indubbiamente la
condivisione della genitorialità, giacché l'essere umano non ha saputo
immaginare ambiente più sano per farvi crescere i figli, del nucleo
familiare. La riprova consiste nella constatazione che i figli dei
divorziati hanno generalmente più problemi psicologici rispetto ai
figli cresciuti con i genitori naturali uniti.
Altro legante importante è l'interdipendenza economica. Spesso la
separazione segna un grave arretramento sul terreno della qualità
della vita e della ricchezza economica.
Più spesso sono le donne a fare un calcolo economico e decidere di non
rompere la coppia a fronte di compagni risultati deludenti sul piano
sessuale e affettivo, ma che consentono un certo tenore di vita.
A volte sono i giudici che quando devono decidere i dettagli di una
separazione, tendono a dare per scontato (a volte a torto) che la
donna sia la parte più debole, che va dunque tutelata in modo speciale.
E' nell'esperienza di ognuno la constatazione che la donna qualche
volta approfitta di due teoremi indiscutibili: la sua maggiore
debolezza economica e la sua maggiore capacità di allevare un figlio,
ancora prepubere.
Altro fattore legante per le coppie è quello religioso, nel senso che
il matrimonio è un sacramento e "l'uomo non osi sciogliere quello che
Dio ha unito".
Il teorema dell'indissolubilità del matrimonio in quanto "istituzione
divina" ha reso infelici generazioni e generazioni di poveri diavoli,
poiché i potenti hanno sempre trovato il modo di ripudiare la moglie
con la benedizione ecclesiastica.
Un libro terribile come "Thérèse Raquin" di Zola descrive l'accesso
all'assoluta degradazione come via d'uscita da un matrimonio infelice.
L'educazione delle fanciulle che ancora oggi considerano un passo
fondamentale della loro vita l'"accasarsi", potrebbe sembrare un punto
di forza delle coppie, quanto invece è un punto di grande debolezza.
La crescita personale di entrambi i partner: questo sì che è un punto
di vera forza per la coppia.
Finché non si esce dallo stereotipo che la donna può essere o una
madre, o una zitella, o una suora, o una prostituta, la vera
emancipazione rimarrà ancora lontana.
Se oggi guardiamo alla nostra società dobbiamo essere contenti dei
progressi fatti, rispetto ad altre culture che vedono la donna ancora
fortemente penalizzata nella sua dignità di essere umano.
Solo l'avvento dello spirito laico, con il superamento delle mitologie
discriminatorie che vedeva la dominanza indebita di un sesso
sull'altro, ha messo la coppia umana su un piano di autentica civiltà.
La liberazione della donna presuppone la liberazione dell'uomo:
entrambi i sessi si devono liberare dalle mitologie sessuofobiche, per
un verso o per l'altro alimentate dalle religioni.
E' fuor di dubbio che qualunque sottolineatura in senso assoluto
riporta la coppia verso la precarietà del passato. L'eccesso di
retorica sull'"assoluto" della fedeltà è indubbiamente un punto di
debolezza.
La verità è che l'essere umano non è stato ancora capace di trovare un
ragionevole compromesso tra gli amori stagionali degli animali e il
matrimonio-ergastolo.
La società deve proteggere la coppia coniugale, ma non deve
proteggerla troppo, pena la perdita della centralità dell'individuo,
conquistata faticosamente dalla modernità.
Ancora non si è trovato il sistema di ridurre gli abusi sistematici di
un sesso sull'altro. La donna potrebbe essere indotta a vendere troppo
a caro prezzo la propria disponibilità sessuale, e l'uomo potrebbe
riferirsi a un becero maschilismo per il quale pretendere che la
moglie sia una domestica a buon mercato, una governante a tempo pieno
e una dispensatrice di sesso senza corrispettivo di denaro.
Mi fa sempre molta meraviglia il fatto non infrequente che una donna
divorziata continui ad usare il cognome (più illustre del proprio)
dell'ex marito. Grottescamente alcune volte si ha l'impressione della
perpetuazione di un assurdo, legato a un mitico "sì" fatale. Una volta
la donna con le carte in regola agli occhi di Dio poteva dire (come il
titolo umoristico di un libro francese osceno): "J'ai sauvé ma rose";
e la donna sposata (per l'eternità) può dire :"J'ai donné ma rose".

Quando è nato il matrimonio è nato anche il suo gemello, l'adulterio. E' legato al matrimonio monogamico, e in particolare monoandrico.
In tutte le società è stato sempre condannato e sanzionato pesantemente. La gravità di tale colpa variava notevolmente a seconda se a commetterla era un uomo o una donna.
Dall'assunto che il matrimonio sancisce una proprietà reciproca e rispettiva tra i coniugi, derivava che l'adulterio era una sorta di furto, poiché uno dei due sottraeva all'altro qualcosa che non gli apparteneva in esclusiva, il proprio corpo e la propria sessualità.
Oltre al furto c'è anche l'inganno e lo spergiuro, poiché si era data la propria parola di fronte a Dio, o semplicemente di fronte alla società.
Più andiamo indietro nel tempo più la disparità di gravità tra i due sessi si fa pesante, nel senso che l'adulterio commesso da una donna ha la massima rilevanza di colpa.
Poiché il maschio acquisiva, comprandola, la proprietà di sua moglie con gli annessi e connessi, quali terre, fondi, dote, case, greggi e quant'altro, il furto assumeva il carattere dell'intollerabilità.
L'ira inestinguibile dell'uomo tradito affonda le radici nella mentalità medievale, poiché la donna adultera provoca un danno totale (patrimonio e onore) al marito. La vendetta non poteva non comportare la morte della rea, tranne nel caso in cui l'amante fosse stata persona di ragguardevole e preminente potere.
Il rancore della donna tradita risultava meno esplosivo e cruento, ma non per questo privo di conseguenze tutte esplicate sul piano psicologico. La consapevolezza della perdita di attrattiva sul maschio significava agli occhi del mondo la perdita del potere fisico di seduzione e la conseguente perdita di valore "commerciale".
Senza alcun dubbio l'adulterio è stato il delitto più ferocemente punito nei secoli: le mutilazioni di vario tipo, la gogna, gli sfregi sul viso (tipico il taglio del naso), la castrazione e non infrequentemente la pena di morte.
La giustizia sommaria, in chi se la poteva permettere (sicari, sgherri), era anch'essa la regola.
Da sempre l'assassionio per motivi passionali di gelosia ha goduto di una certa indulgenza. Il delitto "per causa di onore" ha fatto parte del nostro ordinamento giuridico fino a pochi anni fa.
Tale assassino se la cavava con pochi anni di carcere e con una sostanziale solidarietà del proprio ambiente sociale.
Nei paesi musulmani, il marito che uccide la moglie adultera, oltre all'impunità, riceve le congratulazioni di tutti i maschi della comunità.
Se si verifica il contrario, ossia è la moglie a far fuori il marito infedele, le pene abituali per l'omicidio vengono inasprite con le aggravanti.
La gelosia femminile non può in alcun modo godere della stessa comprensione sociale di cui gode la gelosia maschile.
Quando giudiachiamo barbarica una mentalità e un'usanza del passato, non dimentichiamo che la cronaca nera di ogni giorno ripropone una terribile verità: in materia di gestione dei sentimenti siamo tutti ancora dei barbari e dei sanguinari.
A dispetto di qualunque repressione, l'adulterio, nei due sessi, non ha mai conosciuto flessione. Oggi possiamo dire, alla luce di ricerche sociologiche sempre confermate, che non meno di sette coniugi su dieci hanno tradito o tradiranno la promessa di fedeltà.
C'è una prima grande causa per tale fenomeno: l'essere umano non è monogamo per natura, e quando lo è, lo è per convenienza.
Poi bisogna sottolineare che la libido del maschio si sostanzia di comportamenti di caccia e di cattura.
Solo l'ansia sociale lo può dissuadere dal cercare di soddisfare il suo impulso verso nuove esperienze.
La donna tradisce come e quanto l'uomo, ma soprattutto per "delusione", quando la propria vita affettiva e sessuale non viene ripagata nelle aspettative iniziali.
Bisogna dire che il più delle volte l'adulterio, lungi dall'essere il motivo della rottura della coppia, costituisce una valvola di sicurezza quando le condizioni della quotidianità volgono piuttosto al negativo anziché al positivo.
L'adulterio non è pane per tutti i denti, nel senso che in molti casi risulta praticamente irrealizzabile.
La prima causa di tale impossibilità attiene alle caratteristiche psicologiche degli individui: ansia, insicurezza, scarsa personalità.
Vi sono poi gli scrupoli morali sorretti dalle credenze religiose. E infine, elemento spesso decisivo, vi è il controllo sociale, per cui tradire il coniuge è come infrangere un tabù che riguarda non l'interesse di un singolo, ma l'interesse dell'intera comunità.
Il mondo musulmano, per non correre rischi, ghettizza la donna, in senso logistico e nel senso dell'abbigliamento. Ancora oggi la donna risulta una sorta di minorata che può decidere molto poco sui propri movimenti nei contatti sociali.
In certi paesi del mondo arabo la donna non può andare in giro a volto scoperto, e non può guidare l'automobile.
Anche nei nostri paesi la donna non gode di fatto della libertà di movimento che è l'appannaggio del maschio.
E' dato per scontato che la donna, quando lavora, fa il doppio lavoro (esterno e domestico) e meno agevolmente di un uomo si potrebbe ricavare del tempo per relazioni clandestine.
Ancora una volta sono le classi più abbienti a concedersi maggiori libertà personali.
Nel mondo ancora governato da leggi arcaiche, la portata davvero negativa del termine "adulterio" (alterazione, degradazione) riguarda esclusivamente il comportamento fedifrago della donna.
Questo si spiega essenzialmente alla luce di una profonda misoginia discriminatoria, ma anche (e forse soprattutto) con il fatto che la donna, rimanendo gravida, è l'unica a portare i segni di un pregresso contatto sessuale.
La certezza della paternità, in fondo, costituisce il vero problema. Se teniamo conto che nelle nostre latitudini tutte le statistiche valutano intorno al dieci per cento del totale, il numero dei figli non realmente figli del marito (che nella maggior parte dei casi non verrà mai a saperlo), si capisce che una ceta differenza di contenuti, in riferimento all'adulterio nei due sessi, esiste.

Nel novero dei casi di adulterio possiamo considerare varie situazioni riconducibili alla "coppia aperta" o alla "coppia permissiva".
Laurence Olivier e sua moglie Vivien Leigh a un party a Hollywood nel 1940 conobbero Danny Kaye che da allora frequentò la coppia con una regolarità costante, ricoprendo di attenzioni il suo nuovo amico. Danny, pur essendo sposato e con figli, godeva di molta libertà (concordata reciprocamente con la moglie) e poteva vivere un nuovo "strano menage". La relazione intima tra Danny e Laurence era nota a Vivien, che la tollerava e all'esterno traspariva solo una grande armonia. La "liaison" tra Laurence Olivier e Danny Kaye durò una decina d'anni e finì per l'opposizione della successiva moglie di Olivier, Joan Plowright.
I potenti hanno sempre cercato di allentare gli schemi rigidi del moralismo nei rapporti di coppia. L'occidente cristiano si è caratterizzato come una civiltà ossessionata dal culto della castità e della continenza.
Se prendiamo ad esempio il dramma di Abelardo, non colpisce tanto quell'amore così appassionato che richiama tanta pietà (come è tenera Eloisa!), quanto la feroce ineluttabilità del castigo che cela in sé il germe di un masochistico autolesionismo.
"Che ciascuno abbia la sua donna", concedeva san Paolo. Ma sotto la scorza di quella concessione si nascondeva il marciume di una torbida mentalità che aveva dichiarato un'assurda guerra ai sensi.
La civiltà islamica, con tutti i suoi limiti, considera invece la sensualità uno degli aspetti essenziali della vita dell'uomo.
"Amor che a nullo amato amar perdona,...". I lussuriosi, come Paolo e Francesca, che Dante colloca nel secondo cerchio dell'inferno, non meritano più la feroce violenza, ma, oggi, tutta la nostra profonda comprensione.

Nelle "Mille e una notte" leggiamo una novella in cui la trasmigrazione tra la violenza e la comprensione nei confronti delle passioni sessuali, sembra esserci tutt'intera, ma sembra soltanto...
Il re Shahriar, che regnava nelle isole delle Indie e della Cina, chiese al fratello, il re Shahzaman, che regnava lontano da lì a Samarcanda, di venire a trovarlo.
Un contrattempo nella partenza lo fa tornare indietro e gli permette di sorprendere la propria sposa a letto con uno schiavo negro. In quel momento "il mondo si scurò nel suo viso" e trucidò con la spada entrambi e lasciò che continuassero a giacere sulla stuoia.
Con l'angoscia nel cuore intraprese il viaggio alla volta del fratello e quando giunse, da una finestra spalancata nella notte, poté osservare una scena stupefacente.
"Il portone del palazzo si spalancò e ne uscirono venti schiave e venti schiavi, e la moglie del re suo fratello era in mezzo a loro in tutto lo splendore della sua bellezza. Gli schiavi si diressero verso una grande vasca, si spogliarono e lì si accoppiarono. E d'un tratto la moglie del re esclamò:'O Massaud! Ya Massaud'. E subito un negro accorse e si unì con lei. E lei si unì con lui. Poi il negro la voltò di spalle e la prese in quella posizione. A quel segnale, gli altri uomini fecero lo stesso con le altre donne".
Aver compagno al duol scema la pena, e la scena a cui aveva assistito lenì in parte l'amarezza di Shahzaman.
Quando lo raccontò al fratello, questi decise di partire "sulla via di Allah".
Lungo il cammino incontrarono una giovane di una bellezza splendente, amica di un notabile locale.
Mentre costui dormiva, la ragazza costrinse i due re a fare all'amore con lei. Poi mostrò loro una collana di cinquecentosettanta sigilli (potenza dello spirito collezionistico!), dicendo: "Tutti i proprietari di questi sigilli sono stati a letto con me, sulle insensibili corna del mio signore".
L'episodio servì a consolare tutt'e due.
Tornato a casa davvero sollevato nell'animo, Shahriar compì il lavoro lasciato in sospeso in precedenza: fece tagliare la testa a sua moglie e ai quaranta schiavi.
Riflettendo su quanto gli era accaduto egli decise di andare a letto ogni sera con una giovane vergine e all'alba, a scanso di rischi, farla giustiziare.
Sheherazade, la figlia del visir, bella e saggia, pose una condizione per accettare la pericolosa corte del re: egli dovrà ascoltare una sua storia e solo quando avrà finito il racconto il re potrà (se crede) farla giustiziare.
La ragazza cominciò così a raccontare una storia che non finiva mai, poiché sfociava sempre in un'altra storia, e così di seguito all'infinito.
Siccome il re amava ascoltare le storie, continuò ad amarla e alla fine la fece regina.
Sheherazade meritava davvero il suo successo, poiché aveva dimostrato che la poesia era più forte dell'atto d'amore.

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