René Magritte

René Magritte (1898-1967) fu un pittore belga, vero ambasciatore del surrealismo nei confronti delle masse.
Figlio primogenito di un sarto e di una modista, fu profondamente segnato dalla morte di sua madre avvenuta nel 1912. La donna si suicidò gettandosi nel fiume Sambre e il figlio fu presente durante il recupero del corpo.
Probabilmente Magritte non è mai riuscito a scacciare dalla sua mente l’immagine del cadavere materno che galleggiava nell’acqua, col volto coperto dal vestito.
Nel 1916 prese a frequentare l’Accademia Reale di Belle Arti di Bruxelles e nel 1922 sposò Georgette Berger che aveva conosciuto nel 1913.
Nel 1926 dipinse il suo primo quadro surrealista, “Il fantino perduto”, che costituì l’inizio di un periodo particolarmente prolifico. L’artista riusciva a produrre anche un quadro al giorno.
I lavori di Magritte si fecero più lievi e anche più sperimentali nella seconda metà degli anni Quaranta. Lentamente l’artista tentava di gettarsi alle spalle il pessimismo e la violenza che avevano caratterizzate le sue prime opere.
Dopo la morte, Magritte ha esercitato una vera grande influenza sulla cultura contemporanea, divenendo il simbolo dell’ambiguità del reale e della vena di assurdità che percorre le vicende umane. Il suo immaginario è divenuto familiare al grande pubblico grazie ai prestiti alla pubblicistica resi possibili dalle tecniche di riproduzione di massa e ampiamente inglobati dalla cultura pop, che ha avuto il suo grande boom negli anni Sessanta.
A proposito dell’erotismo dell’opera di Magritte, Georges Bataillle ha scritto: “Insieme con alcuni amici belgi, aderì nel 1926 al surrealismo che, come la sua pittura, mette in primo piano la poesia. Il suo erotismo è sovrano nella misura in cui appunto è poetico. Non è possibile rivelare l’erotismo se non si possiede la poesia”.
André Breton ha riconosciuto nell’artista belga non solo piena cittadinanza nel surrealismo, ma la capacità di rappresentarne la sintesi concettuale: “Il processo non automatico, ma al contrario pienamente deliberato di Magritte, costituisce in questo momento la struttura del surrealismo”.
Magritte è uno degli eredi più sensibili dei pittori di visioni fantastiche delle Fiandre. Egli dà lucidità e ordine rigoroso alle intuizioni più irrazionali. La continuità tra fantasia e realtà e una delle sue esplicitazioni artistiche più riuscite. Egli gioca, come più tardi farà Jacques Tati nel cinema, scambiando punti di vista diversi sulla realtà e confondendoli tra loro in una sorta di gioco delle tre carte. Nel quadro “Ratto” del 1934, giocando sulla somiglianza, produce una sorta di fusione tra un volto e un torso femminile.

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